Men of Good Fortune: il cinismo degli uomini fortunati secondo Lou Reed

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Gelosia, passione, indifferenza, ipocrisia e fragilità: questi sono gli ingredienti di Berlin, l’album pubblicato da Lou Reed nel 1973. Album capolavoro difficile e oscuro, come era la vita del suo autore in quel momento. Un’opera che scava a fondo nella sua anima, di artista e di uomo, ed è un’amara presa di coscienza di un fallimento personale e collettivo.

Canzone dopo canzone, velo dopo velo, si denuda, mostrandoci senza pudori, il suo volto e la sua vera anima, con tutti i demoni e le paure. Il coinvolgimento è totale e, improvvisamente, senza volerlo, come in una specie di osmosi, ci ritroviamo a vestire i panni dei protagonisti delle sue storie. Viviamo i loro drammi, le paure, le fragilità, le bassezze, le meschinità, le incertezze, perché Lou ha la capacità di mostrarci chi siamo, costringendoci a scavare nelle nostre coscienze, per un’autoanalisi spietata.

C’è una canzone in particolare, Men of Good Fortune. Jack Bruce, mitico bassista dei Cream, rimase affascinato da questa canzone e dal suo testo e ne rimase totalmente coinvolto tanto da decidere di curare particolarmente la linea di basso che rimane memorabile. In quella canzone, Lou ci racconta come il mondo sia governato da gente senza scrupoli, avida; di come la ricchezza si concentri nelle mani di pochissime persone indifferenti alle sofferenze altrui. Ci racconta del cinismo imperante, delle sofferenze e ingiustizie vissute dai più, della mancanza di una giustizia e di un’equità sociale.

Men of good fortune, often wish that they could die
While men of poor beginnings want what they have
And to get it they’ll die

Gli uomini fortunati, spesso desiderano di morire
Mentre i poveri vogliono quello che hanno loro
E moriranno cercando di ottenerlo

Un mondo governato nel peggiore dei modi possibili da “uomini facoltosi”, cinici e fortunati, che hanno avuto talmente tutto dalla vita da arrivare a desiderare, per un capriccio, di morire “mentre gli umili vorrebbero ciò che hanno loro e morirebbero per ottenerlo.”

Lou ci parla di queste persone che “spesso non sanno fare niente” e vengono comunque messe nei posti di comando grazie a conoscenze e malaffare. Sono loro la classe dirigente mentre gli uomini dalle origini umili “capaci di tutto” restano ai margini della società, sfruttati e schiavizzati dai “men of good fortune”.

Lou ci racconta come questi uomini fortunati abbiano mezzi, conoscenze e ignoranza per far cadere civiltà millenarie, imperi, devastando senza pietà culture e tradizioni mentre “gli uomini di umili origini spesso non possono fare proprio nulla.”

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La copertina di Berlin (1973)

Men of good fortune, very often can’t do a thing
While men of poor beginnings, often can do anything
At heart they try to act like a man
Handle things the best way they can
They have no rich daddy to fall back on

Gli uomini fortunati, molto spesso non sanno fare nulla
Mentre i poveri, spesso sono capaci di qualsiasi cosa
Nel loro intimo provano a comportarsi da uomini
Gestendo le cose meglio che possono
Non hanno un padre ricco che li salva se cadono

Ci racconta come siano ciniche queste persone, capaci di tutto per un’eredità e quanto sia diverso invece il dolore e il sentimento provato dalle persone “normali” che hanno saputo misurare i legami non con e per i soldi: “Il figlio ricco attende la morte del padre, il povero piange e basta.”

E noi? Davanti a tutto questo, come reagiamo? Siamo tutti indifferenti e menefreghisti e Lou ce lo spara dritto in faccia, senza paura: “e a me, a me non frega proprio un bel niente.”

Men of good fortune, often cause empires to fall
While men of poor beginnings, often can’t do anything at all
The rich son waits for his father to die
The poor just drink and cry

And me I just don’t care at all

Gli uomini fortunati, spesso fanno cadere gli imperi
Mentre i poveri, spesso non possono farci nulla
Il figlio dei ricchi aspetta la morte del padre
Quello povero non fa altro che bere e piangere

E a me, non me ne frega niente

Berlin di Lou Reed è su Amazon

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Dario Giardi ama la musica, la fotografia e la scrittura, ed è l’autore di Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale (2016, edito da I Libri Di Emil). Seguilo su Facebook e Twitter.

 

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