Il folle progetto di distribuire come font la scrittura delle star: ecco com’è finita

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Si sa, la nostra calligrafia parla di noi: le parole che tracciamo sulla carta rivelano minimi ma cruciali indizi sulla nostra personalità ed è incredibile come da una lettera un po’ più allungata o da una “o” più o meno rotonda o ancora da una determinata pendenza del tratto si possa capire quanto una persona sia timida, piuttosto che estroversa e sicura di sé. Nel corso del tempo sono stati eseguiti molti gli studi a riguardo, soprattutto nell’ambito della psicologia, e molti sono stati i fattori analizzati, come la chiarezza, la dimensione dei caratteri, gli spazi lasciati tra le parole fino ad arrivare all’utilizzo specifico della superficie del foglio e all’uso o meno del corsivo e dello stampatello. E si potrebbero elencare molti tratti ancora… Insomma questo argomento ha affascinato tutti, ricercatori, scienziati e non -tanto che non è raro trovare online siti che propongono test per scoprire la propria personalità attraverso la calligrafia.

Ebbene, tra gli interessati c’è chi si è spinto oltre, domandosi che cosa potessimo trarre  dagli scritti delle più grandi leggende della musica. Tutte le annotazioni, tutti i fogli e i quaderni, i diari e le lettere che artisti come Cobain o Bowie hanno scritto parlano di loro, della loro persona e della loro arte -beninteso che non si tratta del contenuto dei suddeti documenti, che sarebbe altrettanto interessante senza dubbio, ma semplicemente del loro aspetto grafico.

Da questi interrogativi è nato il folle e breve progetto di due creativi francesi, il design director Nicolas Damiens e il creative director Julien Sens, entrambi attualmente impiegati alla JWT New York: chiamato Songwriters Font, il progetto raccoglieva e rendeva disponibile online -quindi scarcabile- il font relativo alla calligrafia di artisti come i sopracitati Kurt Cobain, David Bowie e ancora John Lennon, Leonard Cohen e Serge Gainsbourg.

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Poco dopo l’apertura del sito e la pubblicazione dei contenuti, il duo si era premurato si esternare quale fosse il loro intento con queste parole:

“The Songwriters fonts have been created to give musicians inspiration. Writing lyrics with the handwriting of influential songwriters helps imagination to develop. Being in the mood of Bowie, Cobain, Cohen, Gainsbourg, Lennon, might be purely imaginative… but that’s precisely the point.”

“I Songwriters fonts sono stati creati per dare ispirazione ai musicisti. Scrivere i lyrics (dei testi) con la calligrafia di influenti cantautori aiuta a sviluppare l’immaginazione. Trovarsi nello stato d’animo di Bowie, Cobain, Cohen, Gainsbourg, Lennon, potrebbe essere puramente immaginario… Ma è precisamente questo il punto”.

Il loro intento sembrava nobile quindi: dare ai musicisti la libertà di mettersi nei panni delle loro star preferite, di condividere i loro stati emozionali, perché no, proprio mentre ci si arrovella per mettere sul foglio le parole della prossima canzone. In questi termini non sembravano essereci intoppi, anzi, il progetto aveva già ottenuto un enorme successo, ma, sebbene vi fosse una precisa clausola riguardante il solo uso personale dei font in questione, forse i due creativi non avevano fatto bene i conti con i diritti d’autore. Recentemente infatti, se si guarda sul sito Songwritersfonts.com, tutto quello che si trova è un triste messaggio di commiato, che segna l’inizio e insieme la fine dell’ambizioso progetto.

“HELLO, GOODBYE.

We’ve launched the SongwritersFonts project, a series of typefaces created from famous songwriters’ handwritings, as a design project. The unique purpose of this was to inspire musicians and the next generation of songwriters to put their imagination at work. But, the unexpected success of this project went a bit too far… We have been contacted by intellectual property rights owners, and are sad to announce that we have to shut down this website because of legal issues. We’re sorry to have to say goodbye.”

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Insomma, le buone intenzioni c’erano tutte, il successo era arrivato, e possiamo immaginare che fan e mucististi fossero entusiasti di questa iniziativa… Ma i non meglio specificati “possessori dei diritti di proprietà intellettuale” che hanno contattato Julien e Nicolas hanno preferito -giustamente- tutelare il loro conto in banca e la loro immagine, piuttosto che fare un gesto di condivisione con musicisti sconosciuti.

Ci sentiamo di spezzare una lancia in loro favore, dal momento che, per quanto si possa parlare di “esclusivo utilizzo personale”, non si possa certamente fare cieco affidamento sulla correttezza morale delle persone, che sarebbero finite per usare questi font per scopi ben diversi da quelli musicali…. Un bel progetto, ma con una breve storia dal finale dolce-amaro.

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