Almost Famous, l’ultimo grande film sul rock’n’roll

Questo articolo rivela elementi importanti della trama di Almost Famous, il film di Cameron Crowe, svelandone gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Il mondo del Rock ne custodisce di segreti, molti per lo più svelati o svenduti da vedove in cerca di denaro facile o da semplici confidenti occasionali. Però c’è un piccolo capolavoro che, a quasi vent’anni dalla sua uscita, ci ha donato il percepire di un mondo ormai scomparso, che ancora oggi attira molta curiosità anche nei più giovani.

Forse con Quasi famosi Cameron Crowe ha salutato alla grande una intera epoca culturale, che ha rappresentato per molti non solo musica ma un modo di vivere e rapportarsi al mondo. Lui stesso si è potuto rivedere in quell’epoca, essendo stato a soli quindici anni un enfant prodige del giornalismo americano, avendo scritto per riviste del calibro di Rolling Stones e Playboy.

Il film parte proprio da questo spunto: William Miller, quindicenne appassionato di rock che a scuola non ha proprio vita facile, collabora con il giornale scolastico e con piccole riviste locali, ha una madre iperprotettiva ed una sorella scappata di casa appena compiuta la maggiore età. Sarà proprio lei a fare il più grande regalo a William: gli donerà la sua collezione di vinili ed aprirà un mondo al fratellino, che fin da subito fantasticherà su quell’universo per lui così poetico.

La fortuna di William sarà l’incontro con Lester Bangs a San Diego. Quest’ultimo, anche se marginalmente, conosceva già il ragazzo per le centinaia di lettere che gli aveva inviato e farà un’esclamazione più che profetica: “Il rock è morto ragazzo, tu forse potrai coglierne il rantolo finale”. Parliamo della metà degli anni Settanta. Probabilmente Lester Bangs avrebbe accolto con piacere band come i Nirvana e i Pearl Jam, che avrebbero preso piede qualche anno dopo, ma è qualcosa che non sapremo mai: l’overdose di destropropossifene e Diazepam del 1982 ci ha tolto questa possibilità.

In ogni caso, William riesce a farsi dare un compito da Lester: quello di scrivere cinque cartelle sui Black Sabbath che proprio quella sera si esibiscono nella sua città. Sarà proprio così che il ragazzo incontrerà  gli Stillwater, la band di supporto che si sta affacciando proprio in quel periodo dalle dorate porte del successo. All’inizio William verrà accolto con diffidenza in quanto giornalista, poi come mascotte, e la rivista Rolling Stone (tramite Lester Bangs) darà al ragazzo l’incarico di scrivere proprio un articolo sul tour di questa nuova band emergente.

La figura principale su cui sia la band che il giovane giornalista ruoteranno sarà Penny Lane, una “Aiutacomplessi” di cui il chitarrista Russell Hammond si invaghirà e che con William si comporterà come una sorella maggiore. Il ruolo fruttò a Kate Hudson, all’epoca poco più che esordiente, un premio Oscar come migliore attrice non protagonista. La ragazza credeva realmente nell’arte dell’ispirazione delle band, ma alla fine verrà trattata come merce di scambio ad una partita di poker tra Russell ed alcuni Roadmanager. Questo la ferirà profondamente, quasi uccidendola per una overdose di farmaci e alcool, ma William, accorso nella sua stanza riuscirà a salvarla, confidandole il suo amore nascosto per lei.

La fine dell’avventura coinciderà con uno sventato incidente aereo, dove emergeranno tutti i rancori repressi della band verso Russell. Un evento che li scuoterà profondamente, ma alla fine l’articolo di copertina sarà loro: Russell, tendando di riappacificarsi con Penny Lane, incapperà nuovamente in William, che tornato a casa stanco e sconsolato avrà finalmente modo di fare la fatidica intervista al chitarrista.

Questo film racchiude un microcosmo in sé. Non si può alludere a Cameron Crowe e non pensare ad un certo tipo di film e di musica: nella sua lunga carriera non ha fatto tantissimi lungometraggi, ma certamente quasi tutti hanno lasciato una impronta ben chiara nella cultura di massa. Se pensiamo ad un ragazzo che porta un grande stereo con in sottofondo Peter Gabriel, la mente volge subito a John Cusack in Non per soldi ma per amore. Se ragioniamo sulla storia del Grunge americano, non potremmo non immaginare un Matt Dillon capellone ed una bellissima Bridget Fonda in Singles.

In Quasi famosi Crowe ha inserito numerose persone che hanno contribuito alla sua formazione ed anche qualche amico in piccoli camei. Il più noto è Jann Wenner, fondatore proprio della rivista Rolling Stone, che appare seduto nel retro di un taxi quando William corre disperato per le strade di New York con in sottofondo  Mona Lisa and mad hatters di Elton John.

Per dirla alla Crowe, “il film rappresenta la purezza del rock nei suoi ultimi rantoli, una lettera d’amore ad una ragazza amata sino in fondo”. E noi non possiamo che essere d’accordo.

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