Il making of di Smack My B**** Up dei Prodigy

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È una delle tracce elettroniche più riutilizzate tra gli spot e le colonne sonore cinematografiche (soprattutto quando si tratta di accelerare l’adrenalina), nonché uno dei pezzi più longevi venuti fuori in quegli anni ’90 che rappresentarono un esplosione di suoni amati dal pubblico, un po’ in tutti i generi. Vent’anni dopo Smack My Bitch Up ti gasa e ti scatena ancora come la prima volta, in un modo che pochi altri sono stati in grado di realizzare. I Prodigy sono forse quelli che da questo punto di vista si son fatti amare più di tutti, e andando a fondo tra le righe della loro musica non si può far altro che amarli ancora di più. È questa l’intenzione del video che trovate qui sotto, il making of su Ableton di Smack My Bitch Up, realizzato da un fan su youtube e subito diventato virale: la canzone viene ricostruita da zero in meno di dieci minuti, a partire dai campioni originali, con tutti gli accorgimenti che hanno dato vita alla versione finale. Un modo per entrare dentro l’anima tecnica del pezzo, ma soprattutto un esempio perfetto di come l’ispirazione in musica sia l’unica vera carta che può cambiare i giochi, anche quando la realizzazione pratica è apparentemente alla portata di tutti.

I Prodigy (insieme ai Chemical Brothers, Fat Boy slim e una manciata di altri) sono i nomi di punta del cosiddetto big beat, quell’onda piena di energia che nella seconda metà di quel decennio ha iniziato ad avere un’influenza significativa sulla musica elettronica che sarebbe venuta. Tra i vari singoli di successo della band formatasi nel 1990 a Braintree (città della contea dell’Essex in Inghilterra), quello che ha fatto esplodere il nome dei Prodigy a livello globale è stato Smack My Bitch Up, terzo singolo estratto dall’album The Fat of the Land che ha compiuto vent’anni proprio pochi giorni fa (noi lo abbiamo celebrato così).

La traccia fu al centro di alcune critiche riguardo il titolo e il testo della canzoni, e furono in molti a ritenere che la traccia promuovesse la violenza sulle donne. La band difese la canzone specificando che il  messaggio che voleva dare il testo era “fai qualsiasi cosa intensamente”. In realtà la teoria più accreditata è che il titolo è il risultato di una serie di slang dove con “Smack” si indica l’eroina, mentre con “Bitch” la vena principale del braccio. In questo modo il significato del titolo suonerebbe come “iniettami un’altra dose di eroina”.

the_prodigy

Per creare il sound di Smack My Bitch Up la band, dall’alto della loro creatività artistica, ha esplorato vari generi musicali prendendo e campionando estratti di diverse altre canzoni. Tra i sample beat inseriti nella stesura ritmica della traccia possiamo trovare il rhythm and blues/funk dei Kool & The Gang ma anche i Rage Against the Machine, da cui i Prodigy ripresero il rift di chitarra di Tom Morello da Bulls on Parade. A metà anni novanta la drum’n’bass in Inghilterra era una delle espressioni musicali più in voga, infatti su Smack My Bitch Up il dj del gruppo Liam Howlett collegò il tutto con una base presa dai Ultramagnetic MC’s, gruppo statunitense che mischiava drum a old-school rap, che con i loro slang diedero forma al titolo e al testo dei Prodigy, una canzone che sarà nei anni riprosposta in migliaia di rave e disco come porta bandiera della musica elettronica. E che, dopo aver visto il making of, amerete ancor di più.

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