Edges, il mondo al confine di Eloisa Atti

La parola “confine” è un’eterna scommessa della poetica di tutti i tempi, che spazia tra i più differenti generi artistici e contesti culturali. Una definizione capace di suggestionare, di catturare un certo senso di eccitante inquietudine, a metà tra la concretezza del mondo reale e la famelica estemporaneità del sogno. Un’evocazione romantica che nei versi di Eloisa Atti, nei dodici brani di Edges, prende tutto quello spirito di entusiasmante scoperta che agisce come calamita all’orecchio di chi ha nelle corde il viaggio interiore, la scoperta di nuovi territori emozionali, disposti ai poli opposti rispetto un ordinario raccontarsi.

Un album che è un denso intreccio di narrazione tra amori, sogni e mondi, disegnati come quell’estremità che risiede nelle certezze amare e nelle incertezze dolci, come in un gioco necessario di ossimori. La superficie su cui ciascuna di queste sfumature prende corpo è una pacata perturbazione in movimento, in cui blues dalla tempra introspettiva incontra un folk dal mood d’oltreoceano, catturando una malinconia jazz che, nonostante tutto, non è mai pura e vera tristezza. C’è da raccontare tanto, attraverso un firmamento personale ancora in evoluzione (come il messaggio di The Rest Of Me), che somiglia ad un monito recapitato ad un destinatario presente in ognuna delle storie che si inseguono, come una moderna versione di ciò che potremmo chiamare una fiaba musicale.

Lo fa Moony, intensificando il tema del quesito interiore e dell’irrequietezza che sa di conforto, lo conferma l’energia della rincorsa ad un protagonista fatale in Each Man Is God: siamo tutti Dio, ma nessuno può esserlo realmente. Perché dovrebbe, d’altronde, in un mondo di confine? Lo accentua ancora più chiaramente la title track Edges, il gioco di doppi scontri e di rincorse da un punto all’altro delle personalità della storia del disco, che nelle melodie incalzanti di violini e clarinetto dimostrano ancora una volta la fermezza di un’armonia degli eventi sempre agrodolce, eppure così affascinanti allo stesso tempo.

Ciò che l’autrice descrive come una “dreamy land” trasportata da un flusso country americano – dalle sonorità che risaltano e dalla forma di songwriting di ciascun brano – è anche l’ispirazione per la copertina a firma Paola Cassano, designer sarda, che rappresenta uno dei personaggi femminili da lei realizzato per il ciclo Le Sognatrici. Filo conduttore della storia, ma di più storie in una, costantemente in divenire come una pioggia battente che lascia spazio al suo stesso arcobaleno una volta doma.

Il disco è stato prodotto dalla stessa Eloisa Atti, con con mixing a cura dell’iconico Craig Schumacher (Calexico, Devotchka, Neko Case) e mastering di Giovanni Versari (Grammy 2016 ai Muse per “Best Rock Album”). Uscirà il 23 febbraio per Alman Music, con il supporto di Strade Blu Factory. Qui sotto tre tra i brani più significativi dell’album, Each man is God, CRy CRy CRy e Edges, in premiere per Auralcrave.

‘Edges’ è una parola inglese ricca di significato. Edges sono le estremità, i margini che racchiudono un’identità e al tempo stesso rappresentano separazione e contiguità tra mondi diversi, differenze drammatiche e vincoli indissolubili. Edges parla di estremi, di limiti e di confini sotto diversi punti di vista.

Eloisa Atti

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Edges, l’ultimo album di Eloisa Atti, è
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Testo: Giovanni Coppola

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