La musica di Frank Zappa ha finalmente salvato Orwell

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Potrebbe sembrare un titolo avvincente, ideato esclusivamente per attirare il lettore verso qualcosa di completamente diverso, ma questo non è da Auralcrave. Ovviamente è necessario dare, e dunque creare, la storia che rende il mondo intrigante (è quello che facciamo ogni giorno), ma alla fine è il mondo, con le cose che si possono scoprire dentro di esso, ad essere sempre sorprendente.

La musica di Frank Zappa ha finalmente salvato Orwell” dunque focalizza un momento decisivo all’interno dell’evoluzione musicale, in cui la musica si flette su se stessa e focalizza le sue potenzialità artistiche ed esistenziali.

Definiamo innanzitutto lo sfondo di questa ri-flessione: sarebbe infatti impossibile comprendere il brano di Zappa in questione, Watermelon in Easter Hay, senza comprendere il percorso di Joe’s Garage, il concept album di Zappa, diviso in tre atti.

L’album è interamente narrato del Central Scrutinizer (interpretato da Zappa stesso), personaggio molto simile al Grande Fratello di 1984 di George Orwell, che presenta le vicende del protagonista Joe, per dimostrare a chi ascolta l’effetto distruttivo della musica. Joe, un normale adolescente, passerà infatti dal suonare nel garage con una band di amici, al ritrovarsi imprigionato in uno stato distopico dove ogni forma di musica è bandita, in un viaggio che tocca nuove forme di religiosità (come quella di Scientology di Ron Hubbard, criticata ironicamente nel brano A Token Of My Extreme).

L’idea di censura della musica al tempo non era però irreale: Scott Schinder e Andy Schwartz hanno fatto notare che la censura nel mondo distopico di Joe potrebbe riflettere la situazione politica durante la Rivoluzione Iraniana del 1979, nella quale la musica rock era stata dichiarata illegale.

La musica infatti, spiega il Central Scrutinizer porta inevitabilmente al consumo di droghe, alle malattie, la prigione ed eventualmente la pazzia, oltre che a comportamenti sessualmente illeciti. La critica del conformismo sessuale merita tuttavia una analisi approfondita in luogo separato. Mi limito a dire che basterebbe ascoltare Catholic Girls per comprendere la portata del rigetto dell’ipocrisia del mito della ragazza pura cattolica.

Questo tema (quello della censura) diventa ancora più importante se si considera la polemica che sarebbe scoppiata qualche anno dopo Joe’s Garage con il P.R.M.C. (Parents Music Resource Center), che culminò con una audizione di Zappa presso il Senato degli Stati Uniti (la trovate qui sotto), nella quale affermò che l’associazione «lede le libertà civili dei cittadini adulti» e che il suo lavoro fosse da paragonare, per la sua superficialità, all’eliminare «la forfora tramite decapitazione». Lo stesso album Jazz From Hell sarà poi censurato per il brano strumentale G-Spot Tornado, per la sua allusione al punto G vaginale.

Watermelon in Easter Hay giunge proprio nel climax dell’album: Joe è ormai quasi completamente fuori di testa e imprigionato, ma resta un briciolo della spensieratezza passata, in un ricordo. Il ricordo di un assolo di chitarra, definito dal figlio di Frank Zappa, Dweezil, il migliore mai suonato dal padre. Eppure questo colpisce per la sua semplicità, per le sue poche note che trasmettono con delicatezza l’atmosfera solenne, ma che non ha perso ogni residuo di speranza. E grazie al cielo Zappa la speranza non la perse, perché senza il suo lavoro forse ci avrebbero tolto la forma di espressione probabilmente più preziosa che esista, la musica.

“L’informazione non è conoscenza. La conoscenza non è saggezza. La saggezza non è verità. La verità non è bellezza. La bellezza non è amore. L’amore non è musica. La musica è il meglio”

Frank Zappa

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