La strana storia della rivalità tra James Brown e Joe Tex

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Se mai ci sono stati due rivali nella storia della musica, due che non si potevano sopportare e che si sarebbero picchiati molto volentieri alla prima occasione, beh, quelli erano James Brown e Joe Tex, due dei pionieri della musica R&B e soul.

La vicenda inizia negli anni ’50, quando entrambi gli artisti del sud degli USA (Brown da Macon, in Georgia, e Tex… dal Texas) erano sotto contratto per la stessa etichetta, la King Records. In quel periodo James Brown si apprestava a consegnare alle stampe il suo primo successo, quel Please, Please, Please che nel 1956 lo avrebbe portato a scalare per la prima volta le classifiche. Joe Tex, invece, nonostante fosse considerato uno dei giovani più interessanti della scena rhythm & blues e soul, sembrava faticare maggiormente a imporsi nelle charts, venendo apprezzato soprattutto come autore.

Durante la loro collaborazione con la King Records emersero le prime scintille tra i due artisti: Brown (che probabilmente gradiva poco la presenza di un altro gallo nel pollaio) una sera sfidò apertamente Tex, coinvolgendolo in una gara di ballo in un locale (di cui non si conosce l’esito), che diede la stura a quella che probabilmente era un’antipatia reciproca già latente. Joe Tex lasciò poco dopo la King Records per accasarsi alla Anna Records, dove incise nel 1960 Baby You’re Right, senza ottenere particolari riconoscimenti di vendita. James Brown riprese il brano l’anno successivo, apportò qualche cambiamento a liriche e musica e lo rese un successo, portandolo alla numero 2 della classifica R&B. Joe non la prese benissimo.

Poi successe il fattaccio di You’ve Got The Power: JB incise la canzone assieme a Bea Ford, ex moglie e collaboratrice di Tex, che stavolta la prese sul personale. Il Soul Brother N.1 provò a recuperare la situazione scrivendo una lettera al rivale, in cui dichiarava di essere disposto a stracciare il contratto con la donna e a rimandarla indietro, ricevendo come risposta You Keep Her (“Tienitela”), singolo che Joe incise per l’occasione.

Nel 1963, dopo queste scaramucce, si passo’ ai fatti: James Brown aveva organizzato un trionfale concerto per il suo ritorno a Macon e aveva invitato vari artisti a esibirsi con lui sul palco, tra cui anche Joe, con la probabile volontà di appianare le divergenze accumulate negli anni. Di certo, però, non si aspettava l’esibizione che Tex aveva preparato per l’occasione: Joseph Arrington Jr. (il vero nome di Tex) salì sul palco con indosso una mantellina lisa e bucata, con il chiaro intento di ridicolizzare la tipica entrata di JB e si buttò a terra, contorcendosi e urlando “Please, Please, Please… Get Me Out Of This Cape” (liberatemi da questo mantello), parodiando la famosa hit del rivale. Per il Padrino del Soul fu una dichiarazione di guerra.

Più tardi, dopo che le esibizioni finirono, un soddisfatto Clown Prince Of Soul (il nomignolo che da quella sera Tex si guadagnò) penso’ di rilassarsi in un locale, il Club 15, in cui suonava Otis Redding. James Brown lo seguì ed entrò con calma nel locale, ma invece di sedersi e ordinare qualcosa, estrasse un fucile con cui iniziò a sparare a casaccio e colpendo alcuni tra i presenti, mentre un terrorizzato Tex dapprima rispose al fuoco e poi fuggì fuori dall’edificio, rifugiandosi tra i cespugli. JB provò a stanarlo, ma alla fine rinunciò, ritenendo che il messaggio fosse stato abbastanza chiaro, e scappò con il suo tour bus. I feriti furono poi messi a tacere con qualche centone e la vicenda venne chiusa lì.

Joe iniziò poi ad andare in tour proclamandosi The New Soul Brother N. 1, con la scritta che campeggiava sulle fiancate del suo bus, non sortendo però le reazioni che sperava nel pubblico e finendo per cancellare tutto. Gli insulti e le reciproche accuse di furti di passi e mosse esibite sul palco tra i due proseguirono negli anni, mentre le loro carriere andavano avanti: James Brown collezionava successi su successi (I Got You, Papa’s Got a Brand New Bag, It’s A Man’s Man’s World e Get Up (I Feel Like Being A Sex Machine)) e anche Joe si imponeva finalmente nelle classifiche con Hold What You’ve Got, Skinny Legs And All e soprattutto I Gotcha.

Nel 1972 JB incise con Bobby Bird e Hank Ballard Funky Side Of Town, in cui il Padrino del Soul si lasciava scappare un beffardo “who?” dopo che Joe veniva citato tra le stelle della musica nera.

Negli anni l’astio tra i due sembrò scemare, o almeno venire messo da parte: Joe Tex si era convertito all’Islam nel 1966 e nel 1972 si eclissò dalle scene per dedicarsi principalmente al suo ministero religioso. Tornò nello show business nel 1975 per un’ultima manciata di canzoni e poi si ritirò definitivamente nel 1981, un anno prima di morire colpito da infarto a soli 49 anni. James Brown continuò la sua carriera accumulando ancora ottimi riscontri di vendite, anche se l’esplosione della Disco Music non risultò indolore: fu costretto nella seconda parte degli anni ’70 ad arrancare e poi, anche a causa dei numerosi problemi di droga e finanziari (oltre all’esplosione di Prince e Michael Jackson negli anni ’80), a vedere la propria stella eclissarsi piano piano.

La rivalità che segnò a lungo la carriera dei due cantanti di colore nacque senza un vero motivo, o, almeno, senza una causa scatenante accertata: se non forse il desiderio di primeggiare in ogni modo l’uno sull’altro. Gli scambi di accuse, insulti e pallottole che si trascinò per parecchio tempo, non può che essere considerata un’anticipazione delle faide che in seguito avrebbero costellato la scena hip hop odierna. Anche in questo i due furono dei pionieri.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

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