Claude Debussy, tra esoterismo e armonia

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“Debussy getta il concime della sua musica sui Fiori del Male di Baudelaire[…]” scriveva Henri Gauthier-Villars, famoso recensore musicale dei circoli bohemiene, nelle Lettres de l’ouvreuse, voyage autour de la musique l8 marzo 1890 a proposito della raccolta di musica vocale da camera intitolata Cinq poèmes de Baudelaire. Quest’opera tuttavia, interpretata quell’anno in un’audizione privata a casa di Ernst Chausson per pochi amici, non incontrò favore di critica e Claude Debussy dovette aspettare quindici anni per un’esecuzione pubblica: a Parigi si guardava con sospetto a quegli abusi di cromatismi, alla complessità armonica e alle modulazioni contrastanti.

Eppure i Cinq poèmes, oltre a testimoniare l’ammirazione per Wagner e contemporaneamente l’adesione ai temi esoterici e simbolisti dei poeti maledetti, segnano un’importante svolta nella vita del compositore che ha frequentato sempre più volentieri letterati e pittori piuttosto che i colleghi musicisti. Gli permettono infatti di fare la conoscenza del giovane pittore Léopold Stevens, di sua sorella Catherine – della quale si invagisce e le regala una delle centocinquanta copie su carta olandese dei Cinq poèmes – e sopratutto di Stéphan Mallarmé, rimasto molto colpito dalla musica del giovane Claude al punto da invitarlo assiduamente ai suoi “martedì letterari”.

 

 

 

 

 

“Lì egli aveva visto Whistler afferrare un disegno di Odilon Redon e domandare da che parte bisognava guardarlo, Verlaine sedersi accanto al fuoco, caricare la pipa e chiedere alla signorina Mallarmé un bicchiere di assenzio ben colmo”

Louis Laloy, La musique retrouvée, 1928, p. 121

Da questa illustre frequentazione nascerà il comune progetto di musicare il poema che tratteggia il pomeriggio ozioso e sensuale di un fauno nel bosco, ed è dell’inverno 1890 l’annuncio dello spettacolo “L’Après-midi d’un faune, un quadro in versi di Stéphan Mallarmé, partitura musicale del signor de Bussy”. Lo spettacolo non si tenne più, né Debussy completò la partitura forse a causa di problemi sentimentali, salvo poi riprendere il tema circa quattro anni dopo e comporre il poema sinfonico Prélude à l’après-midi d’un faune, salutato come primo esempio di impressionismo musicale.

 

 

 

Il poeta gli scrisse che il Prélude andava “molto più lontano, davvero, nella nostaligia e nella luce, con finezza, con inquietudine, con ricchezza […]” (Francoise Leisure, Debussy. Gli anni del simbolismo)

Anche se non si può affermare una qualsiasi associazione, se non puramente ideale e artistica, di Debussy all’esoterismo e la massoneria in senso formale (e si possono ritenere false le voci che lo vorrebbero 33° Gran Maestro di un priorato di Sion), si deve ai salotti letterari e ai locali fumosi come lo Chat noir la formazione estetica e poetica del trentenne Claude, che è attratto dal movimento letterario simbolista, dalle pratiche occultiste, dai Rosa-croce e dall’esoterismo, dal giappone di Hokusai e dalla cupa psicologia di Poe; in questi luoghi entra in contatto con personaggi come l’editore – musicista e occultista – Edmond Bailly e con il suo “fedele” Erik Satie, ben immerso negli ambienti esoterici vicini a Joséphin Péladan che tanto hanno ispirato Verlaine, Gauguin e lo stesso Mallarmé.

In comune con i simbolisti c’è comunque l’idea elitaria dell’arte, il sottrarsi al grande pubblico, come testimoniano le centocinquanta copie raffinate dei libretti dei Cinq poèmes (solamente centosessanta per La Damoiselle élue, con la copertina illustrata da Maurice Denis), la delicatezza di sensazioni appena accennate ma cariche di significati che si possono solo intuire, non certo commercializzare volgarmente. Il timbro dello strumento è il colore della tavolozza impressionista, la pennellata rapida e sognante si tramuta nel tocco ora sfiorato, ora violento del pianoforte o del clarinetto, domina l’evocazione vaga e sfuggente.

 

Claude Debussy reinventa così il modo di suonare il pianoforte sintetizzando l’estetica classica e il modernismo simbolista e impressionista; ora le note sono sospese nell’aria, e fluttuando sfumano tra discreti sussurri, ora fluiscono nelle acque tra le ninfee.

De la musique avant toute chose,
Et pour cela préfère l’Impair
Plus vague et plus soluble dans l’air,
Sans rien en lui qui pèse ou qui pose[…]

La musica prima di ogni cosa,
e per questo scegli l’impari
più vago e solubile nell’aria
senza nulla in sé che pesi o posi […]

Paul Verlaine, Art Poétique, 1882

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