Dentro il testo di Piano Man: Billy Joel e la vita da jazz bar

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Un Jazz riff che ci trascina in un valzer, e tutto sembra poi venire da sé in questo famosissimo pezzo di Billy Joel. Sembra che l’usciere di turno vi scosti una tenda rossa con una mano, per aprirvi le porte accompagnandovi con l’altra, di un piano bar che diventa un teatro.

Al centro della stanza siede Bill Martin, questo il nome d’arte che Billy Joel si diede quando realmente, agli inizi di carriera, suonava per un piano bar di Los Angeles, l’Executive Room, nel 1971.

Era qui che Billy scrutava, osservava e conosceva gli esseri umani e la loro storia, in un luogo dove a uomini sconosciuti, in una sola notte, può risultare rapidamente facile rivelare sentimenti sordidamente celati.

It’s nine o’clock on a Saturday
The regular crowd shuffles in
There’s an old man sitting next to me
Makin’ love to his tonic and gin

Sono le 9 di sabato
La gente si accomoda come al solito
C’è un vecchio seduto accanto a me
Che fa l’amore col suo gin tonic

Suonava e guardava, suonava e conosceva, e i visi gli diventavano familiari, e conosceva di John, e di Paul e di uomini d’affari, e li metteva poi in una canzone. Una carrellata, come una sfilata di un carro in parata, sopra, a esibirsi, tutti i personaggi di questa commedia, sopra, a sfilare, gli esseri umani.

Chi guarderà, chi assisterà a questa parata si scoprirà, in una placida stasi, a osservare scene già viste, di vita umana, di gioia e di frustrazione, di decadenza e rinascimento.

È a tempo di valzer che pianoforte ed armonica ci introducono in una scena teatrale.

Sono le nove di sera di un classico sabato, la solita folla, la solita gente, Bill è al solito posto, dietro al suo piano, quegli accordi in 3/4 gli permettono di intrattenere piacevolmente un pubblico le cui sfumature non si perdono nei soliti gesti di una routine serale, quelle sfumature che invece, al contrario, vengono rese visibili in una sera in cui la maschera umana si rende vulnerabile agli occhi di un piano man che si fa spettatore e regista di stati d’animo.

C’è John, il reale barman dell’Executive Room di L.A., e con lui c’è l’irrisolto, c’è il sogno di diventare un grande attore, se solo potesse scappare di lì, un uomo pronto ad accenderti la sigaretta, pronto a farti sorridere, che non si risparmia mentre si porta con se l’amarezza di una vita che è andata avanti, più veloce dei sogni, più veloce di quelle redini della quotidianità che troppo spesso imbrigliano l’uomo in scelte obbligate.

C’è Paul, e davvero c’era la sera nel solito bar di L.A., è un agente immobiliare ogni sera dedito a lavorare a una novella che era convinto sarebbe potuta diventare il prossimo capolavoro americano.

And the waitress is practicing politics
As the businessmen slowly get stoned
Yes, they’re sharing a drink they call loneliness
But it’s better than drinkin’ alone

E la cameriera che fa politica
E l’uomo d’affari sballato
Sì, stanno tutti bevendo un drink che si chiama solitudine
Ma è sempre meglio che bere da soli

Paul forse in quella novella avrebbe potuto raccontare di un bar e di un piano man, di scene grottesche e crudamente reali allo stesso tempo, di sfide perse e di impatti amari, ma di una vita che va avanti, di una vita che assomiglia a un brindisi come quelli fatti ai tavoli di quel bar, a L.A., il sabato sera.

È a questo tavolo, per questo brindisi, pare invitarci Joel, quando nel ritornello alza la voce per prestarla a chi in coro gli chiede di cantare una canzone, piano man, un brindisi alla vita e un brindisi con la vita, un brindisi importante e monumentale che ricorda quello verdiano nella Traviata, un brindisi con quel compromesso vitale tra quello che sarebbe potuto essere e quello che è, ma che sempre si risolve in quella straordinaria, imponente cornice della divina beltà della vita.

Joel in questo pezzo ha messo più che un report sulla sua esperienza da piano man, Joel ci ha messo filosofia e capacità di osservazione insieme, intelligenza e cultura.

Joel ha usato un piano e un’armonica per illudere chi chiede di dimenticare la vita per un momento, quando proprio in quel momento quella vita, soggiogante e liberatrice, aspra ma irripetibilmente bella, con prepotenza è uscita fuori, ribelle come la natura degli stati d’animo.

Joel ha vissuto. Una vita Rock.

Sing us a song you’re the piano man
Sing us a song tonight
Well we’re all in the mood for a melody
And you got us feeling alright

Cantaci una canzone, piano man
Cantaci una cantone stanotte
Siamo tutti ben disposti per una melodia
E tu ci fai stare bene

 

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