Siouxsie Sioux, la regina del goth

Nata a Londra nel 1957, all’anagrafe Susan Janet Ballion, è una ragazza inquieta che vive i fermenti giovanili e il malcontento sociale, tipici del periodo tatcheriano. Giovanissima, entra a far parte del Bromley Contingent, un gruppo di eccentrici e anticonformisti seguaci di una nascente band inglese punk: i Sex Pistols. Frequenta i clubs più controversi di Londra e si diverte a dare scandalo strizzata in ridottissimi top in pelle, calze a rete e tacchi vertiginosi, in puro stile bondage. I suoi amici Vivienne Westwood e Malcom McLaren, decidono di dar vita all’irriverente SEX, il primo vero leather clothing shop, non solo un semplice negozio di vestiti ma il futuro centro nevralgico del costume e della moda britannici, baluardo di tutto un movimento di pensiero. L’occasione per cimentarsi nella musica arriva nel 1976 con un punk rock festival al “100 Club” in Oxford Street, organizzato proprio dal lungimirante McLaren. Mancava giusto una band in locandina e Siouxsie, senza aver mai impugnato un microfono prima di allora, alza la mano dicendo con assoluta sicurezza: “Suoniamo noi.”

La performance del tutto improvvisata entrerà nella storia non solo per la formazione del gruppo che vede fra gli altri un imberbe e ancora sconosciuto Sid Vicious alla batteria, ma anche per la strampalata esecuzione musicale, il Padre Nostro urlato ininterrottamente davanti a un pubblico di scalmanati, per lo più maschi ubriachi e molesti. La vicinanza tra il minuscolo palco ed il pubblico è veramente minima ma lei padroneggia la situazione a testa alta; è a suo agio, fiera e algida nel suo taglio di capelli molto corti e il trucco marcato, per niente intimorita dagli spintoni che arrivano ad una passo da lei, e ha solo 19 anni.

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Siouxsie Sioux nel 1976

A proposito di quella serata afferma: “Volevo che accadesse qualcosa di apocalittico, siamo stati intenzionalmente perversi e anti-tutto.” L’amico di una vita Steven Severin, anche lui alle primissime armi con il basso elettrico, provò lo stesso. Erano nati i Banshees, dal nome di quelle fate malinconiche che arricchiscono la mitologia scozzese ma soprattutto come manifesto femminista, una sorta di reverenza alla propria leader carismatica. Di lì a poco si aggiungerà Budgie, il definitivo membro della band nella sezione ritmica, divenuto famoso non solo per essere suo marito ma anche per i virtuosismi sonori e la tecnica che indubbiamente portano ad un significativo salto di qualità.

Debuttano ufficialmente con il primo singolo Hong Kong Garden che si rivela un successo inaspettato, seguito dall’album The Scream, un concentrato di suoni metallici e sincopati tra i quali spicca una irriconoscibile cover dei Beatles, Helter Skelter. I primi dischi sono pieni di tutta la rabbia di quel periodo, il trucco sul viso e i capelli corvini cotonati fanno il resto, è lei l’indiscussa regina della New Wave inglese; siamo in piena dark-mania, rappresentata da una gioventù che ama crogiolarsi nella disperazione abbigliata a nero cimiteriale, non ritrovandosi in quella promessa di progresso e benessere generale, apparentemente garantiti dagli anni ’80.

I concerti dei Banshees sono una performance teatrale, con numerosi cambi di abito. Siouxsie è un vero animale da palcoscenico, balla e si dimena in preda a vere e proprie trance, stringendo tra le mani i suoi immancabili sonagli, che percuote come una sciamana  mistica: ricordiamo l’intenso Live Nocturne alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra che testimonia la presenza in veste di chitarrista, di un altro pilastro della scena musicale, un eroe romantico al pari di John Keats ma col rossetto sbavato e la birra in mano, si tratta di Robert Smith dei Cure; i due sono praticamente cresciuti insieme, divenendo fautori di quello stile dai molti ritenuto “gotico,” forse anche a torto e in certi versi in modo sbrigativo. Intanto continuano le collaborazioni con altri artisti di tutto il mondo tra i quali Morrissey e i Basement Jaax mentre il regista Tim Burton, da sempre suo ammiratore, vuole lei per firmare la colonna sonora di Batman il Ritorno dove per l’occasione, si trasforma in una provocante e felina femme fatale. Negli anni ’90, il suo stile si evolve ancora, il trucco pesante e la lunga chioma cotonata spariscono per dare spazio ad un più elegante caschetto nero e alle labbra rosso ciliegia: ora è al culmine della sofisticatezza divenuta persona. Lei stessa ammette di essere affascinata dalle dive del cinema muto anni ’30.

Il particolarissimo e profondo timbro vocale che la avvicina ad una cantante lirica è fonte di ispirazione per interpreti femminili della musica contemporanea come Florence Welch, P. J. Harvey, Bjork e si scopre che persino Madonna avrebbe “rubacchiato” il suo stile da un vecchio cortometraggio che la vede in veste di soldatessa sexy mentre agita un frustino da dominatrice. Dopo una decina di album, nel 1988 esce Peek-a-Boo il migliore della carriera per ricercatezza musicale e modernità di suoni.

Molti dei singoli presenti in questo album vengono tuttora usati come soundtracks nei film e nelle sfilate di moda. Reduce dal divorzio con Budgie, Siouxsie si trasferisce a Parigi e nel 2007 firma il suo primo lavoro da solista intitolato Mantaray.

“Sento un’energia mai provata prima, non voglio più combatterla, non posso reprimerla, cresce in me, la sento esplodere e mi trasforma in un cigno”: così canta questa regina britannica che a cinquant’anni passati non ha nessuna voglia di ritirarsi. Tra i suoi migliori brani di sempre, citiamo Israel, composta in omaggio al popolo ebraico, Cities in Dust, Happy House, Christine, The Passenger, una cover di Iggy Pop in versione pop-rockeggiante, e Dear Prudence, nel cui video, girato in Italia, si muove languida tra i pontili di Venezia vestita come una splendida geisha dagli occhi blu intenso, mentre il primo singolo Hong Kong Garden è stato recentemente ripubblicato e scelto da Sofia Coppola come colonna sonora alla sua Maria Antonietta, dove un’incantevole Kirsten Dunst si scatena con le amiche al ballo di corte sulle note di questa canzone, un devoto inno alla corrente artistica del Pop Surrealismo, lanciato nel nuovo millennio.

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