Casablanca: un capolavoro firmato Hollywood

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Quando il 26 novembre del 1942 Casablanca venne proiettato per la prima volta in anteprima a New York, nessuno pensava che sarebbe rimasto nella storia del Cinema: neanche i tre Oscar vinti sembrarono indicarne l’immortalità, che fu raggiunta  solo quando la pellicola di Michael Curtiz venne riproposta negli anni ’50, dopo la morte di Humphrey Bogart.

La “prima” era in realtà prevista nei primi mesi del 1943, ma l’occasione dell’invasione del Nord Africa e della conquista da parte degli Alleati proprio di Casablanca fece anticipare i tempi: il definitivo arrivo nelle sale, invece, venne fatto coincidere con il 23 gennaio, data della Conferenza di Casablanca, dove s’incontrarono il presidente USA Roosevelt e il Primo Ministro inglese Churchill.

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Il film era basato sullo spettacolo teatrale Everybody Comes to Rick’s, scritto da Murray Burnett e Joan Alison nel 1940: la storia, dichiaratamente anti-nazista e nata per sostenere la Resistenza francese, venne acquistata dalla Warner Bros. per 20.000 dollari (il prezzo più alto mai pagato a Hollywood per un testo originale) proprio per realizzarne una trasposizione cinematografica, che venne ribattezzata Casablanca.

La trama restò incentrata su Rick Blaine, un americano che, dopo aver abbandonato la Francia occupata, aveva aperto un nuovo locale a Casablanca, controllata dal Regime di Vichy. Ed è proprio presso il suo Rick’s Bar che una sera del 1941 si presenta Ilsa Lund, il suo amore dei tempi di Parigi: la donna necessita di due lettere di transito per poter lasciare la città assieme al marito Laszlo, leader della Resistenza cecoslovacca braccato dalla Gestapo. Rick, in bilico tra la sua ostentata neutralità e l’amore per Ilsa, cui non perdona di essere tornata dal marito, decide di aiutarli e architetta un piano che permetta ai due di fuggire e lasciare il Marocco. In realtà quando iniziarono le riprese solo la prima parte della sceneggiatura era pronta e questo costrinse la produzione a girarlo in sequenza (processo inusuale per l’epoca), nell’attesa che arrivassero le parti mancanti: questo irritò non poco gli attori, che non conoscevano gli sviluppi dei propri personaggi, né come il film sarebbe finito.

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Casablanca venne girato prevalentemente negli studi di Hollywood della Warner e la scelta del cast casting non incontrò particolari problemi: nonostante le fughe di notizie dell’epoca, Ronald Reagan non fu mai considerato la prima scelta per il ruolo di Rick, per cui fin dalla genesi della produzione venne individuato in Humphrey Bogart il prescelto; mentre per Ilsa, prima di arrivare a Ingrid Bergman, furono in lizza Ann Sheridan, Hedy Lamarr, Luise Rainer e Michèle Morgan. La maggior parte dei ruoli secondari furono affidati ad un cast internazionale, costituito da attori, tecnici e registi (Michael Curtiz era ungherese) provenienti prevalentemente dai paesi europei all’epoca occupati o in guerra con la Germania Nazista: Conrad Veidt, famoso attore teatrale tedesco, sposato con una ebrea e costretto a fuggire dopo l’avvento di Hitler, aveva accettato il ruolo del Maggiore Strasser solo con l’assicurazione che sarebbe stato il “cattivo” del film.

Non mancarono le difficoltà con la censura per Casablanca: Joseph Breen, responsabile del Production Code Administration (l’organo censorio di Hollywood noto anche come Codice Hays), mosse dei dubbi sulla condotta morale del Capitano Renault (che sembrava molto interessato a concedere visti in cambio di favori “particolari” da parte del gentil sesso) e sul fatto che Rick e Ilsa lasciassero capire di aver dormito insieme. Furono modificati o addirittura rimossi molti dialoghi che lasciavano intendere riferimenti sessuali troppo espliciti tra i due protagonisti, il cui passato di amanti venne reso nel modo più impalpabile possibile. Comunque, alla fine Casablanca riuscì a non incorrere in altre attenzioni pruriginose della PCA e poté uscire nei cinema senza ulteriori tagli.

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As Time Goes By era stata pubblicata negli anni ’30, senza riscuotere particolare successo, ma fu comunque inclusa in Casablanca da Max Steiner (responsabile della colonna sonora), che considerava questa canzone di Herman Hupfeld così piena di struggente nostalgia da essere perfetta per la tormentata storia d’amore tra Rick e Ilsa: la sua intuizione si rivelò più che azzeccata e As Time Goes By è diventato uno dei brani contenuti in un film più amati e famosi di sempre.

Alla sua uscita Casablanca ricevette buone (ma non entusiastiche) recensioni e incassi che lo posero al settimo posto tra i film più visti del 1943, dati non abbastanza soddisfacenti per la Warner. Il mito di Casablanca nacque nel dopoguerra, grazie anche a una retrospettiva organizzata dall’Ateneo di Harvard, che riportò in auge il film e fece riscoprire a stampa e pubblico le difficoltà e i sacrifici dei due impossibili amanti Rick e Ilsa.

Nel 1983 i due autori di Everybody Comes to Rick’s portarono in tribunale la Warner, nella speranza di poter tornare in possesso dei diritti di Casablanca: non vinsero, ma la Warner riconobbe comunque loro una lauta somma e la possibilità di riportare in scena lo spettacolo originale. Everybody Comes to Rick’s tornò così a teatro nel 1991 a Londra, dove non incontrò però il favore del pubblico e chiuse tristemente questa sua seconda vita dopo sole sei settimane di repliche.

Nel 1998 Casablanca è stato inserito nella lista dei 100 migliori film americani di ogni tempo, finendo secondo dietro a Quarto PoterePochi film hanno visto accrescere negli anni il proprio seguito e sono diventati classici senza tempo: l’avvincente trama, sempre in bilico tra l’impossibile storia romantica e la lotta per la libertà, ha reso Casablanca il cult amato da generazioni di cinefili e Humphrey Bogart un mito.

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Basta lo sguardo

Umberto Eco disse che Casablanca è un’antologia di tanti film, costruito quasi per caso, giorno per giorno, senza che sul set si conoscesse l’evoluzione della storia e ammucchiando tutti i possibili cliché della storia del Cinema: ma proprio quella che potenzialmente è la maggiore debolezza del film, in realtà lo porta a imporsi quasi per miracolo e a conquistare gli spettatori, perché il fascino della storia e dei suoi personaggi privi di direzione, costretti ad un’ambiguità così umana e sofferta, aumenta a dismisura la potenza narrativa.

Nel 1973 la Warner provò a convincere Francois Truffaut a girare un seguito, ma il regista rifiutò l’offerta: “Nonostante Casablanca non sia il mio film preferito di Bogart, so che i giovani americani lo adorano e non riesco a immaginare Jean-Paul Belmondo e Catherine Deneuve prendere il posto di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman”.

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Beh, nemmeno noi.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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