A Londra c’è un edificio che chiede scusa per il semplice fatto di esistere

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“The University of London hereby records its sincere apologies that the plans of this building were settled without due consultation with the Russell family and their trustees and therefore without their approval of its design”

“L’università di Londra chiede formalmente scusa per il progetto di questo edificio, avviato senza previa consultazione della famiglia Russell e dei loro fiduciari e concluso senza la loro approvazione”

Questo è il testo che possiamo leggere in una piccola targa su una facciata in mattoni che guarda Thornhaugh Street e l’angolo a nord-ovest di Russell Square. La facciata appartiene alla Brunei Gallery, inaugurata nel 1995 come estensione alla SOAS (School of Oriental and African Studies) dell’Università di Londra: qui trovano spazio mostre ed eventi che hanno lo scopo di promuovere le culture di Asia, Africa e Medio Oriente.

L’edificio, progettato dallo studio dell’architetto Nicholas Hare, è indubbiamente bello e funzionale, di certo migliore di molti orrori che spuntano sempre più spesso in tutta Londra. Nonostante questo, al momento della sua costruzione le cose non andarono così lisce come si potrebbe pensare. Prima dell’inizio dei lavori, infatti, l’Università di Londra dimenticò di informare la famiglia Russell e di condividere con questa il progetto dell’architetto Hare.

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Dobbiamo fare un passo indietro di quasi quattro secoli, quando l’area che oggi conosciamo come Bloomsbury fu acquisita da William Russell, quinto Conte di Bedford, grazie al matrimonio con l’incantevole (nonché ricchissima) nobildonna Anne Carr. Bloomsbury era all’epoca un’enorme distesa di campi, ma a partire dal diciottesimo secolo la famiglia Russell iniziò a costruire le piazze e i palazzi che ancor oggi incontriamo, mantenendone la proprietà e accumulando una ricchezza enorme. Alla fine dell’Ottocento, però, l’undicesimo Duca di Bedford, Herbrand Russell, prese la decisione di cominciare a vendere la maggior parte dei terreni non ancora edificati. Il motivo è presto detto: l’aria stava cambiando e i grandi proprietari terrieri, così incredibilmente ricchi, non erano visti con particolare favore dal popolo.

Negli anni ’20 del secolo scorso, tra gli acquirenti dei terreni della famiglia Russell, ci fu anche l’Università di Londra, bisognosa di espandere i propri spazi. Nella compravendita dei terreni fu inserita una clausola: la famiglia avrebbe avuto il diritto di approvare o meno gli edifici costruiti nei pressi di alcuni particolari luoghi. Uno di questi era proprio Russell Square, la piazza su cui si affaccia un lato della Brunei Gallery. È per questo che nel 1995, a lavori ultimati, la famiglia Russell pretese dall’Università di rimediare apponendo una targa di cui volle specificare il contenuto, la dimensione e il materiale con cui realizzarla!

A rendere ancora più particolare questa storia c’è un curioso aneddoto: sul tetto della Brunei Gallery c’è un armonioso giardino in stile giapponese, costruito nel 2001. All’interno c’è una stele di granito in cui è inciso un carattere kanji. Il suo significato è “perdono”.

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Non ci è dato sapere se anche questa stele sia collegata alla richiesta della famiglia Russell.

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