Vincent De Groof, lo sfortunato Batman dell’Ottocento

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Cremorne Gardens, Chelsea, giovedì 9 Luglio 1874. Lentamente, maestosa, una mongolfiera chiamata Czar cominciò a staccarsi da terra. Nulla di strano, penserete, visto che il primo volo di un pallone aerostatico era avvenuto quasi un secolo prima in Francia, per merito dei fratelli Joseph-Michel e Jacques Étienne Montgolfier. Ciò che sorprese i passanti, quel pomeriggio, fu il fatto che appeso alla navicella c’era un gigantesco e minaccioso pipistrello.

I resoconti dell’epoca circa quanto successo non sono univoci. Quel che è certo, però, è che sui tetti di Londra, quel giorno, avvenne uno dei tentativi più audaci mai compiuti da un uomo per realizzare il più antico dei sogni: imitare il volo di un uccello.

Il nome di questo Icaro del diciannovesimo secolo era Vincent De Groof.

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Alcune fonti dicono che fosse francese, altre sostengono che fosse olandese ma la tesi più probabile è che provenisse dal Belgio. Non si sa molto altro di lui, se non che era sposato, che aveva 35 o 36 anni e che viveva a nord di Londra, in Seaton Street.

Quando la mongolfiera si staccò da terra, De Groof era ai comandi di un ornitottero, un aeromobile a superficie alare battente, in sostanza una macchina che imitava il movimento di un uccello, azionata dai muscoli del pilota. La struttura era composta di canne e le ali fatte di seta impermeabile all’acqua. Una serie di corde permetteva di controllare la direzione e di muovere le ali.

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Il piano era questo: una volta raggiunta l’altitudine stabilita, De Groof avrebbe tagliato la corda che lo teneva appeso al pallone aerostatico, manovrato da tale Joseph Simmons, e avrebbe iniziato una lenta discesa planando a terra dolcemente.

Sfortunatamente per l’impavido belga, le cose andarono diversamente. Dopo aver sorvolato per un po’ il Tamigi, preparandosi al distacco, Simmons scese ad un altezza di circa 90 metri, quando si trovavano all’altezza della chiesa di St Luke.

Si abbassò eccessivamente, purtroppo, perché le ali dell’ornitottero sfiorarono la torre dell’edificio. De Groof, impaurito, recise la corda e si accinse ad azionare le ali. Disgraziatamente queste si rovesciarono e l’apparecchio si disintegrò al suolo in Sydney Street.

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I resoconti anche qui divergono: il belga morì sul colpo o fu trasportato al più vicino ospedale, spirando poche ore dopo tra le braccia della moglie affranta. È comunque assodato che il povero De Groof non sopravvisse allo schianto.

Ancora oggi la chiesa di St Luke ricorda la disgrazia di Vincent De Groof (“The Flying Man”) con una citazione nell’atrio. Nella chiesa avvennero altri fatti interessanti: ad esempio fu tra queste mura che nel 1836 Charles Dickens sposò Catherine Hogarth, che diventerà madre dei suoi dieci figli. E qui fu girata la scena del matrimonio nella versione del 1996 de La Carica dei 101, quella in cui Crudelia De Mon è interpretata da Glenn Close.

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E cosa fu del povero Simmons, che era ai comandi della mongolfiera? Con tutta probabilità assistette dall’alto alla disgrazia di Sydney Street e si ritrovò su un pallone aerostatico improvvisamente alleggerito che cominciò a salire rapidamente. Questa ascesa improvvisa lo fece svenire, lasciandolo in balia delle correnti, e quando si riebbe riuscì miracolosamente ad atterrare nei pressi di Chingford, a parecchie miglia di distanza.

Planò sui binari della ferrovia, proprio nel momento in cui stava per passare il treno. Ma riuscì a scappare all’ultimo istante e salvarsi.

 

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