Quando Tom Waits andò a pesca con John Lurie (e non gli rivolse più la parola)

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Both fishermen are covered in sores and boners: entrambi i pescatori sono ricoperti di ferite e hanno un’erezione.

Questa frase viene pronunciata, impeccabilmente, da una di quelle voci narranti che di solito ascoltiamo nei classici documentari che vediamo in TV: quelli dedicati al viaggio, oppure al mondo animale, o ad avvenimenti storici; una voce chiara, forte, che istintivamente associamo a contenuti divulgativi. Invece è una puntata della serie televisiva di culto Fishing With John (A pesca con John), andata in onda in America nel 1991.

Chi è John? Si tratta dell’artista, altrettanto di culto, John Lurie. Alcuni lo ricorderanno come attore feticcio del regista indipendente Jim Jarmusch. Altri come il leader e sassofonista di una delle band più importanti del movimento no wave newyorkese, i Lounge Lizards. Come se non bastasse, Lurie dipinge quadri. Da quando è impossibilitato a suonare il sassofono e ad esibirsi in giro per il mondo, a causa del morbo di Lyme che lo ha colpito diversi anni fa, la pittura è diventata la sua attività principale. Si è auto-esiliato da New York e vive da qualche parte su un’isola tropicale, in una località segreta. In seguito a un ambiguo articolo apparso sul New Yorker nel 2010, in cui viene raccontato come Lurie sia stato perseguitato a lungo da uno stalker, e che allo stesso tempo traccia un profilo poco lusinghiero dell’artista (nevrotico, scostante, malato immaginario), l’auto-esilio è andato rafforzandosi, e le apparizioni in pubblico e le interviste si fanno sempre più sporadiche. Lurie è, ad ogni modo, molto attivo sui social e non risparmia invettive al New Yorker (l’articolo, a parer suo, gli ha rovinato l’esistenza) e a personaggi noti e meno noti (tra cui Donald Trump).

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John Lurie

E Tom Waits che c’entra? Beh, c’entra eccome. I due hanno recitato, insieme a Roberto Benigni, in Down By Law (uscito in Italia col titolo Daunbailò), film di Jim Jarmusch del 1986. Amici di vecchia data, condividono uno stuolo di collaborazioni eccellenti e appartengono a quell’insieme variegato, elevato, di personalità che hanno incarnato certa cultura alternativa ben distribuita tra musica, arte e cinema. John Lurie era parte integrante della New York creativa dei primi anni ottanta (un periodo ben documentato nel film Downtown 81 diretto da Edo Bertoglio). Waits avrebbe incanalato parte di quelle influenze (e alcuni dei musicisti della scena) nel suo nuovo corso discografico, inaugurato nel 1983 con l’album di rottura Swordfishtrombones (preludio dell’altrettanto riuscito Rain Dogs, del 1985).

Quando a John Lurie viene presentata l’opportunità di creare un format televisivo, da parte di alcuni produttori giapponesi che intendono finanziarlo, pensa a un programma nel quale se ne va a pesca in località esotiche con alcuni dei suoi migliori amici: Tom Waits è ovviamente tra questi, ma anche Jim Jarmusch, e gli attori leggendari Dennis Hopper e Willem Dafoe (Hopper insistette per andare in Thailandia; la sua dipendenza dagli zuccheri e dalla Diet Coke lo rese poco concentrato per gran parte delle riprese. Dafoe scelse di ambientare il suo episodio in un lago ghiacciato nel Maine, negli Stati Uniti, con tragicomiche conseguenze). C’è anche una puntata con l’attore Matt Dillon, che fu imposto dai produttori giapponesi (a tutt’oggi se ne ignora il motivo. Per quell’episodio, girato in Costa Rica, Lurie avrebbe preferito avere con sé Flea, bassista dei Red Hot Chili Peppers).

Il risultato è una serie piuttosto surreale, qualcosa che prima di allora non si era mai visto. Una sorta di reality show ante litteram: Fishing With John non è altro che il reportage scanzonato di alcune giornate trascorse da John Lurie a pescare con delle celebrità, in posti di volta in volta diversi. Le telecamere riprendono tutto, ma i protagonisti non recitano un ruolo e nemmeno seguono un canovaccio. Sono semplicemente loro stessi, alle prese con canne da pesca, lenze ed esche. Solitamente, Lurie tornava a casa con diverse ore di girato, che poi condensava in puntate della durata di ventitré minuti ciascuna. La fotografia è curatissima, così come le musiche (di ottima fattura, curate sempre da Lurie, con la collaborazione di nomi di grido della scena musicale newyorkese come Steven Bernstein, Evan Lurie, Tony Scherr, Calvin Weston, Mauro Refosco, David Tronzo), ma tutto il resto è parecchio strampalato, a partire dai commenti della voce narrante (di cui si è già accennato), fino all’assenza di un ritmo vero e proprio, di una linea narrativa tradizionale. È proprio questo il bello. Durante le riprese non accadeva nulla di eccezionale, e il narratore (Robb Webb) inventava storie bizzarre per ognuna delle puntate, un collante non-sense aggiunto al montaggio finale. In un’intervista del 2012, Lurie spiega che il punto di forza della serie era che nessuna delle persone coinvolte, a partire da lui, era interessata alla pesca, né tantomeno ferrata sull’argomento.

