Psy, il Gangnam Style e la satira sulla società coreana

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La canzone che è stata uno dei tormentoni più tormentanti della storia della musica, che ha portato alla ribalta mondiale Psy e il Korean Pop e che ha tenuto per anni il primato di video più visto di sempre su Youtube, compie cinque anni proprio in questi giorni.

Park Jae-Sang (il vero nome del cantante sud-coreano) nasce nel distretto di Seul chiamato Gangnam, a cui dona una visibilità inaspettata con il suo brano più famoso, Gangnam Style: pubblicato come singolo, permette al suo autore di dominare ogni classifica di vendita e di diventare uno degli artisti asiatici più famosi al mondo.

La carriera di Psy non è mai stata particolarmente ben vista in patria, dove fin dal debutto nel 2001 si è spesso trovato ad affrontare le insidie della censura per i suoi testi troppo spinti e per i suoi comportamenti poco convenienti. La stessa Gangnam Style non va vista come una canzonetta, ma è una decisa satira sociale sul modo di vivere (spesso oltre le proprie possibilità economiche) di quella zona della Corea del Sud che raccoglie le principali aziende nazionali e in cui o sei ricco o provi a farti passare come tale.

Il video del brano, in cui Psy balla senza sosta la sua danza equina in vari luoghi del distretto, rappresenta una parodia del tipico abitante di Gangnam e di chi vorrebbe diventarlo: l’opulenza che in molti fotogrammi sembra evidente, ma che viene smentita in vari passaggi (l’inizio del video in cui il rapper sembra essere su una spiaggia, mentre in realtà è ai giardinetti; la sfilata sottobraccio a due modelle che termina con la tempesta di neve e immondizia; lo stesso ballo, che prende in giro la passione per l’equitazione degli abitanti di Gangnam), è un messaggio troppo sovversivo e destabilizzante per il mercato K-Pop e solo il successo mondiale ha salvato Psy dall’ennesima censura.

psy

La percezione occidentale nei confronti di Gangnam Style è stata quella di avere a che fare con una canzoncina simpatica accompagnata da un buffo e divertente video, che paradossalmente ha permesso a Psy di riuscire in qualcosa che il patinato mondo del Korean Pop (che viene considerato il più importante dell’Asia) non era mai stato in grado di realizzare: conquistare gli USA senza neanche dover cantare in inglese. Per ottenere il maggiore successo asiatico di ogni tempo e sconfessare le idee dei produttori coreani non è stato necessario mettere davanti ai microfoni qualche ragazzino efebico, bello e sottile, ma è bastato un quasi quarantenne tracagnotto, con la lingua lunga e una vaga idea di come fare una coreografia.

L’importanza di Youtube e dei vari Social Network in tutto questo è un elemento da non sottovalutare: i vari video parodia sono diventati a volte virali quanto l’originale e le persone comuni si sono sentite chiamate direttamente in causa come mai in passato per interpretare a modo loro i deliranti spezzoni della clip, aumentandone e mantenendone la fama a lungo; inoltre i continui rimbalzi sui social di Gangnam Style commentato dalle celebrità (che spesso si esibivano nella coreografia di Psy) hanno permesso al brano di espandere a macchia d’olio la sua già notevole visibilità. In un periodo storico dove ormai i dischi non si vendono più e la musica è sempre più liquida, Gangnam Style ha aperto e mostrato la strada per uno sviluppo del mercato che non si fonda più sull’acquisto, ma che decreta il successo di un brano e del suo interprete in base alle visualizzazioni che riesce a generare.

gangnamstyle

L’ossessione del consumismo e della ricchezza in Corea del Sud (e che è ormai consolidata in molti paesi dell’Asia) denunciata nella canzone e nel video da record vanno oltre il loro clownesco cantore: Psy ha sempre affermato di non aver concepito il video di Gangnam Style per il mercato occidentale, considerando il boom planetario più dovuto alla gente che non a una sua precisa volontà. La sua carriera è poi proseguita con altre canzoni di successo (anche se chiaramente inferiore) come Gentleman, Hangover, Daddy e Napal Baji, aprendosi anche a collaborazioni internazionali con Ed Sheeran, Snoop Dogg e Will.I.Am.

Le notizie di questi giorni dicono che Gangnam Style abbia perso il primato di video più visto di sempre su Youtube, scalzata da See You Again di Wiz Khalifa: ma a distanza di anni l’eco della hit di Psy non si è ancora spenta e continua ad attrarre utenti (ancora mezzo milione di visualizzazioni quotidiane), forse ipnotizzati dalla sua danza equina. Come il mio nipotino treenne, che costringe l’avventato zio a mettere in loop il video e a scontare il fatto di averglielo fatto conoscere quando aveva sei mesi.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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