Dieci film che incredibilmente non vinsero un Oscar

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Quante volte ci è capitato di vedere un film che ci appassiona per la sua trama, per la bravura degli attori e del regista, tanto da dare per scontata una sua vittoria agli Oscar, quasi fosse una formalità? Beh, purtroppo la realtà è differente e questi film, divenuti negli anni indiscutibili classici, non hanno avuto l’onore di ricevere una statuetta neanche per sbaglio. Ecco quindi una piccola selezione (ce ne sarebbero tantissimi altri da citare, e chissà che non ci si torni…) di capolavori senza neanche un Oscar. Così, tanto per farvi gridare allo scandalo.


La Vita è Meravigliosa

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La vita è meravigliosa fu candidato a cinque premi nel 1947, ma rimase a bocca asciutta: il film più trasmesso in TV a Natale non fu però un successo commerciale nelle sale e fu considerato inizialmente un mezzo fiasco nel glorioso curriculum di Frank Capra, nonostante la grandissima interpretazione di James Stewart.


Shining

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Uno dei capolavori di Stanley Kubrick (e che poteva inoltre vantare come protagonista un abbonato alle nomination come Jack Nicholson) non fu neanche considerato dall’Academy per gli Oscar. In compenso fu nominato per ben due Razzie Award: Shelley Duvall come Peggior Attrice e lo stesso Kubrick come Peggior Regista.


C’era una Volta in America

Once Upon a Time in America - Robert De Niro (Noodles) and director Sergio Leone

Il più grande film di Sergio Leone non ebbe grande fortuna negli Stati Uniti, soprattutto per la scellerata scelta in post-produzione di scardinare il montaggio voluto proprio dal regista e di eliminare i flashback, creando così una versione che seguiva l’ordine cronologico degli eventi. La versione italiana, curata proprio da Leone, ha permesso al pubblico al di fuori degli USA di innamorarsi di questo classico con Robert De Niro, che però non ha ricevuto l’attenzione che meritava.


Taxi Driver

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I film di Martin Scorsese non hanno mai avuto un particolare feeling con gli Oscar e a dare inizio a questo rapporto tormentato è stato proprio Taxi Driver, candidato a quattro statuette, ma ignorato al momento della premiazione per pura miopia.


Psycho

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Alfred Hitchcock non è mai riuscito a conquistare una statuetta nella sua lunga e gloriosa carriera, nonostante sia considerato uno dei migliori registi della storia: l’assenza di un riconoscimento per Psycho (nonostante il grande riscontro al botteghino e le candidature a quattro premi Oscar nel 1961) è una delle maggiori sviste di sempre.


La Signora di Shanghai

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Un altro grande regista con pochi allori a Hollywood (se si esclude Quarto Potere) è Orson Welles, che per la Signora di Shanghai non si fece scrupoli a far tagliare la rossa chioma a Rita Hayworth (con cui stava divorziando), scatenando le critiche della Columbia. Il noir, famoso per la scena finale degli specchi e considerato uno dei capolavori di Welles, divise la critica all’epoca e non ricevette la giusta considerazione dall’Academy.


Il Grande Lebowski

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Pur essendo una delle pellicole più influenti e citate degli ultimi vent’anni, Il grande Lebowski non ricevette neanche una nomination nel 1999: il parziale flop al botteghino sicuramente non fu d’aiuto, ma non basta a giustificare la totale assenza di considerazione verso questa pietra miliare dei fratelli Coen.


Blade Runner

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La bocciatura dell’Academy per uno dei film più evocativi e stilisticamente densi di sempre ha ancora oggi del clamoroso e non può essere giustificata solo dalla tiepida accoglienza all’uscita nelle sale americane o dalla sua distanza dai canoni imposti dalla saga di Star Wars (il più grande blockbuster di fantascienza di sempre): Blade Runner ricevette solo due candidature, uscendo a mani vuote dalla premiazione.


Scarface

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Ad Al Pacino non bastò l’ennesima straordinaria interpretazione per convincere l’Academy a premiare Scarface, che non si meritò neanche una nomination, nonostante Tony Montana fosse subito entrato nell’immaginario collettivo.


Il Lungo Addio

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Avere nello stesso film un regista del calibro di Robert Altman e un interprete di spessore come Elliott Gould (tra l’altro al picco della sua carriera e nei panni di un Philip Marlowe d’antologia) non bastò a ricevere neanche una nomination: l’Academy semplicemente ignorò Il lungo addio e fece uno dei suoi più grandi errori.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

 

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