Il potere nascosto delle campane tibetane: una cura per l’anima

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Le campane tibetane hanno un’origine antichissima che risale a 3000 anni fa e venivano utilizzate in Tibet durante l’epoca del Bon, la religione autoctona antecedente al Buddhismo. Si diffusero poi in tutta l’Asia ed è documentato il loro utilizzo presso le popolazioni antiche nella pratica religiosa, curativa e puramente sonora. Oggi vengono prodotte perlopiù in Nepal e le più diffuse hanno una lega di 7 metalli (Ferro, Rame, Argento, Mercurio, Oro, Piombo, Stagno) che corrispondono simbolicamente ai sette pianeti del sistema solare. È proprio dalle combinazioni metalliche e dalla loro struttura che dipende la qualità del loro suono, ricco di armonici dalle frequenze molto pure che consentono effetti di straordinaria risonanza dentro e fuori dal corpo coinvolgendo l’ascoltatore sul piano fisico, psichico e spirituale.

Quando sono state introdotte in occidente, intorno agli anni ‘50, si è dimostrato, attraverso diversi studi, che le vibrazioni da loro prodotte sono in grado di ridurre lo stress, migliorare la concentrazione, abbassare la pressione sanguigna, stimolare il flusso della forza vitale nell’organismo, rafforzare le difese immunitarie, riequilibrare il campo energetico. Consentono inoltre la sincronizzazione degli emisferi cerebrali, permettendo una maggiore lucidità mentale e creatività. Il loro effetto salutare si esplica grazie al principio di risonanza, per cui i suoni e le vibrazioni prodotte dalla campana penetrano l’organismo attraverso l’elemento acqua, di cui esso è per la maggior parte composto, e lo riarmonizzano.

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Oggi molti operatori olistici utilizzano le campane per effettuare il cosiddetto “massaggio sonoro”, ponendole sul corpo del paziente e suonandole.  Può essere considerata una terapia vibrazionale alla stregua dell’omeopatia e dell’agopuntura. Queste medicine ritengono che ogni essere vivente possieda il proprio distintivo ritmo vibratorio personale, il proprio armonico, ottenuto dalla somma delle singole frequenze di risonanza di ogni organo e tessuto. Possiamo pensare al nostro corpo come ad una complessa orchestra che sta suonando una meravigliosa sinfonia. Quando siamo in stato di salute, l’intera orchestra suona in armonia, quando ci colpisce una malattia una parte del corpo vibra fuori tempo. Questo accade perché le nostre naturali vibrazioni possono essere compromesse da agenti patogeni o da una prolungata esposizione a sostanze tossiche. Con il massaggio sonoro l’operatore cerca, attraverso il principio di risonanza, di riarmonizzare l’organismo riportandolo alle sue naturali, salutari vibrazioni.

Ma perché usare le campane tibetane per effettuare il “massaggio sonoro” e non un altro strumento? Le campane si prestano particolarmente a questo scopo perché, come abbiamo detto, sono uno strumento capace di veicolare suoni e vibrazioni ricchi di armonici naturali. Per comprendere meglio il fenomeno, basti pensare che mentre gli strumenti dell’orchestra producono armonici, cioè note formate dalla sovrapposizione contemporanea di suoni in rapporto di ottava, quinta, terza, e così via, il cui suono predominante è quello più grave che dà il nome alla nota di volta in volta prodotta, al contrario nel caso delle campane si sentono chiaramente sia la fondamentale sia il terzo armonico, cioè la quinta, e anche i successivi armonici.

È come se le campane producessero sempre degli ‘accordi’ di note tutte perfettamente udibili, molto piacevoli e consonanti. Questa loro peculiarità di produrre contemporaneamente più suoni con diversi intervalli fa si che chi riceve il massaggio sia completamente avvolto in una bolla sonora, un bagno rigenerante che non solo mette in risonanza l’intero organismo, ma che coinvolge anche l’attività cerebrale permettendole di sintonizzarsi sullo stato Alfa (dagli 8 ai 13.9 hertz). A queste frequenze la vibrazione arriva all’ipofisi, quindi, attraverso l’ipotalamo, alla ghiandola pineale, la quale stimolata rilascia endorfina, serotonina ed altre sostanze che guidano tutto l’organismo nel processo di auto regolazione, nella riduzione dello stress e nella sensazione immediata di un profondo rilassamento e benessere.

Francesca Brocchetta

Francesca Brocchetta è laureata in Studi linguistici e filologici e dedita allo studio e alla pratica della comunicazione analogica non verbale. ​Appassionata di musica e medicine naturali, ha acquisito il titolo di Operatrice Olistica seguendo il corso di Mauro Pedone sul Massaggio Sonoro con le campane tibetane e si è formata in Musicoterapia Orientale e Canto Armonico presso la scuola di Nada Yoga di Riccardo Misto. La trovate su Facebook.

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