I Soliti Sospetti: la spiegazione del soggetto Keyser Söze

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Un giorno di qualche anno fa un amico mi chiese di cosa parlasse il film I Soliti Sospetti, era certo che gliene avessi fatto cenno da poco e non si sbagliava. Due settimane prima ero infatti incappato quasi per caso nella pellicola e ne ero rimasto talmente ammaliato che non avevo fatto che parlare d’altro per giorni interi. Bene, per rispondere all’estemporanea domanda del mio interlocutore senza diventare tutto a un tratto logorroico, mi resi conto di avere non una, non due ma ben tre possibili risposte a disposizione.

Prima possibile risposta: avrei potuto raccontargli che si tratta di un film del 1995, magistralmente diretto da un appena trentenne Bryan Singer e altrettanto magistralmente interpretato, tra gli altri, da un Kevin Spacey in stato di grazia e da un giovanotto di belle speranze che risponde al nome di Benicio del Toro. Avrei poi senz’altro dovuto menzionare i due Oscar vinti dal film, il primo assegnato a Spacey in qualità di Miglior attore non protagonista per il ruolo di Roger “Verbal” Kint, e l’altro stravinto da Christopher McQuarrie per la Miglior sceneggiatura originale. Avrei quindi dovuto aggiungere che è una sorta di thriller sui generis e infine cambiare repentinamente discorso per non costringermi a spoilerare nulla, perché tanto si sa come vanno a finire certe conversazioni. Ritenendo I Soliti Sospetti una sorta di irrinunciabile capolavoro del cinema contemporaneo, mi sarebbe dispiaciuto rovinare la festa all’amico curioso.

Per non sciorinare le notizie facilmente attingibili da Wikipedia di cui sopra, rischiando di annoiare a morte l’amico facendogli passare la voglia di godere del film, avrei potuto -ed ecco la seconda possibile risposta- riassumerne brevemente la trama. Non trattandosi però né di una commediola con la Aniston o la J. Lo, i cui plot sono generalmente liquidabili in una sola parola, né di un film di Sorrentino, la cui “autoriale” limitatezza di contenuti elimina di fatto la possibilità di spoilerarne alcunché, mi trovai improvvisamente in difficoltà nel confezionare lì per lì un breve sunto della pellicola. I Soliti Sospetti merita di essere visto, non raccontato, sia per la trama cervellotica e traboccante di continui colpi di scena, sia per la sua insolita natura che mescola con incredibile maestria elementi del noir, del thriller e dell’horror più raffinato. E’ un film difficile da rendere a parole.

Ecco quindi cosa risposi all’amico curioso: “Quasi certamente Keyser Söze non è il diavolo, ma è comunque quanto di più prossimo a lui si possa trovare in terra”. Intuii immediatamente di essermi espresso con una qualche eccitazione maniacale e trovai conferma di ciò nello sguardo sorpreso del mio interlocutore che ammutolito non chiese altro. Avevo però ottenuto il mio scopo, il giorno dopo era in fregola anche lui. Quella notte aveva guardato I Soliti Sospetti non una, non due, ma ben tre volte di fila.

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Keyser Söze

Si possono citare decine e decine di romanzi, film e opere d’arte più in generale che annoverano tra i propri protagonisti il diavolo. Ma I Soliti Sospetti –va chiarito fin da ora- non è una di queste, perché Keyser Söze non è propriamente il Diavolo o più in generale un demone. Non è cioè una creatura maligna e soprannaturale non appartenente a questo mondo, dotata di poteri straordinari e contrari alle più basilari leggi fisiche, capace di scomparire nel nulla in uno schiocco di dita o depositaria del dono dell’ubiquità. Una figura con queste caratteristiche è ad esempio il Mr. Woland del romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, costretto a nascondere dietro un’identità terrena la propria natura soprannaturale. L’opera, la cui ultima riscrittura risale al 1940, dipinge infatti la vicenda di Satana che, accompagnato da un degno codazzo di diavolacci da strapazzo, mette a soqquadro Mosca al fine di rimediare una compagna per il Gran Ballo annuale di Satana, che quell’anno si terrà appunto nella capitale sovietica. Come dissi al mio amico, Keiser Söze non è certo Satana, ma è quanto di più vicino a lui si possa trovare sulla faccia della terra. E’ il vero deus ex machina della vicenda narrata nel film e appartiene a quella schiera di personaggi immaginari che, pur essendo umani, possiedono alcune delle caratteristiche distintive della figura letteraria e mitologica del diavolo. E questo, d’altronde, non è certo un segreto o frutto d’interpretazione, visto che I Soliti Sospetti è disseminato di citazioni riguardanti il demonio.

Nella pellicola ritroviamo in particolare due delle caratteristiche salienti della figura del Maligno: da una parte l’ineguagliabile capacità di camuffare la propria reale identità agli occhi del mondo, sorretta da eccellenti doti retoriche e attoriali; dall’altra una preveggenza praticamente infallibile. Roger “Verbal” Kint, interrogato dall’agente doganale David Kujan sull’identità del misterioso ed efferato Keyser Söze, riesce con incredibile maestria e naturalezza a fingersi un povero “zoppo di New York”, criminale di mezza tacca, stupido e bistrattato da chiunque, terrorizzato al solo sentirlo nominare. La recita è così perfetta che il poliziotto non può far altro che cadere nella trappola e rilasciare Kint. Spacey è spaziale, niente da dire, e diabolico inganna il più delle volte anche chi sta guardando il film. Il danno è fatto, ma puntuale arriva proverbiale anche la beffa: appena rilasciato Kint non si esime dal salutare Dujan con uno schizzinosissimo “Poliziotti di merda!”, per poi scomparire nel nulla in poco più di uno schiocco di dita. Va rilevato, d’altronde, che per tutto il corso del film l’ironia non viene mai meno al protagonista, visto che a un certo punto dell’interrogatorio pronuncia con sconcertante candore una frase ormai cult:

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è far credere al mondo che lui non esiste”

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Kevin Spacey in Roger “Verbal” Kint

Allo stesso modo, e questo evidenzia bene la natura diabolica di Kint, il Mr.Woland di Bulgakov dissemina le proprie conversazioni con gli ignari esseri umani di precisi indizi circa la propria identità. C’è un’ironia spietata in questo, così come spietata è la sua capacità di farsi beffa della buona fede del prossimo. Mr.Woland è maestro di retorica e recitazione, può parlare del diavolo essendolo e nessuno lo saprà mai. Kint non è il diavolo ma poco ci manca, e Keyser Söze è il nome che ha dato al suo mito.

Un personaggio cinematografico molto simile a quello di Keyser Söze è il sicario Lorne Malvo, presente nella prima stagione di Fargo. Con lui veniamo alla seconda delle caratteristiche demoniache a cui accennavo sopra: la preveggenza. Sia Malvo che Söze sono incredibilmente scrupolosi nel preparare i propri piani criminali per portarli a termine senza il minimo intoppo, ma non è solo questione di non lasciar nulla al caso. Entrambi i personaggi hanno infatti la capacità di prevedere con largo anticipo ed esattezza pressoché matematica quelle che saranno le conseguenze delle proprie azioni, riportandoci a un’onniscienza che sfida quella tradizionalmente attribuita a Dio o, per l’appunto, al demonio.

Lorne Malvo e Keyser Söze sono certamente solo degli uomini, ma alle volte ce ne dimentichiamo e osservando le loro gesta, i loro crimini, le loro continue menzogne e recite, ci convinciamo di essere davvero di fronte al Diavolo in persona.

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