Maria Maddalena: la riscoperta al cinema dell’enigmatica discepola delle Scritture

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Uscito a metà marzo nelle sale italiane, il film Maria Maddalena, diretto dall’australiano Garth Davis, è il ritratto più umano possibile di una delle più fraintese e enigmatiche figure spirituali del cristianesimo. Additata per secoli come prostituta, solo di recente la Chiesa ne ha riabilitato la figura, definendola “apostola tra gli apostoli” sulla scorta degli scritti di Tommaso d’Aquino fino ad allora ignorati. L’erronea attribuzione non deriva tuttavia dai vangeli canonici, nei quali Maria è citata dodici volte ma mai come prostituita, bensì dall’interpretazione di Papa Gregorio Magno nel VI secolo.

Il film, realizzato con notevole cura e bellezza, rappresenta molto più della semplice rivalutazione di questa figura femminile: ci conduce per mano e con il cuore attraverso il vero messaggio messianico, svelando gli errori di interpretazione sulla sua figura che si sono consolidati durante i secoli.

Nel film, la giovane Maria di Magdala vive con la sua famiglia di pescatori in Galilea, sulle sponde del lago di Tiberiade. Le sue giornate sono scandite dal lavoro e dalla preghiera, nell’educata osservanza dell’umile ruolo che la società patriarcale di quel tempo le impone. Ma arriva presto il giorno in cui il suo cuore la costringerà a ribellarsi all’imposizione di un matrimonio combinato. L’incontro con Gesù, profeta e guaritore di passaggio nel suo villaggio, sarà per lei salvifico e le consentirà il riscatto dal dominio maschile e la libertà di poter abbracciare la chiamata più alta di un rapporto totalizzante con Dio. La sua decisione di abbandonare la famiglia per mettersi in cammino con Gesù e gli altri apostoli viene malvista da Pietro, che pur riconoscendone le doti di misericordia, la considera una elemento di debolezza per il gruppo secondo lui destinato a guidare una rivoluzione.

Maddalena non è quindi la prostituta redenta che bagna i piedi di Gesù con le sue lacrime e li asciuga con i sui capelli, ma una discepola che sceglie Cristo liberamente, senza gli scopi e le frustrazioni di tutti gli altri. È la ragazza fragile ma tenace che, grazie alla sua profonda fede e sensibilità, diventerà l’apostola prediletta del Cristo. Ruolo che emerge anche nel libro del Cardinal Martini dal titolo Maria Maddalena, uscito nelle librerie proprio in concomitanza con il film. Martini, oltre a considerarla una leader, la erge a vera e propria eroina spirituale, capace di andare oltre le misure umane, grazie al suo coraggio di rompere le convenzioni. Un eccesso che le permette di arrivare con lo sguardo e lo spirito dove gli altri non sono in grado.

Appare chiaro come lei sia capace di assimilare e comprendere il messaggio di Gesù nella sua essenza profonda, un messaggio che non implica il passaggio di potere da un soggetto all’altro, da un credo all’altro, ma piuttosto la liberazione da ogni forma di potere attraverso la presa di coscienza che il regno di Dio è già tra noi. Basta riscoprirlo dentro noi stessi, attraverso i comportamenti e le azioni quotidiane, facendo sì che la nostra anima sia immersa nell’amore, nella carità e nella fede. Maddalena rappresenta dunque una spiritualità femminile che non riuscirà ad essere riconosciuta dalla storia (se non in tempi recenti). Il finale del film è emblematico e prende una posizione netta nei confronti della questione: il discepolo Pietro, in pieno disappunto per la decisione di Gesù di scegliere lei come testimone della Resurrezione, deciderà di riappropriarsi del suo ruolo da leader tra i discepoli e portare avanti la sua idea di Cristianesimo, idea sulla quale verrà fondata la chiesa di Roma, che non prevedeva la presenza di figure femminili.

È un film che intende sicuramente attaccare un certo tipo di impianto teologico-morale legato alla donna, ma è anche un toccante ritratto che rompe i cliché e ci restituisce una Maddalena che è molto di più di un femminista, di una discepola e di un’apostola: è una cristiana che accolse la parola di Gesù nella sua purezza e verità, al contrario delle menzogne che su di lei sono state dette nei secoli.

Francesca Brocchetta

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Francesca Brocchetta, giornalista pubblicista, è laureata in Studi Linguistici e Filologici presso l’Università la Sapienza di Roma. Ha collaborato con enti pubblici e privati occupandosi di turismo e cultura. Appassionata di simbologia pagana e cristiana, ha scritto per Polaris Roma: misteri e itinerari insoliti e per Art&Food of Italy gli e-book Roma leggendaria e Roma sconosciuta.

 

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