Falcon Heavy: l’impresa di Elon Musk che ci ha fatto sognare per una notte

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Esiste un film d’animazione del 1981 che ormai ricordano in pochi, prodotto e scritto, tra gli altri, da Ivan Reitman (Ghostbusters) e intitolato Heavy Metal: è tratto dalla collana a fumetti fantascientifica Metal Hurlànt, pubblicata in Francia negli anni ’70, che ha lanciato nell’Olimpo una serie di artisti fondamentali, uno su tutti Moebius. Questo film si apre con una sequenza che oggi verrebbe quasi sicuramente mal digerita dal pubblico, in quanto troppo poco realistica, questa:

Un’automobile spaziale, decapottabile, riporta sulla terra un astronauta che nel frattempo ascolta in radio un grande brano hard rock. Anni d’oro per la fantascienza, i ’70 e gli ’80: un’epoca in cui il futuro era ancora immaginato con fantasia e, anche se certe visioni potevano inquietare, c’era ancora spazio per la meraviglia.

La sera del 6 febbraio 2018, per qualche ora, il Tony Stark del mondo reale ha riportato la meraviglia dell’immaginazione agli occhi del mondo:

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Prima di abbandonarci alla fantasia e all’analisi dell’immaginario pop che si nasconde dietro questa operazione, cerchiamo di caprine l’importanza scientifica reale. Si tratta di un evento epocale: in primis perché la società di Elon Musk, SpaceX, ha lanciato in orbita con assoluto successo Falcon Heavy, il razzo più potente mai costruito; in secondo luogo perché l’intera missione (figlia di un progetto sviluppato per quasi quindici anni) è stata resa possibile grazie ad un eccellente piano di ottimizzazione delle risorse disponibili e, per concludere, perché il carico portato in orbita con questo lancio è di gran lunga superiore in massa a quello delle sonde e dei satelliti lanciati nelle missioni senza equipaggio dirette verso Marte.

Tutto questo cosa significa? Che da oggi Marte è tecnicamente un po’ più vicino:

  1. La tecnologia di Falcon Heavy funziona, e ciò non era scontato considerando che anche un minimo errore tecnico avrebbe compromesso la missione: l’esplosione di gioia incontenibile del team di scienziati che ha reso possibile tutto questo ci dimostra quanto fosse delicata l’operazione.
  2. È possibile recuperare con successo i propulsori che hanno mandato in orbita il razzo (il video del recupero è semplicemente emozionante) e riutilizzarli successivamente in altri lanci: sembra banale, ma considerando i costi giganteschi di un lancio simile questo fatto rappresenta un’enorme possibilità di risparmio.
  3. Serviranno ancora numerosi e rigorosissimi test, ma il passo appena compiuto ci fa avvicinare un po’ di più all’attimo in cui gli uomini metteranno piede sul suolo marziano, dal momento che il volo di Falcon Heavy apre la strada al trasporto spaziale di carichi fino a 64 tonnellate: molto più pesanti rispetto a quelli delle normali spedizioni senza equipaggio e fondamentali per eventuali missioni umane di lunga durata.

C’è da segnalare inoltre che la “spinta” di Falcon Heavy è stata tale da permettergli di superare le aspettative iniziali e di raggiungere, nell’arco di un anno, addirittura la fascia di asteroidi vicina all’orbita di Giove. Unico aspetto non riuscito dell’operazione è stato il recupero del terzo propulsore, che non è riuscito, per meno di cento metri, ad atterrare a bordo della piattaforma preparata per lui al largo del Pacifico.

Sperando di non aver rovinato la parte scientifica del racconto, passiamo invece all’aspetto più puramente pop di questo evento. Dice Elon Musk, commentando le immagini della sua Tesla in orbita intorno alla terra: “Guardate quell’auto nello spazio: voglio dire, è ridicolo. È vera proprio perché sembra finta, e forse finta sarebbe molto più bella, perché oggi la CGI è in grado di fare di meglio”. La cosa divertente è che, al di là della battuta, ha pienamente ragione: l’automobile (che è ancorata al serbatoio del secondo stadio di Falcon Heavy e ripresa da ben tre telecamere, ormai purtroppo già spente) risulterebbe paradossalmente più realistica se l’avessimo vista nella scena di un film hollywoodiano, grazie ai progressi della computer grafica: eppure non potrebbe essere più reale di così! Certo, si tratta dell’aspetto più folkloristico di tutta la missione, ma guardando queste immagini è impossibile non pensare a come, oggi, la scena iniziale di Heavy Metal sia un po’ meno impossibile e un po’ meno assurda.

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Col suo Starman a bordo, il braccio appoggiato sul finestrino, Life On Mars di David Bowie che accompagna la scena, un asciugamano ed una copia della Guida Galattica Per Autostoppisti nascosti al sicuro nel cruscotto, la scritta “Don’t Panic” sul display dell’autoradio, una targa coi nomi degli uomini e delle donne che hanno lavorato al progetto, le copie digitali dei romanzi della Fondazione di Asimov e, soprattutto, la scritta “Made on Earth by humans” nella scheda madre della centralina, la Tesla spaziale di Elon Musk entra nell’immaginario collettivo e ci lancia un messaggio molto importante: mai smettere di sognare e di pensare con positività, e anche un pizzico di leggerezza, al futuro dell’umanità.

È un’operazione di marketing che però ci fa uscire per un attimo da un’epoca grigia, in cui si è smesso di immaginare il futuro in chiave ottimistica, e lo fa citando tre grandi artisti del passato che tanto hanno stimolato la nostra fantasia, ovvero Isaac Asimov, Douglas Adams e David Bowie: il massimo esponente della fantascienza rigorosa e basata sul possibile, il padre della celeberrima “Trilogia di cinque romanzi”, ancora oggi il miglior esempio di fantascienza umoristica in letteratura e infine Ziggy Stardust, l’uomo che cadde sulla terra, la rockstar più aliena mai apparsa nel mondo dello spettacolo.

In quell’auto in viaggio attraverso il sistema solare ci sono simbolicamente tutti i nostri sogni del passato, insieme a tutte le speranze per il futuro di chi non ha mai smesso di credere che l’umanità sia ancora in grado di fare cose straordinarie, di spingersi oltre i propri limiti e di riuscire ad arrivare un po’ più in là di quanto si potesse pensare.

“Oh man, wonder if he’ll never know…
He’s in the best selling show
Is there life on Mars?”

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