I dieci album rap che hanno segnato il 2017

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Se state cercando l’idea per un regalo vintage come un cd, se nell’ultimo anno siete stati in letargo e volete sapere cosa vi siete persi o se volete controllare che quelli di Auralcrave siano aggiornati quasi quanto voi, questo è l’articolo giusto. Ecco gli album che hanno fatto la differenza quest’anno: rigorosamente in ordine sparso e senza classifica, che ne avete già lette troppe per questo Dicembre. Quelli che vi daremo sono una serie robusta di nomi rap/hip hop, nella giusta alternanza tra nomi noti e realtà emergenti, lasciando che siate voi a valutarli e farli propri. Questi i dischi che, a nostro parere, hanno segnato il 2017. Con tanto di link per l’acquisto su ogni titolo.


Jay-Z – 4.44

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mr. Knowles ha presentato il suo tredicesimo (capo?)lavoro la scorsa estate, ma non aspettatevi pezzi da ascoltare mentre vi rilassate al sole: la prima track di 4.44 ,Kill JAY-Z, racconta di quando quasi sparò a suo fratello, dei suoi problemi coniugali e delle liti con Kanye West. È un album di sfogo, di protesta (contro il conformismo della scena musicale) e di mea culpa.

Si tratta in realtà anche di un prodotto tramite cui promuovere Tidal, la piattaforma acquistata dal rapper e sulla quale l’album è stato reso disponibile gratuitamente.


Eminem – Revival

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’alter ego di Slim Shady, che aveva già fatto parlare di sè lo scorso ottobre con un freestyle polemico contro il presidente USA e con Walk on Water, uscito prima del rilascio dell’album, ha impacchettato un lavoro ricco di featuring interessanti (Alicia Keys, Ed Sheeran, Pink, X Ambassadors) ma nessuna rivoluzione copernicana.

I 19 brani che compongono questo lungo disco ci ricordano lo stile dell’Eminem a cui eravamo abituati: un’inizio lento e un climax di rabbia intrecciati a immagini satiriche contro alcuni personaggi noti del suo Paese (tra cui Ivanka Trump). Niente di nuovo, però, niente che faccia davvero battere il cuore.

Esclama in Castle: “Farò uscire questo ultimo album, poi ho finito / al cento per cento finito, sono stufo, cazzo”. Non fare così Marshall. Neanche a noi è piaciuto tanto, ma hai ancora tanto da dirci. È solo una fase di passaggio.


Kendrick Lamar – DAMN.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il big che ha raccolto più consensi e standing ovation è stato il buon Kendrick con Damn, (il suo album è il migliore dell’anno secondo Times, disco di platino negli USA, disco d’argento nel regno Unito, miglior album secondo Rolling Stones USA).

Vale la pena citare la recensione di Rolling Stones:

È puro entertainment senza punti morti, senza pezzi riempitivi che non riesci mai a capire del tutto o che pensi siano capricci dell’artista. Si prosciuga quasi l’anima per mostrarci il numero impressionante di personaggi che può interpretare, di forme che può assumere il suo timbro vocale. Kendrick, trent’anni ancora da compiere, è il migliore rapper in circolazione oggi, capace persino di far passare quasi inosservato un disco marmoreo come Compton di Dr. Dre all’epoca dell’eccentricità free jazz di To Pimp A Butterfly (2015). 

14 tracce da ascoltare una dietro l’altra, una collaborazione con Rihanna, U2 e Zacari che hanno convinto anche i più scettici. Kendrick Lamar si era guadagnato un posto nell’Olimpo cinque anni fa con Good Kid, M.A.A.D City e intende rimanerci.


Big Sean & Metro Boomin – Double or Nothing

 

 

 

 

 

 

 

Quello passato è stato un anno molto intenso per il Big Sean, se consideriamo che ha collaborato con i Coldplay per Miracles (Someone Special), con Calvin HarrisKaty Perry e Pharrell Williams (Feels). Non è da meno il socio, che ha lavorato negli ultimi mesi con Lana Del Rey, Drake e Offset, e ha lanciato l’etichetta Boominati Worldwide.

Curriculum di tutto rispetto insomma, eppure l’album non convince: non saremo noi a dirgli che ha potenziale (e l’ha già dimostrato) ma non si applica. Citando The Next Tune:

Il problema è che Double or Nothing non sembra pensato su misura per Big Sean, e quest’ultimo ce la mette tutta per farcelo capire. Il rapper di Detroit si prova ogni abito per vedere quale gli stia meglio, ma la verità è che non sta del tutto bene nè in vesti politiche.

È stato un anno di grande performance per entrambi, ma temiamo che non sia il caso di quella insieme.


Macklemore – Gemini

 

 

 

 

 

Consoliamoci con re Macklemore allora. Si tratta del primo senza il socio storico, Ryan Lewis, con cui aveva lavorato a This Unruly Mess I’ve Made. La svolta avviene a giugno con Glorious, il primo singolo senza la firma dell’amico. A settembre, il test dell’album da solo.

