Dietro l’Ofelia di Millais: la tragica storia di Lizzie Siddal

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Molti avranno presente questo famoso quadro, Ofelia, di John Everett Millais, esposto alla Tate Britain di Londra. Chiunque l’abbia visto, sia dal vivo che in foto, non può non subire il fascino antico e il disperato romanticismo che traspare dalla tela. Il corpo di Ofelia galleggia sul pelo dell’acqua, i fiori appena raccolti dispersi intorno, il viso congelato dall’ultimo respiro.

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Sir John Everett Millais, Ophelia, 1851-2

Quella che non tutti sanno è la storia della donna ritratta in questo quadro.

Pelle diafana, occhi azzurri e capelli rossi, Elizabeth Siddal (detta Lizzie) ha 23 anni quando posa per Millais. Di famiglia umile, lavora come modista a Londra. Notata da W.H. Deverell per il suo aspetto e le sue doti di pittrice, comincia a frequentare l’ambiente dei preraffaelliti, di cui divenne modella prediletta. La sua bellezza angelica la rende la figura femminile ideale per incarnare le allegorie privilegiate dai pittori del movimento. Tuttavia, questo le causa non pochi guai.

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Dante Gabriel Rossetti, Elizabeth Siddal che Legge, 1854

Mentre posa nelle vesti di Ofelia immersa nell’acqua, le lampade rudimentali che dovevano servire a riscaldarla si rompono e Lizzie sviene per il freddo. Colta da una polmonite che le causerà danni permanenti, la giovane comincia a fare uso di laudano, una mistura molto potente a base di oppio, per alleviare i dolori. Nello stesso anno conosce Dante Gabriele Rossetti, che fa di lei sua musa, allieva e amante. Nonostante la salute cagionevole, continua a dipingere sotto la guida del pittore e riesce ad esporre con i preraffaelliti una serie di autoritratti ad olio.

 

I suoi lavori colpiscono la critica e Ruskin diviene suo mecenate, offrendosi di pagarle anche le cure mediche. Pare però che Rossetti sia infastidito dagli apprezzamenti che Lizzie riceve, e che, temendo la sua concorrenza, faccia del suo meglio per ostacolare la sua ascesa. Intreccia relazioni con altre modelle e passano quasi dieci anni prima che decida di sposarla. La famiglia di Rossetti era contraria al matrimonio, poichè non vedeva di buon occhio le origini umili della Siddal.

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Lizzie Siddal, Autoritratto, 1854

Oltre ai dipinti, la giovane scrive una serie di quindici poesie dalle quali si evince la sofferenza e la disillusione data dal rapporto col marito:

Lizzie Siddal, Dead Love

Sweet, never weep for what cannot be,
For this God has not given.
If the merest dream of love were true
Then, sweet, we should be in heaven,
And this is only earth, my dear,
Where true love is not given.

Tesoro, non piangere mai per ciò che non può esistere,
per ciò che Dio non ha dato.
Se il più mero sogno d’amore fosse vero,
allora, tesoro, saremmo in paradiso
e questa è solo la terra, mia cara
dove l’amore non ci è dato.

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Dante Gabriel Rossetti, Lady Lilith, 1868

Dopo l’ennesimo evento traumatico (una gravidanza finita male), nel 1862 Lizzie viene trovata morta nel suo letto, dopo aver assunto una dose letale di laudano. Rossetti continuerà a ritrarla per il resto della sua vita.

La morte da suicida, la giovane età, un amore impossibile. Tutte queste caratteristiche accomunano la modella al personaggio e fanno del volto senza vita di Ofelia il triste presagio della fine di una donna il cui destino rimane inciso, come intrappolato nelle pennellate fluide. Il suo lascito artistico, per quanto minimo, è la prova dell’importanza che ebbe per la sua epoca e di un valore che merita di essere riscoperto.

Lizzie Siddal – Love and Hate

All changes pass me like a dream,
I neither sing nor pray;
And thou art like the poisonous tree
That stole my life away.

Tutti i cambiamenti mi attraversano come in sogno,
non canto, e non prego.
E tu sei come la pianta velenosa
che mi ha rubato la vita.

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Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1870
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