Magdalene: la tragica storia delle violenze sulle donne in Irlanda

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Il film Magdalene è un pugno nello stomaco. Potremmo tranquillamente concludere qui l’articolo, con un’unica frase, perché durante la visione è l’unica cosa a cui riesci a pensare. Raccontarlo però è importante, poiché il messaggio che ne fuoriesce ci riguarda, soprattutto nel nostro periodo storico che vede un alto tasso di femminicidi e violenze sulle donne.

Le Magdalene erano “case” inglesi e irlandesi gestite da suore e preti dove venivano rinchiuse le ragazze considerate un po’ troppo esuberanti; come si può immaginare non facevano la bella vita ma lavoravano come delle schiave, la maggior parte delle volte erano impiegate come lavandaie, non pagate ovviamente. Dormivano, lavoravano e mangiavano (poco, il cibo costa) all’interno dell’edificio che prendeva il nome da Maria Maddalena.

Le nostre protagoniste sono quattro: Margaret, Rose, Bernadette e Crispina, ognuna con il suo bagaglio, ognuna con la sua storia, tutte segregate e nessuna colpevole. L’Irlanda è tutt’ora uno stato molto cattolico, tant’è che le scuole cattoliche sono ancora le più gettonate e considerate, all’epoca però la religione era molto più presente e palpabile. Non è il 1800, è il 1964.

Margaret viene portata nella Magdalene dell’avida Madre Bridget dopo esser stata violentata dal cugino, Rose per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio poi dato in adozione, Bernadette perché un po’ troppo maliziosa e Crispina per le stesse motivazioni di Rose, solo che il bimbo venne affidato alla sorella e ogni tanto lo porta fuori dal cancello della Magdalene per farglielo vedere. Ben presto si capisce come si muoverà la trama e ben presto si capisce che no, è meglio non rivederlo una seconda volta.

Si percepisce l’oppressione, il disagio, la schiavitù. Le violenze fisiche, psicologiche e gli stupri fanno venire la nausea, ma la cosa che fa più male è l’ingiustizia. Le ragazze non hanno fatto niente di male, non hanno ucciso nessuno ma si trovano comunque a dover scontare una pena da non colpevoli, da innocenti. Ancora una volta: non è il 1800.

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La cosa sconvolgente è che queste case con i loro soprusi sono esistite davvero, per decenni, queste ragazze sono esistite davvero, più di 30,000 donne sono state internate ma quello che ci fa sul serio male è che l’ultima di queste prigioni è stata chiusa nel 1996 e mentre noi eravamo qua a disperarci per lo scioglimento dei Take That, in Irlanda queste ragazze vivevano una schiavitù legalizzata.

Le case della Maddalena non venivano considerate più di tanto, tutti sapevano della loro esistenza e a cosa servivano, ma non potendo avere contatti con le ragazze al loro interno, la gente era all’oscuro di quello che le ragazze subivano, questo fino al 1993. In quest’anno infatti alcune suore vendettero ad un imprenditore parte dell’area dedicata ad una Magdalene, e, durante gli scavi vennero trovati 155 corpi tumulati senza nome, corpi di donne e neonati. Scoppiò lo scandalo e le autorità decisero di vederci chiaro intervistando alcune ex detenute che raccontarono delle violenze e degli stupri che dovettero subire. Dopo le obrobriose dichiarazioni iniziarono a far chiudere queste maledette prigioni, l’ultima appunto nel 1996.

La pellicola è del 2002 ed è stata diretta e scritta da Peter Mullan, lo stesso anno ha vinto il Leone d’Oro a Venezia. Purtroppo per noi gli argomenti trattati sono molto attuali perché una ragazza madre viene ancora additata come impura, se una donna si fa desiderare le vengono appioppati dei soprannomi offensivi e ancora oggi esiste il “delitto d’onore” anche se non legalmente, ogni qual volta che l’uomo ritiene la sua compagna una sua proprietà e si attribuisce l’onere si punirla con violenze o peggio ancora con l’omicidio quando questa non fa quello che dice lui.

“Sarai disposta a commettere qualsiasi peccato pur di uscire da questo posto”

Bernadette

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