Starman, il messaggio dell’uomo dal futuro cantato da David Bowie

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Con Bowie si crea sempre un ponte tra il passato e il futuro. Ci tocca distogliervi dalla dimensione temporale, perchè qui parliamo di musica che è senza tempo, e Bowie era un uomo spaziale, futuristico.

Il “White Duke”, uno dei suoi tanti soprannomi, era un precorritore di tempi, aperto di mente, convogliatore di emozioni giovanili, portatore di messaggi cosmici. E proprio questo è il tema di Starman, il singolo estratto da The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Una trasmissione radio interrotta dall’arrivo di un uomo delle stelle.

There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us
But he thinks he’d blow our minds

C’è un uomo delle stelle che sta aspettando in cielo
Vorrebbe venire e incontrarci
Ma ha paura di sconvolgerci

Tante sono state le interpretazioni di questo testo. Chi è lo Starman? Bowie vede in lui un uomo a nostra immagine e somiglianza che ci suggerisce fondamentalmente di spassarcela: “Let the children lose it, Let the children use it, Let all the children boogie”. Molto più semplice di quello che potevamo credere, molto più diretto e quindi molto più efficace ma allo stesso tempo carico di messaggi.

Non è un caso infatti che lo Starman si rivolga ai giovani, come lo stesso autore. I giovani, i bambini (vedi Life on Mars), sono dotati di una percezione molto più immediata, scevra di sovrastrutture intellettualistiche tipiche di un’Inghilterra borghese a cui lo stesso Bowie diceva di appartenere ma che non sposava, non poteva capire in fondo il suo modo di comunicare.

C’è una conversazione che fa al caso nostro, degna di nota e molto lunga, tra Bowie e lo scrittore Williams S. Burroughs, in cui il Duca bianco descrive appunto il proprio metodo di scrittura: l’artista afferma che quello che vuole trasmettere sono immagini, i destinatari invece i giovani. Proprio questi infatti spesso, raccontava il Duca, gli hanno inviato interpretazioni dei suoi testi che l’autore ha finito per far proprie. I giovani, diceva, sono dotati di un’interpretazione molto più sincera, lungimirante, immediata. Bowie così finiva per scrivere quello che il pubblico voleva. Nella conversazione l’artista faceva l’esempio Lou Reed che, a suo dire, aveva creato un vero e proprio “movimento Rock” perche il suo, di Rock, veniva dalla strada, vero, sentito, veniva dal cuore della gente.

There’s a starman waiting in the sky
He’s told us not to blow it
‘Cause he knows it’s all worthwhile

C’è un uomo delle stelle che sta aspettando in cielo
Ci ha detto di non rovinare tutto
Perché sa che ne vale la pena

Di questo si fa portatore il nostro Starman, del sentimento umano fresco e giovanile, futuristico, di visioni oniriche, di misteri futuri e risolvibili. Starman è un messaggio di speranza, è un qualcosa che ci attende che è molto più simile a noi di quello che possiamo pensare, nello stesso tempo è rassicurante: è fatto della nostra stessa pasta e, addirittura, ha paura di sconvolgerci, è delicato, sincero. Starman è quello che i giovani sentono, la nuova proposta, il loro futuro. È un’immagine proposta da Bowie che viene interiorizzata da ognuno di noi. Ognuno ha il proprio Starman. Così faceva Bowie, lanciava messaggi importanti con la leggerezza di un’immagine che consente un margine di interpretazione personale da parte del destinatario. Un po’ come a suo dire egli faceva da gran lettore di Jack Kerouac, lo leggeva e lo faceva proprio a suo modo, l’unico scrittore che lo abbia influenzato lasciandolo allo stesso tempo libero di essere se stesso.

bowie_starman_live

La fresca generazione è destinataria e autrice insieme dei testi del nostro artista. Motivo e ispirazione allo stesso tempo. Da questo punto di vista Bowie è un artista che si mette in gioco usando immagini, in primis la propria, per veicolare messaggi di cambiamento, innovazione, un artista che propone. Un uomo che non ha paura di irrompere a un tavolo di gioco scombinando le carte, che presta la sua irriverenza all’eleganza (pensate al Glam Rock, a lui in UK, Lou Reed e Iggy Pop negli USA, tra gli altri, come massimi esponenti) e che racconta ai giovani di un futuro rassicurante, che gli trasmette fiducia e potere. A Bowie non interessano i taboo, conosce l’evoluzione dei costumi tanto da prevederla e affrontarla, utilizzando a tal fine anche il proprio corpo. Spettacolarizza (come molti degli esponenti del Glam Rock) infatti, sul palco, una sessualità volutamente ambigua, in modo da sdoganare temi come l’omosessualità, il transessualismo e la libertà sessuale, che all’epoca venivano iniziati a essere semplicemente subodorati. Cosa, del resto, farebbe uno Starman?

È questa continua proposta, questa novità, questa continua propulsione che fa di Bowie la star che più fa pensare alla musica come una forza demolitrice di strutture temporali, come una dimensione a sé stante in cui tutto è possibile, anche prevedere il futuro e consegnarlo alle nuove generazioni per far sì che lo prendano tra le mani e lo facciano proprio. Questo il ruolo di Bowie nella musica e nel costume: una figura di immane attualità, che propone testi e affronta temi che possono trovare soluzione nello spirito di leggerezza dei propri testi e delle proprie performance.

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Fabiana Falanga scrive storie di musica su Roses Of Rock e Auralcrave. Seguila su Instagram.

 

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