Touch Too Much: gli AC/DC, una tempesta di tuoni e fulmini

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Touch too Much, quarta traccia dell’album Highway to Hell. 1979. AC/DC.

La formazione quando si parla di loro è d’obbligo ricordarla, perché la storia cambia nell’alternarsi di personalità, eccome se cambia. Il gruppo dei fantastici cinque all’epoca era composto da: fratelli Young alla chitarra, Cliff Williams al basso, Phil Rudd alla batteria e l’indimenticato Bon Scott come voce. Bon Scott morirà l’anno dopo, cosa che li costringerà a reinventarsi, a cambiare, una costante nella loro carriera.

Ma il loro spirito non cambia. Loro, gli AC/DC, non cambiano.

Highway to Hell è uno dei migliori album della band, consacrato da Rolling Stones alla 200ma posizione tra i migliori 500 album di tutti i tempi.

Anno 1979, l’ultimo in cui fa eco la voce decisa di Scott.

Michaud-ACDC
Gli AC/DC nel 1979

In quest’album la prima cosa che noti è la più assidua presenza femminile, figure di donne più volte riprese nei pezzi.

Scott infatti ci presenta la sua ragazza (Girls got Rhythm), ironizza su quelle che lo hanno stroncato (Shot down in Flames), scopre il gioco di chi lo inganna (Beating Around the Bush) o ci canta di donne spaventosamente consapevoli ed affascinanti.

È proprio di una di queste ultime che Touch too Much ci racconta, una donna dagli artigli sessuali (quasi) spaventosamente raffinati, che manda in visibile delirio Scott.

She had the face of an angel smilin’ with sin
The body of Venus with arms
Dealin’ with danger strokin’ my skin
Like a thunder and lightnin’ storm

Aveva il viso di un angelo, sorrideva al peccato
Il corpo di una Venere con le braccia
Giocando col pericolo, stringendo la mia pelle
Come una tempesta di tuoni e fulmini

Una donna audace, vogliosa e volitiva, decisa, che quello che vuole se lo prende. E lo vuole subito, come dice lei.

Troppo consapevole il suo tocco, poi, che farà perdere la testa a Scott.

Perso in un viso d’angelo che ben conosce il peccato, dice, una Venere con le braccia e che con quelle braccia lo conduce consapevolmente in un’odissea di piacere.

Un testo che spinge e spinto allo stesso tempo ma con loro, con gli AC/DC, si sa, devi sporcarti le mani. Ti sporchi le mani con testi diretti e riff prepotenti ed esilaranti.

Il video del brano è un live del pezzo che scatena appieno le storiche competenze della band. Basso e batteria preparano una base ritmica che scandisce il ritmo della notte in maniera regolare, la voce di Scott attacca come un annuncio, un annuncio di una notte che è stata, una notte di quelle che non dimentichi.

Scott ci vuole raccontare, come se lo facesse con amici, che non crede a quello che ha visto, e a confermarlo i cori di Malcolm Young e Cliff Williams che urlano che il tocco era troppo, troppo.

Minuto due e poco più, e sul “touch too much” la batteria stacca prima di pompare e la chitarra entra in un riff bestiale, quasi come ad aprire uno show, lo show di quella notte che ha elettrizzato Scott. Lo Scott ammiccante alla camera, piacevolmente elettrizzato, forte e ancora carico di sensualità, perso di quella donna. In un visibilio lirico.

She wanted it hard, wanted it fast
She liked it done medium rare
Seems like a touch
A touch too much

Lo voleva così tanto, lo voleva subito
Le piaceva crudo, medio, ben cotto
Era come un contatto
Un contatto di troppo

Sono questi gli AC/DC di Highway to Hell. Questi gli AC/DC con Scott, con la sua presenza scenica rassicurante e forte, la sua vocalità prepotente, la sua capacità coesiva, forza simbolica e competente.

Scott scomparirà poco tempo dopo, cedendo una responsabilità notevole al Brian Johnson del futuro, il quale si dimostrerà completamente in grado di raccoglierla e farla poi propria. Una responsabilità che sarà lavorata ed elaborata in un altro album di enorme successo della band, Back to Black, un album di duro lavoro, di estrema concentrazione, appena successivo ad Highway to Hell.

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Se penso a loro, se penso agli AC/DC, penso ad Angus e Malcolm e alla loro fede nel gruppo, penso alle spalle prestate da Williams e Rudd, penso alla forza e all’icona di Scott, alla responsabilità e alla storia di Johnson, all’impegno e alla riconoscibilità del lavoro di Rose, per citarne alcuni.

Alla storia del Rock.

Nessun confronto, è una band che grazie alla forza di due fratelli e delle fedeli spalle che li hanno affiancati, le tante che hanno fatto staffetta nel tempo, è stata capace di trasformarsi nella storia facendo la storia.

Questa è Touch too Much, è un pezzo grandioso di grandi personalità, di una band che si regala al pubblico, di un eterno Bon Scott.

AC/DC è corrente elettrica, è Rock.

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Fabiana Falanga scrive storie di musica su Roses Of Rock e Auralcrave. Seguila su Instagram.

 

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