Macklemore nell’ultimo lavoro ammicca alla tendenza trap adattandola al suo stile (vfr. Willy Wonka con Offset dei Migos e How to play the flute con King Draino); flirta col rock (se vi è piaciuta Can’t stop dei Red Hot Chili Peppers non potrete non innamorarvi di Firebarther) e infine ci ricorda quanto il rap sia un genere totalmente nelle sue corde con ExcavatePromosso.


Drake – More Life

 

 

 

 

 

 

Il 2017 è stato anche l’anno di More Life di Drake, definito dall’artista playlist. In che senso?, vorremmo sapere. More Life è stato l’album dei record: nelle prime 24 ore d’uscita ha totalizzato quasi 90 milioni di stream globali su Apple Music e 61.3 milioni di stream su Spotify. Per non citare Glow con Kanye West,uno dei pezzi più ascoltati del 2017. Poche collaborazioni ma ben scelte: molte tracce (22 tracks) ma, non si sa come, non stufa.

Ogni pezzo è un gioiello indipendente, e tutto l’album un omaggio al R&B e alla sua storia. Nulla da aggiungere, se non: ascoltatelo.


Sza – Ctrl

 

 

 

 

Tra i nuovi, si distingue Sza, entrata prepotentemente sulla scena: Ctrl è stato definito album dell’anno da TIME.

Citando Rockol:

Ctrl è l’ennesimo eccellente lavoro di sintesi che ci arriva dai collettivi hip-hop che si stanno dimostrando sempre più dei laboratori creativi del pop prossimo venturo, con la voglia di contaminare linguaggi e generi musicali.

Da un punto di vista dei testi le canzoni sono una collezione di quadri e situazioni profondamente personali: raccolti di infedeltà, disavventure sentimentali dolorose, problemi di autostima, amplificate dall’incapacità di assumersi il controllo della propria vita sempre più saturata dall’uso dei social (qui il significato di Ctrl come il tasto della tastiera).

Ma non sono solo i testi a renderlo un album vincente: a determinarne il successo è la voce e come viene sapientemente sfruttata per adattarsi al meglio in ogni canzone. Jon Pareles del New York Times scrisse: “But now, she fully commands the foreground of her songs. Her voice is upfront, recorded to sound natural and unaffected.” (E adesso, possiede perfettamente il primo piano delle sue canzoni. La sua voce sta in testa, ben sintonizzata su un suono naturale e spontaneo.”

Per citare TIME, “ci sarà un motivo se Rihanna, che collabora con lei, e il produttore Kendrick Lamar sono suoi fan”.


Lil Pump – Lil Pump

 

 

Su LilPump forse andrebbero spese due parole in più: questo giovanissimo autore, che francamente non so a voi ma a me sembra il fratello di Ghali, è appena entrato sul grande palcoscenico della musica americana ma ha già fatto parlare molto di sè.

Citando Noisey, Lil Pump:

Non è un artista. È un ignorante, e lo dice lui stesso. Non fa parlare di sé per la sua musica, ma per ciò che rappresenta: cioè la cultura dei meme, la generazione di Instagram e la vittoria dello stile sul contenuto. Lil Pump spacca, ma non perché è più bravo degli altri a fare musica: spacca perché abbiamo deciso che spacca rendendolo meme e cultura, e punto.

L’album, più trap che hip hop in realtà, ha sgomitato su una piattaforma poco chic come SoundCloud fino a farsi conoscere anche oltreoceano. I testi parlano di lui, servono a costruire il personaggio: ed è un personaggio davvero, se consideriamo che di lui si sa pochissimo (solo quello che vorrebbe far credere lui), e anche il suo nome vero rimane un mistero.

Non è un album influente per il contenuto, ma per il nome in copertina: sentiremo ancora parlare di lui.


Kodak Black – Painting Pictures

 

20 anni. V-e-n-t-a-n-n-i. Iniziato a far parlare di sé quando nel 2015 girò sul web un clip di Drake che ballava su una sua canzone, il ragazzo ha ancora tutto da dimostrare e nulla da perdere. Roll in Peace e Transportin sono entrati subito nella Hot 100 e il suo album, Painting Pictures, sta raccogliendo ottimi consensi. Tenetelo d’occhio.


A$AP Ferg – Still Striving

Un album che si fa notare per le collaborazioni con nomi prestigiosi quali Playboi Carti, Migos, ASAP Rocky, MadeinTYO, Busta Rhymes, French Montana, Rick Ross, and Snoop Dogg. Ferg ha frequentato la NYC’s High School of Art & Design e si vede: lo stile dell’artista è studiato e curato e lo studente vuole che si noti: i 14 pezzi a metà strada tra il super contemporaneo trap e il tributo ai grandi di Atlanta, Miami, NYC.

Testi introspettivi, confessioni a cuore aperto, (Plain Jane, The Mattress Remix,Tango)  a volte arrabbiati e provocatori (Plain JaneNasty (Who Dat) ci segnalano un artista che vuole far parlare di sè ancora a lungo.

Crediamo di avervi assegnato abbastanza compiti per le vacanze. Ascoltate e approfondite. E se includerete qualche buon acquisto tra i regali da fare durante le feste, saremo ben lieti di avervi aiutato.

Cover Image: Kendrick Lamar, Artwork by Wendell Weathers

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