Deluderti: la nuova pacatezza di Maria Antonietta

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“Io non ho intenzione di deluderti”

Comincia con queste parole il terzo e ultimo disco di Letizia Cesarini aka Maria Antonietta, e certo mantiene le promesse.

A distanza di quattro anni da Sassi, e a sei dall’esordio Maria Antonietta, la giovane cantautrice di Senigallia torna con un album che è quasi un concept della maturità. La sua nuova pacatezza è ben incanalata dalla produzione del marito Giovanni Imparato (Colombre, Chewingum) con i sintetizzatori e le atmosfere pop a far da padroni sulla chitarra schietta di molti dei lavori precedenti. Anche il modo di cantare “abrasivo” che aveva diviso e appassionato si è placato. La sua voce, pur mantenendo quella nota nasale che la contraddistingue, è addolcita in un sound ovattato che la fa sembrare sott’acqua.

E i testi? Se ricordate frasi come “quando mi telefonavi per scopare avrei dovuto dirti stasera ho da fare” o “vorrei essere Gesù per richiamare in vita i morti, richiamarne molto pochi gli altri non vederli più”, dimenticatele. Perfino in Stomaco, il cui titolo può farci pensare a un ritorno al punk dei primi album, canta “se piaci per i motivi sbagliati accontentati di quelli, tienli stretti”. Deluderti è un disco che parla di ridimensionare le aspettative, cercare la pace in una convivenza civile anche con gli aspetti più scomodi degli altri e di sé.

La title track ha un ritornello molto catchy da radio, rimane in testa ma è un bene visto quello che vuole ricordare:

Non assomiglio ad una linea di contorno
Quella la disegnano gli stronzi come te
Probabilmente sì, sarebbe molto facile
Esistere in una forma semplice
E vagamente buona
Probabilmente una

Cara ombra è il primo confronto con il passato e la presa di coscienza di una crescita, ma anche del passaggio – chiaro a partire da Sassi – da un periodo di sofferenza alla scoperta di una felicità e una sicurezza inaspettate che qui si fanno più consapevoli:

Quanto è bello avere il sole sempre in faccia
Quando per anni hai conosciuto solo l’ombra
Ti dicevo cara ombra tienimi nascosta […]
Oggi non arretro e non confondo le parole

In Vergine ci spiega che ridimensionarsi è necessario e può essere appagante, ma costa rinunce faticose:

A me che amo le vastità non resta che fare a pugni
Ma fare a pugni costa fatica, rovina i vestiti migliori
Sarà questo il prezzo dell’adattamento?

Insomma, bisogna avere la stoffa anche per stare in disparte, e timida per sua stessa ammissione, ci dice “è la parte che preferisco”. In questo come in altri pezzi, sembra esserci una non ben identificata interlocutrice femminile a darle del filo da torcere. I fan più nostalgici ameranno anche Oceani, in cui riserva qualche perla della sua saggezza più sfrontata:

Io sono l’oceano e tu neanche un pesce
Mi piace dire un mucchio di stronzate
Ma almeno sono divertente
Mentre tutte le cose tristi che mi dite mi fanno essere peggiore
Mi giudichi come si giudica un libro dalle figure […]
Io sono il deserto e tu neanche un sasso
Anche il regno dei cieli viene solo se lo hai aspettato
E adesso tieni bene chiusa quella bocca da stronza
Che io non ti voglio sentire

Nell’ultima traccia torna il confronto con la Maria Antonietta impulsiva di ieri e quella di oggi, sempre malinconica ma più riflessiva che aggressiva:

Avrei dovuto congelarmi, farmi spedire nello spazio interstellare
Sacrificarmi per non vedere il nostro oceano che diventa un mare
Ma parlavo troppo svelto, pensavo troppo svelto
Credevo di sapere molte cose invece niente

Anche nei pezzi più cupi c’è una luce nuova, accolta dalla grazia degli arrangiamenti, e frasi come “se solo l’Universo mi fornisse la capacità di scomparire perché di fronte a tutto questo male io non sono niente” arrivano come una constatazione sincera di una donna adulta con “molti libri e molta presunzione” di fronte alle sue capacità e alle sue debolezza messe in musica con la stessa semplicità che la illumina dagli esordi.

Se è vero che nella maggioranza dei casi l’arte nasce come sfogo o sublimazione, ridimensionarsi nei confronti della vita alla soglia dei trent’anni potrebbe non sembrare a molti un punto di partenza ideale per produrre qualcosa di interessante, Letizia merita un plauso per essere riuscita in questa sfida. Sirena del 2000, ci affascina e ci trascina tra i suoi Pesci con queste nuove creature subacquee di una pacatezza inedita e sorprendente, senza dimenticare le sue origini. Si può maturare pur senza diventare noiosi? Deluderti è la testimonianza che per alcuni é possibile.

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