Peaky Blinders: il cast, la storia, i pregi di una serie eccellente

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Tutti conosciamo Netflix, la piattaforma in streaming on demand che trasmette film e telefilm di alta qualità senza un briciolo di pubblicità. E la conosciamo soprattutto perché per “colpa” sua ognuno di noi è stato affetto da bingewatching, quel particolare fenomeno che ci costringe incollati di fronte allo schermo per un numero interminabile di episodi, oltre quel che dicono essere consigliabile e appropriato.

Molte sono le serie tv visibili su Netflix diventate famosissime, da Stranger Things e Black Mirror a tutte le altre. Alcune però, parlando dell’Italia, non hanno avuto il successo che davvero meritano: una di queste è Peaky Blinders. Per molti (almeno tra quelli che sono riusciti ad entrarci in contatto) una delle cose migliori mai uscite, con degli attori eccelsi, una storia che ti rapisce fin da subito, il tutto ornato da un’atmosfera unica, ma che stranamente non è riuscita ad esplodere come dovrebbe nel Bel Paese.

Peaky Blinders è una serie tv di 4 stagioni (per ora) ideata da Steven Knight e ambientata in un Inghilterra degli anni ’20 subito dopo la prima guerra mondiale. La storia (tratta da vicende realmente accadute) racconta della famiglia Shelby, sopranominata Peaky Blinders per via delle lamette nascoste nei risvolti delle loro coppole, che gestisce la malavita di Birmingham tra bische, pizzi, corse truccate di cavalli, combattimenti illegali e omicidi.

Arthur Shelby (Paul Anderson), Tommy Shelby (Cillian Murphy), Polly Gray (Elen McCrory), John Shelby (Joe Cole), Ada Shelby (Sophie Rundle), Alfie Solomon (Tom Hardy) e Michael Gray (Finn Cole) sono i protagonisti di questa serie che è uno spaccato perfetto dell’Inghilterra di quegli anni intrisa di operai sfiniti e scontenti, di città distrutte anche moralmente dalla guerra, dall’IRA, di soldati rientrati con il disturbo post traumatico, di sudditi infelici e di sudditi arrivisti, il tutto governato da un Churchill che, soprattutto nella terza e quarta serie, diventerà di vitale importanza per Tommy.

La particolarità di Peaky Blinders è che non c’è un singolo episodio debole. Un po’ grazie alla storia sempre in evoluzione e mai banale, un po’ grazie ai personaggi costruiti in modo fantastico e un po’, anzi soprattutto, grazie agli attori che li interpretano.

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Partiamo da Tommy, il capo famiglia, il cervello della banda, ruolo che sembra cucito sulla pelle di C. Murphy (Dunkirk, 28 Giorni dopo, Inception, Batman Begins per dirne alcuni), porta uno sguardo freddo e fiero mentre cammina in modo sicuro con la testa leggermente chinata e ha sempre una sigaretta in una mano e un whisky nell’altra. L’intelligenza e l’astuzia sono i suoi punti forti, risolve ogni problema e punta alla conquista del Mondo.

Arthur Shelby è un personaggio controverso portato sullo schermo in modo eccellente da P. Anderson (Revenant, Sherlock Holmes, Legend). Lo ami ma lo detesti allo stesso tempo, è il braccio destro di Tommy, la sua mano, la sua pistola, ma c’è un problema: è un alcolizzato e per di più rissoso, un piantagrane insomma.

Polly è l’anima della famiglia, la matriarca, la donna che cerca di tenere tutto insieme facendo in modo che gli affari e gli affetti non implodano. È furba Polly, i sotterfugi sono la sua specialità ma solo per il bene comune. L’aria da snob e da “so tutto io” che le da H. McCrory (Harry Potter, Hugo, Skyfall) la rende un po’ antipatica ma nel contesto risulta perfetta.

Alfie Solomon, beh, quando entra in scena Alfie non esiste nient’altro, da T. Hardy (Dunkirk, Mad Max, Il Cavaliere OscuroRevenant, Warrior) non ci si aspetta niente di meno, riempie lo schermo con la sua presenza pesante e la sua voce profonda e impastata. Alfie è un volta bandiera con la faccia di bronzo, sempre pronto a fare il doppio gioco ma quando le situazioni si fanno irrequiete torna a testa bassa da Tommy.

Peaky Blinder può vantare un cast eccellente di tutto rispetto e una storia scritta perfettamente che ti fa stare tutto il tempo aggrappato al divano boccheggiante in cerca di aria, i personaggi superano qualsiasi aspettativa e, oserei dire, anche qualsiasi personaggio di serie tv simili a questa. La qualità è altissima e lo si capisce dalla prima scena: Tommy a cavallo in cerca di una strega che lo “benedica” per le corse; Una fotografia che ti riempie l’anima in contrasto con l’azzurro degli occhi di Cillian che immediatamente te la scioglie.  E se ciò no bastasse, ha la spettacolare sigla di apertura che trovate qui sopra, con Red Right Hand del sommo Nick Cave.

Quello che ti da e ti lascia Peaky Blinders è una dipendenza, uno stato d’animo di soddisfazione e attesa. La quinta stagione arriverà nel 2019, per il piacere di tutti.

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