L’episodio con Tom Waits (il secondo) è particolarmente esilarante. Lo vediamo spaesatissimo, in Giamaica, in maglietta e pantaloncini corti (ma non rinuncia ai suoi stivali di pelle): il look è lontano dall’immaginario da cantastorie notturno a cui ci ha abituati. L’idea di John Lurie era quella di ambientare la puntata in Arkansas, ma Waits era già in vacanza con la famiglia in Giamaica e chiese un cambio di location. I momenti in cui i due amici pescano non sono centrali nell’economia della puntata (in generale, non lo sono nell’arco dell’intera serie!); piuttosto, il fulcro dello show sono le chiacchiere estemporanee, quello spirito goliardico, quasi adolescenziale, di due amici che vanno a pescare, senza tante pretese. Waits dispensa delle perle vere e proprie, dense di quell’ironia visionaria per la quale è diventato famoso. Quando decidono di usare esche naturali, e il buon Tom chiede come prepararle, Lurie gli spiega che deve agganciare l’amo all’occhio del pesce. Waits si rifiuta dicendo “Non posso farlo, poco fa mi ha guardato, ormai mi conosce”. Potremmo già immaginare una sua canzone incentrata su questo argomento.

Ci sono punti in cui nessuno, tra protagonisti e spettatori, ha la più pallida idea di cosa stia accadendo. La voce narrante lancia un rassicurante “Che posto meraviglioso per pescare”, mentre John Lurie manovra la barca e si perde. A un certo punto Tom Waits gli chiede “Hai mai pescato un pesce prima d’ora?”; Lurie risponde “Certo, lo sai che l’ho fatto”, e il cantante ribatte “Non ti ho mai visto prenderne uno”. Questo scambio di battute racchiude splendidamente lo spirito del programma. Pensavate, inoltre, che non avreste mai visto Tom Waits infilarsi un dentice appena pescato nei pantaloni? Beh, in Fishing With John accade anche questo.

La cosa divertente è assistere al progressivo peggioramento dell’umore di Waits, lungo il corso della puntata. Le cose precipitano quando viene colto dal mal di mare. Diventa molto silenzioso, lo sguardo fisso nel vuoto. Lurie gli si avvicina e gli chiede “Non mi parli più?”, divertito, ma Waits non sta affatto bene. “I’m feeling greasy, John”: mi sento a pezzi. Nella scena successiva lo vediamo rannicchiato in un angolo della barca.

“Hai vomitato?”
“No”.
“Forse è meglio se vomiti”.
“Non voglio vomitare adesso, la colazione era ottima… speravo di tenerla con me un po’ più a lungo.”

Anche qui lo immaginiamo catapultato in una delle sue vecchie canzoni, a tarda notte in un diner a mangiare uova strapazzate e salsiccia. E invece si trova su una barca in Giamaica e ha la nausea. Alla fine dell’episodio, lo sentiamo borbottare: “È una delle cose più assurde che abbia mai fatto, non capisco come hai potuto convincermi”, e John Lurie sconsolato: “Pensavo che ti saresti divertito”. “Ti sbagliavi”, taglia corto Waits. Poco dopo, partono la sigla finale e i titoli di coda, lasciando lo spettatore in balia di una sensazione di divertimento misto a profondo imbarazzo. A quanto pare, una volta concluse le riprese, Tom Waits non ha rivolto la parola a Lurie per ben due anni. Era infuriato.

Uno degli aspetti interessanti del programma, secondo Lurie, è che forniva uno sguardo diverso sulle celebrità coinvolte, qualcosa di davvero insolito all’epoca. Le vediamo per quello che sono, in un ambiente a loro poco congeniale, alle prese con piccoli problemi e insicurezze varie. Con l’avvento dei reality show, pochi anni dopo, questo concetto è stato estremizzato, a tal punto da rasentare l’umiliazione pubblica e la sovraesposizione della vita privata. E sono venuti meno, purtroppo, tutto l’impianto surreale e il sottile, intelligente umorismo che pervadevano una serie fuori dall’ordinario come Fishing With John.

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One comment

  1. Bel post con Tom… ne avevo sentito parlare di questo programma, lo hai descritto bene.

    P. S. Dal l’app di WP continuo a non avere i commenti e i mi piace. Peccato.

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