Bruce Springsteen, Born to Run: la storia del rocker che c’è in noi

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In queste sere autunnali, dove il freddo comincia a farsi sentire e l’inverno è alle porte, capita di pensare che il miglior modo per passare il tempo sia leggere un bel racconto davanti al fuoco del caminetto? Poi però l’attenzione cala, un po’ per la stanchezza, un po’ per la luce tenue della lampada o del focolare. E così tipicamente il romanzo viene messo da parte.

Se succede anche a voi, allora Born To Run di Bruce Springsteen è l’album giusto per l’occasione.
Sono storie, e il tutto dura appena 40 minuti. Semplice, veloce e epico.

Sì, perché non è la durata che fa l’epicità di un disco, bensì gli arrangiamenti, gli archi, i fiati, la chitarra e le ritmiche. L’insieme dei suoni che lo compongono. E questo album, signori e signore, non è solo rock’n’roll.

Sentite il suono dell’armonica e la ritmica del piano suonato da Roy Bittan, e la voce di Bruce Springsteen che comincia questo racconto come fosse all’interno di uno di quei pianobar fumosi della periferia di New York.

La porta a rete sbatte
il vestito di Mary svolazza
come una visione lei danza sotto la veranda
mentre la radio suona
Roy Orbison canta per quelli che si sentono soli
io sono tra quelli e tutto ciò che voglio sei tu
non rimandarmi a casa

Sono lampi di luce, scene di un film appena cominciato, che lo spettatore non sa nemmeno cosa sia capitato, ma si ritrova catapultato lì dentro. Semplice e denso, imponente e fragile. Una ballata sbilenca che si trasforma in un rock’n’roll forte e vigoroso.

E che, a sua volta, in un brano con un pianoforte che tocca accordi e note che ti portano vicino al palco, dove suona una band che sta tra il jazz, il soul e il blues e tempi swing. E le vedi quelle ragazze che alzano le loro mani per Scooter e Big Man. Due che portano avanti il loro sogno e la loro illusione, che vogliono conquistare la città a colpi di musica, con la Decina Strada tagliata fuori (Tenth Avenue Freeze Out).

La stessa strada dove un uomo corre impazzito con la sua auto, stanco del lavoro e follemente innamorato di una ragazza che sta cercando di conquistare. Stanco di una vita che lo sfrutta in fabbrica con turni lunghi ed estenuanti, ma che combatte ancora per vivere dello sguardo di un amore che forse è sognato o forse è reale, come la notte in cui corre con la propria Cadillac (Night).

E così poi, la calma ritorna, il cuore rallenta e vuoi capire chi è quello là, quel ragazzo dietro all’angolo. Piange, sospira, ti racconta di Terry e di quell’estate passata insieme. Quando un’amicizia tra ragazzo e ragazza si è trasformata in qualcosa di più, in una dolce storia d’amore, che li ha portati a passare serate insieme ad ascoltare LP, a parlare, a coccolarsi sulle spiagge e a nascondersi nelle strade secondarie “con un amore così tenace e pieno di sconfitte” (Backstreets).

Dopo arriva la giovinezza. La senti in quel ritmo martellante del rullante e in quel fraseggio dei fiati che è l’ora di raccontare l’adolescenza, i ritmi della notte e del giorno, i momenti in cui ti senti compresso sia nel piccolo paese che nel quartiere dove abiti e hai solo voglia di urlare alla notte e di amare e di correre con la tua macchina, perché tu lo sai che sei nato per correre. Che in questo mondo non ci sei soltanto tu, ma che sei tu quello che può dimostrare come si può cambiarlo.

E se un mondo per cambiare quel mondo c’è, si sa, è l’amore. Anche quello fuggente e tenero delle serate estive, di una ragazza che resta l’amore della tua vita per qualche attimo appena, con cui ti scambi felici e leggeri e veloci baci. E se lei è la regina che pensa di averti in pugno, tu sei il cacciatore che la tradirà. Perché lei è, sì, l’unica, ma tu ami assaporare l’amarezza di un’altra storia andata male (She’s the one).

E dietro l’altro angolo della strada, vicino al fiume, lo vedi quel ragazzo che chiede un passaggio a un amico? Ha un appuntamento importante, con dei pezzi grossi. Forse rischia o forse ha soltanto bisogno di sentirsi importante, con una camicia bella e un po’ di rispetto da gente che non dà rispetto sempre. E i suoi amici non ci credono, ma vedi che quel suo amico gli dà retta? Annuisce, pensa che si può fare. Perché insieme possono dimostrare al mondo che loro sono i migliori. Nati per correre, anche una notte soltanto (Meeting Across the River).

Li hai visti passare in sordina, li hai visti per qualche minuto appena, hai sentito i loro sguardi addosso e hai letto le loro prodezze. Non sono eroi. Non sono senza paura. Hanno il loro coraggio e cercano di dimostrarlo in quella piccola ed eterna città. In quella Giungla che gli si staglia davanti e che si mostra anche ai tuoi occhi, ora che puoi vederla.

È la città. È l’America. È la tua città. È l’Italia. La provincia.
È il tuo mondo.
Quindi ora spegni la luce, e non andare a dormire.
Butta via quelle pantofole e corri.
Che anche tu, che tu lo sappia o no, sei nato per correre.

Fuori, la strada è in fiamme
in un vero e proprio valzer di morte
tra ciò che è carne e sangue
e ciò che è fantasia
e quaggiù i poeti
non scrivono un bel niente
si tengono in disparte
e lasciano perdere
e nel cuore della notte
afferrano il loro attimo
e cercano di prendere una posizione onesta
ma finiscono feriti
neppure morti
stanotte nella Giungla.

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