Nuotare nelle calde onde post-rock dei Pliskin

In fin dei conti, cosa c’è di più onesto e semplice di una distesa marina limpida? Il poter scorgere il fondale ad ogni passo, avanzando nella sabbia umida senza paura né esitazione, preparandosi all’appuntamento con le onde. A tal proposito i Pliskin offrono la copertina del loro nuovo EP, che funge da biglietto da visita ad impatto figurativo del loro credo musicale.

Fino all’ultimo respiro è un lavoro essenziale, coeso e passionale. Tre musicisti che sembrano sdoppiarsi in sei, tra fascinazioni di chitarre che ricordano act come Massimo Volume e i ricami di un basso Post Punk alla Simon Gallup. Si rincorrono tra riff e piacevoli tessiture ritmiche di un Rock vivido rimembrante la florida scena alternative italica degli anni ’90.  Il tutto registrato in presa diretta, per donare un timbro spontaneo a questo flusso di coscienza e cogliere l’essenza fugace della fotografia di un momento. Tra le loro note scorgi il rumore dei chilometri, macinati in circa dodici anni di attività, dividendo il palco con figure importanti del panorama tricolore come gli Skiantos, mentre i concerti affilavano le proprie canzoni come fossero utensili e le reazioni del pubblico ispiravano la forma della loro aura.

Il precedente lavoro Quando arriva la sera, attualmente sold out in formato fisico, è targato 2009.  Una raccolta che danzava con impronte maggiormente seminali di una proposta Pop/Rock comunque ricercata (con sfumature Shoegaze) ed energica. Dieci composizioni come capitoli, dieci estratti come accoglienti città di un tragitto immaginario, ove abbiamo Italo Calvino ed il suo inchiostro come la miglior mappa su cui potersi orientare. La meta desiderata riguardava la crescita interiore. Ed essa è pienamente confermata in questa evoluzione che possiamo constatare quasi dieci anni dopo: nel sound, nel songwriting e nelle linee vocali che maggiormente osano un vigore che ben si sposa con le liriche dell’Ep. Raccontando con semplicità pensieri concatenati, senza ricorrere a verbosi artifizi così di moda nell’attuale panorama Indie tricolore.

Insomma, una decade di certo non trascorsa ad oziare, il terzetto milanese formato da Pierpaolo Lauriola (già Eco, Five v. One e Catarsi), Roberto Colombo e Luca Giuffrida ha accresciuto il proprio bagaglio stilistico e si è impegnato ad esprimerlo. In particolare, il polistrumentista e vocalist Pierpaolo si è ritagliato anche uno spazio al fine di far respirare la propria carriera solista. Durante il 2012 viene alla luce Polvere, intima e delicata perla dell’artista, composta da idee e spunti cullati sin dai primi anni novanta. Due anni dopo è il turno di Tarli, che raccoglie B-sides e versioni alternative del precedente, distribuendo un ventaglio più ricco delle soluzioni cantautoriali a disposizione nella faretra dell’artista. Nel 2015, L’ego, si dimostra come un disco più esotico, in collaborazione con il co-produttore Adel Al Kassem, offrendo l’avvolgente concept album che naviga tra momenti acustici ed ispirazioni World Music vicine a David Sylvian post periodo Japan. Narrando e declinando varie forme di integrazione, non solo sonora ma anche sociale ed emotiva.

Pliskin
I Pliskin, foto di Giuseppe Biancofiore

Ne risultano due carriere abbastanza indipendenti, che però convergono quando c’è da cogliere i frutti di una crescita artistica e professionale: così come L’ego si presenta come un fratello maggiore (e meno disilluso?) del suo predecessore, allo stesso modo all’interno di Fino all’ultimo respiro dei Pliskin è possibile cogliere i tratti somatici di Quando arriva la sera. In una sorta di abbraccio discografico. Come il cammino di quelle onde che, una volta infrante sugli scogli, continuano a far comunque parte del mare, nutrendolo.

Questo ulteriore viaggio prosegue, vi sta attendendo.

Non sogno più
Ed allora
Toccami di nuovo
Ma fallo mentre dormo
Voglio che sia
Come un sogno
Un sogno che sia
Reale

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L’EP Fino all’ultimo respiro è disponibile su:
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Testo: Federico Francesco Falco

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