Something In The Way: quando Kurt Cobain raccontò il mondo sotto un ponte

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Aberdeen, piccola località a circa due ore di auto a sud ovest di Seattle, in cui Kurt Cobain, leader dei Nirvana, nacque nel 1967 e nella quale visse la maggior parte della sua vita. Un luogo dimenticato e maledetto. Dopo un periodo florido garantito dall’industria del legno, a metà del XX secolo, quando non erano più rimaste foreste vergini da tagliare e zone di pesca da sfruttare, Aberdeen entrò in un turbine di declino fatto di elevati tassi di disoccupazione, abuso di sostanze e numerosi suicidi. Fu in questa realtà sociale che Kurt Cobain da adolescente iniziò a farsi strada nel mondo della musica e dove trasse ispirazione per scrivere alcune delle canzoni che sono poi diventate una leggenda del rock.

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“Welcome to Aberdeen. Come as you are”: è il cartello che accoglie i visitatori della cittadina, col verso che dà il titolo alla celebre canzone dei Nirvana.

Ma i riferimenti all’illustre cittadino proseguono. C’è un luogo, in particolare, denso di fascino: il ponte di Young Street che attraversa il fiume Wishkah nel nord-est della città, a poche centinaia di metri dalla casa in cui Cobain è cresciuto. Fu sotto questo ponte che il cantante trascorse alcune notti dormendo all’addiàccio prima di diventare famoso.

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Sotto il ponte di Young Street ad Aberdeen

Dormire sotto i ponti, essere cacciato di casa, sballottato tra i parenti a causa della separazione dei genitori. È finito tutto nella sua musica. Questo ponte e la condizione che viveva in quel momento lo ispirarono a scrivere la canzone Something in the Way.

Ecco perché già da molto tempo questo è il principale luogo di pellegrinaggio per i fan di Cobain in visita.

Uno dei brani più intensi dei Nirvana.

Difficile descrivere questa canzone. Meglio lasciare parlare il testo:

“Underneath the bridge
The tarp has sprung a leak
And the animals I’ve trapped
Have all become my pets
And I’m living off of grass
And the drippings from the ceiling
But it’s ok to eat fish
Cause they haven’t any feelings

Something in the way”

“Al di sotto del ponte
Il pesce si è fatto una pisciata
E gli animali che ho catturato
Sono diventati tutti miei amici
E non continuo a vivere d’erba
E lo sgocciolio dal cielo
Va bene mangiare i pesci
Perché loro non hanno sentimenti

Qualcosa nella strada”

Nella canzone ad un certo punto Kurt canta: “it’s ok to eat fish, cause they haven’t any feelings”. Va bene mangiare pesci, perché non hanno sentimenti. Ho sempre pensato che si riferisse a quelli che ti dicono che non mangiano carne perché sono animalisti e poi però mangiano pesce, come se i pesci non avessero lo stesso diritto di vivere degli altri animali… forse Cobain si riferiva all’ipocrisia di tanta gente.

L’uomo è cattivo, ipocrita. Mangia il pesce che non ha la facoltà di parola. È per l’uomo che Kurt è costretto a vivere sotto un ponte, è per la cattiveria della società che cercherà di staccarsi dalla realtà abusando di droghe.

Cobain narra i giorni che ha passato sotto un ponte, cacciato di casa e in preda a uno sconforto inimmaginabile. Forse il pesce è lui, e il mondo sta cercando di mangiarselo.

Uno sconforto che ci attraversa nel profondo.

Nevermind dei Nirvana è su Amazon.

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Dario Giardi ama la musica, la fotografia e la scrittura, ed è l’autore di “Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale” (2016, edito da I Libri Di Emil). Seguilo su Facebook e Twitter.

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