I Krisma, pionieri italiani della new wave

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I Krisma nascono a metà anni ’70 da un’intuizione di Maurizio Arcieri (già principale ispiratore dei New Dada), che decide di creare un gruppo dalle forti influenze punk con colei che diventerà la sua compagna di vita, Christina Moser. La collaborazione li porta a esplorare sentimenti come l’insoddisfazione, l’ansia e il disagio: i Krisma vogliono fare le cose in grande fin da subito e assumono come produttore per il loro primo album Nico Papathanassiou, fratello del ben più famoso Vangelis, che li guida attraverso una ricerca sonora innovativa. Chinese Restaurant (dopo aver atteso qualche anno) esce nel 1977 e quelle sue atmosfere vicine ai Velvet Underground fanno sì che il duo venga notato soprattutto all’estero, dove i Krisma (all’epoca ancora Chrisma, dall’unione delle prime lettere dei nomi dei suoi componenti) si toglieranno le maggiori soddisfazioni.

Sono anni difficili in Italia e le contestazioni sono all’ordine del giorno, anche nei concerti: durante uno di essi, per rispondere a un pubblico rumoroso e ben poco tollerante, Maurizio Arcieri arrivò a inscenare un gesto estremo, tagliandosi un dito e ficcandolo in bocca a uno dei facinorosi che si scagliavano contro il palco. Per sua fortuna riuscirono a riattaccarglielo, ma le successive date vennero cancellate per prevenire altri problemi di ordine pubblico.

Nel successivo progetto l’infatuazione punk (che comunque non abbandonò mai del tutto l’attitudine estetica del gruppo) viene sostituita da una maggiore voglia di sperimentare, portando i Krisma verso sonorità più vicine all’elettronica e alla nascente new wave. Nel 1979 pubblicano un altro album con Papathanassiou, Hibernation, in cui appunto sposano atmosfere meno aggressive dal punto di vista musicale, ma non certo da quello concettuale. Per Aurora B., il primo singolo del disco, venne realizzato uno dei primi videoclip italiani, in cui i due protagonisti inscenavano un rapporto sessuale, che poi sfociava in un suicidio: sicuramente molto poco adatto al tipico e sonnolento pubblico di Domenica In, dove viene presentato per la prima volta.

La voglia di andare oltre le consuetudini musicali ed espressive incrocia la strada di un tastierista tedesco, tale Hans Zimmer: quello che poi passerà alla storia come uno dei più importanti compositori di colonne sonore cinematografiche, all’epoca era un semplice session man senza fissa dimora, che saltava da un gruppo all’altro in cerca d’ingaggio. Dopo le esperienze con gli Ultravox e i Buggles (di questi ultimi abbiamo parlato qui) accetta di diventare il terzo elemento dei Krisma, portando una maggiore freschezza nella band, che, con la sua collaborazione, raggiunge l’apice sia a livello compositivo che commerciale. Al minuto 00:58 dell’esibizione live che vedete qui sotto, potete scorgere Hans Zimmer con la sua tastiera.

Many Kisses, contenuta in Cathode Mamma del 1980, vende un milione di copie in Europa e porta i Krisma a diventare una realtà molto appetibile per i discografici, che decisono d’investire su di loro. Intanto l’ultimo arrivato decide di abbandonare i Krisma dopo neanche un anno e mezzo e di cercare una band che gli permetta di essere meno “on the road”, poiché l’idea di girare continuamente per i tour non lo entusiasmava proprio. Zimmer si sposta ancora e collabora con gli spagnoli Mecano, per poi giungere a Londra, dove inizia la seconda e più proficua parte della sua carriera come compositore di colonne sonore.

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Hanz Zimmer nei Krisma

Maurizio e Christina, nel frattempo, attraversano gli anni ’80 pubblicando altri dischi, senza però riuscire a ripetere il successo di pubblico a cui si erano abituati: un contratto da mezzo milione di dollari e la possibilità di lavorare negli Stati Uniti li convince a tentare una nuova esperienza, che però non apre le porte del successo internazionale. Tornati in Italia entrano nell’etichetta discografica di Vasco Rossi, per cui incidono fino a fine decennio: si aprono poi a collaborazioni con la televisione e addirittura nel 1998 ne fondano una, Krisma TV, un’emittente satellitare in cui si dedicano a sperimentare sovrapposizioni di immagini e musica.

Gli anni successivi sono quelli della riscoperta e delle collaborazioni (Subsonica, Battiato, Chiambretti), in un continuo reinventarsi che ha permesso loro di non uscire praticamente mai di scena, almeno fino alla morte di Maurizio Arcieri nel 2015. La storia dei Krisma, vissuta all’insegna della trasgressione punk e della creatività più sfrenata, ha attraversato tra alti e bassi quella della musica italiana, arricchendola con sfumature audaci e coraggiose. Veri pionieri della new wave, Maurizio e Christina non si sono mai fermati e non sono mai scesi a compromessi: questa è probabilmente la loro maggiore eredità.

Gli album dei Krisma sono su Amazon.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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