Mick Jagger: una leggenda che non invecchia mai

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Il compleanno di una “leggenda” è un evento sempre più raro, sia per l’attribuzione spesso esagerata e abusata della definizione, sia per le dipartite negli ultimi anni di tanti artisti che potevano legittimamente fregiarsi del titolo. Lo scorso 26 Luglio Mick Jagger, il leader dei Rolling Stones nonché uno dei più grandi performer di sempre, ha compiuto 74 anni, spesi per lo più in giro per il mondo a diffondere il verbo del rock e a mantenerlo in vita, condividendo un avventura irripetibile assieme a milioni di fans.

La vita di Mick Jagger non doveva andare così come è andata: figlio di una famiglia della media borghesia inglese, aveva nel destino la carriera d’insegnante (come gran parte dei suoi familiari) o quella di giornalista, ma un incontro casuale cambiò per sempre la sua strada e quella di molta altra gente. Nel 1960 s’imbatté in Keith Richards, conosciuto da bambino e poi perso di vista, che condivideva con lui la passione per il blues e il desiderio di mettersi alla prova con la musica del diavolo. Da qui seguì l’incontro con Brian Jones e la formazione dei Rolling Stones, con cui iniziò a farsi notare per i locali londinesi fino alla firma del primo contratto discografico. Il resto, come si dice, è storia.

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Gli Stones ai tempi di Black & Blue

Ha scritto e inciso canzoni che appartengono al patrimonio del rock, come (I Can’t Get No) Satisfaction, Sympathy For The Devil, Tumbling Dice, Gimme Shelter, Start Me Up (più un’altra trentina abbondante) e album che definire capolavori è poco, come Sticky Fingers, Beggar’s Banquet, Let It Bleed e Exile On Main Street. Ma l’influsso di Mick Jagger nella storia della musica moderna va oltre i suoi (immensi) meriti di autore: pochi hanno segnato l’immaginario collettivo fino a diventare icone riconoscibili ovunque come lui, instancabile animale da palcoscenico e showman consumato (e questa non vuole essere una battuta, sia chiaro). Negli anni ha forgiato dal nulla la figura stessa del frontman, evolvendosi e rubando il più possibile a quelli che già erano grandi: da Little Richard ha preso soprattutto il modo di interpretare, mentre a James Brown ha sottratto gran parte del patrimonio di movenze, danza e coordinazione, creando così uno stile unico e affascinante, probabilmente irripetibile.

Non si può parlare di Jagger senza citare il suo gemello sul palco: Keith Richards ha attraversato con lui decadi di musica, mode, droghe e litigi. Soprattutto gli ultimi hanno diviso spesso i due grandi nonni del rock, incapaci a un certo punto delle loro vite e carriere di trovare punti di contatto che non fossero gli incontri in studio e i concerti. Le prime incomprensioni emersero per questioni di donne: Mick girò un film con Anita Pallenberg (a lungo compagna di Keith) e sembra non si fece problemi ad andare a letto con lei. Richards non la prese benissimo e anche se forse poteva aspettarselo (come disse poi “l’avevo rubata a Brian Jones, mi immaginavo che gli altri ci provassero con lei”), non era pronto a un simile colpo basso da parte del suo socio. Poi Keith si eclissò per quasi tutti gli anni ’70, perso nei suoi incubi tossici, costringendo Jagger a caricarsi sulle spalle tutte le responsabilità della band (come vi raccontammo per Some Girls) e a diventare a tutti gli effetti il vero leader del gruppo, ruolo a cui non volle abdicare quando Keef tornò (abbastanza) ripulito e pronto a riprendere il discorso da dove si era interrotto. Da quei contrasti su chi fosse il maschio alfa, si arrivò al conflitto che sembrò davvero arenare per sempre la storia dei Rolling Stones, quando negli anni ’80 Mick decise di intraprendere la strada solista e di considerare finita l’esperienza con la sua vecchia band. Non furono un granché i suoi lavori senza i Rolling Stones: dischi vuoti, pretenziosi e banali, con solo qualche pezzo che sembrava degno del suo autore, che alla fine del decennio si dovette arrendere a rimettere insieme la baracca e a fronteggiare di nuovo il suo ghignante socio mentre lo chiamava “Brenda”.

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Ma in fondo Keith gli vuole bene

Non esistono altri casi nella storia del rock in cui il rapporto tra cantante e chitarrista è stato così contrastato e pieno di scintille, ma allo stesso tempo così complice e definitivo: l’uno senza l’altro sono sempre stati la metà di qualcosa e solamente insieme sono riusciti a essere la più riconoscibile coppia del rock, al pari di Lennon & McCartney. Jagger ha accettato negli anni la parte di quello attaccato ai soldi e sempre alla ricerca di qualche lauto ingaggio o sponsor (che probabilmente è una descrizione non molto lontana dall’essere vera) mentre Richards si è sempre raccontato come quello “puro” e legato alla parte più innocente del rock (se mai ne è esistita una). È difficile credere, però, che nelle stanze in cui contratti dei Rolling Stones vengono firmati sia presente il solo Mick Jagger ad apporre firme senza l’avvallo dei suoi compagni (compreso Richards).

Oggi Mick Jagger è un ultra-settantenne che, invece di accompagnare i tanti nipoti al parco e disturbare gli operai durante il lavoro con consigli non richiesti, sale ancora sui palchi di mezzo mondo e sculetta ancora come se avesse ancora trent’anni. Magari non è esattamente questa l’idea che aveva per la sua vecchiaia, ma alla fine chi se ne importa: ai nipotini il parco glielo può sempre comprare direttamente con tutti gli operai dentro.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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