Da Zoo Kid a The Ooz: il fenomeno King Krule

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King Krule, nel panorama internazionale di oggi, è una cometa che non si sa dove voglia cadere, influenzato da artisti come Morrissey, Elvis Presley, Fela Kuti, J Dilla e Edwin Collins per citarne alcuni. La sua musica viene descritta come un mix di alcuni derivati jazz come il punk jazz e il jazz fusion, aggiungendo elementi di darkwave, post punk e hip hop.

Partiamo dall’inizio e cerchiamo di capire chi si nasconde dietro a questo artista.

Andy Ivan Marschall nasce il 24 Agosto 1994 a East Dulwich, nel sudest di Londra, Andy vive tutt’ora nella casa dov’è nato e cresciuto insieme alla madre, questo fa capire la particolarità di questo ragazzo che dopo aver raggiunto la fama non si sente in obbligo di vivere una vita sotto i riflettori ma prendere il tutto con molta normalità. La sua formazione parte dalla BRIT school dove la frequenta dal 2008 al 2011, periodo dove incide alcuni brani con il pseudonimo di Zoo Kid, nell’ luglio 2011 fa la sua prima comparsa con il nome King Krule ad un concerto  in Francia, da li non si fermerà più.

Nel 2013 King Krule ha diciannove anni quando pubblica il suo primo album 6 Feet Beneath the Moon. Sembra ancora un bambino, pallido con i capelli rossi e le lentiggini, con uno stile tra il nerd e la street fashion, un personaggio che sembra quasi uscire da The Misfits. Invece tutto questo non si percepisce, guidato da una forte voce aspra e baritonale e da una chitarra percussiva e rabbiosa Krule racconta la lotta quotidiana per la soppravivenza, se non quella fisica quantomeno quella dell’anima (“Another disappointed soul” lamenta nel brano Has this Hit), dai cui fa trasparire il suo ottimismo incazzato e la vitalità dell sua giovane età. In questo album mescola sonorità lounge jazzy in formato dubstep come nel brano A Lizard state alle composizioni molto più post-punk di Easy.

A New Place 2 Drown (uscito nel 2015) , pubblicato con lo pseudonimo Archy Marshall, è un libro di 208 pagine contenenti foto, poesie e schizzi fatti da Andy  e suo fratello Jack, un cortometraggio contenente una soundtrack di 37 minuti, che rientra perfettamente nella discografia dell’artista. Le sonorità di questo progetto dal punto di vista musicale si buttano molto su atmosfere “bristoliane”, tra inserti vocali e beat granulosi che ricordano molto l’estetica boom-bap  anni ’90.

Con l’uscta del nuovo album The Ooz (2017) King Krule sembra incazzato, violento come nel brano Dum Surfer per poi trasformarsi in una persona totalmente diversa , quasi disorientato in Czech One. Un album fastastico dove Andy si mette a nudo tra sicurezze e paure date ancora dalla sua giovane età, una voce cupa sottolineata da una chitarra più seria e rockeggiante lasciando in sottofondo l’impronta jazz soul che ha sempre caratterizzato la musica di Andy, un album sicuramente tra i più innovativi della nuova generazione dove un artista come King Krule ci potrà sguazzare a pieno con la sua immensa classe.

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