Thriller a 440 Hz: chi scelse la frequenza di riferimento per accordare gli strumenti

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La musica è un linguaggio e come tutti i linguaggi, per essere compreso, utilizzato e condiviso ha bisogno di seguire dei riferimenti.

L’accordatura è uno di questi.

Non importa se stiamo imbracciando la chitarra nella nostra stanza, su un palco o in un’orchestra… in tutti questi casi, la prima azione, per fare musica, è accordarsi. A tal fine viene ormai spontaneo prendere a riferimento la nota LA a 440 Hz, prodotta dai diapason più comuni o dagli accordatori elettronici. Ma per quale motivo accordiamo tutti gli strumenti su questa frequenza?

La storia che si cela dietro questa scelta potrebbe essere tranquillamente presa come sceneggiatura per un thriller.

C’è chi dice che una delle ragioni del progressivo innalzamento della frequenza di accordatura sia stata l’irrompere sulla scena degli ottoni e la loro preponderanza nelle bande militari russe e austriache, che in quel momento facevano scuola. Lo stesso zar Alessandro I s’interessò della questione, spalleggiato dalle famiglie reali europee e dalla chiesa, che forse propendeva per un’accordatura alta in modo da avvicinare, simbolicamente, la musica a Dio.

Una vicenda cruciale in questa storia è però rappresentata da una richiesta specifica, inviata dalla Commissione Acustica della Radio di Berlino alla British Standard Association. Uno scambio epistolare che portò, nel 1939, a un primo congresso a cui non furono invitati i compositori francesi e italiani. Essendo dediti all’uso di un diapason con frequenze più basse, la loro presenza sarebbe stata più che ingombrante.

Così la decisione anglo-tedesca fu imposta facilmente e in un certo senso in modo arbitrario.

Dietro questa scelta molti hanno sempre visto un complotto nazista. È realistico pensarlo?

Sicuramente è indubbio che tutto partì, come abbiamo visto, da una specifica richiesta della Commissione Acustica della Radio di Berlino investita direttamente dal Ministro per la Propaganda nazista, il potente e spietato Goebbels. Per quale ragione Goebbels si interessò a questo tema?

Hitler era profondo estimatore di Wagner. La musica del compositore tedesco così come quella dell’intera scuola romantica adoperavano proprio l’intonazione del diapason a 440 Hz. È plausibile pensare che Hitler ordinò al suo Ministro di imporre l’intonazione ufficiale tedesca come standard mondiale. Anche i più scettici dovrebbero riconoscere, a questo punto, che è quantomeno curioso che alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, con tutti i problemi che c’erano, qualcuno si preoccupasse di decidere su un argomento del genere. Senza considerare che uno come Goebbels sarebbe stato benissimo in grado di occuparsi di questo problema imponendo la visione del Führer. Di sicuro il tema è stato discusso in sedi che non erano propriamente musicali, e la cosa non pare né casuale né innocua.

Finita la guerra e sconfitto il nazismo, nel 1953 fu organizzato a Londra un secondo congresso che rimase, però, fermo nella decisione di adottare la standardizzazione sul valore dei 440 Hz. Una decisione, a detta di molti, presa, ancora una volta, in totale mancanza di trasparenza. Elemento quest’ultimo che ha lasciato supporre che oltre il “complotto nazista” ci fosse qualcosa in più dietro questa scelta.

Il professore del conservatorio di Parigi Robert Dussaut dichiarò che i liutai inglesi erano spinti da interessi commerciali legati alla vendita di strumenti ai jazzisti americani, che già si esibivano accordando i loro strumenti a 440 Hz.

È difficile capire quale elemento abbia giocato un ruolo più forte: la pressione politica nazista o le logiche commerciali inglesi?
Difficile rispondere.

440hzwater
432Hz vs. 440 Hz, la differenza delle due onde sonore in acqua

C’è anche un altro filone di pensiero che vede nella scelta dei 440 Hz un preciso obiettivo: quello di soggiogare le menti. L’umanità sarebbe vittima, in gran parte inconsapevole, di una secolare, se non addirittura millenaria, guerra di frequenze contro la nostra coscienza. Secondo alcuni studiosi la scelta dei 440 Hz fu frutto di ricerche commissionate dalla fondazione Rotschild/Rockfeller.

Il suono a 432 Hz, per chi si interessa di discipline orientali, è collegato al chakra del cuore, “il chakra del sentimento”, diversamente dalla frequenza a 440 Hz che lavora sul chakra del cervello “il controllo mentale”. Se prendiamo per buona questa interpretazione, la decisione di fissare la frequenza a 440 Hz potrebbe essere vista davvero come una “cospirazione”. I fautori di questa interpretazione sono convinti che ogni interferenza in merito, passata e presente, sia una cospirazione da parte di un potere occulto mirata a creare persone emotivamente instabili e quindi più facilmente controllabili.

Lo stesso Verdi si espresse sull’argomento, anche se esclusivamente da un punto di vista musicale, evidenziando la necessità di evitare diapason con vibrazioni così alte auspicando un ritorno alla frequenza francese: “l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità e al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome ‘LA’ a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un ‘SI bemolle’ a Roma?

Anche in campo medico sono state avanzate diverse ipotesi. Il dottor Len Horowitz si è spinto a definire la scelta compiuta nel 1939 come una vera e propria “militarizzazione” strategica della musica. Medici nel Settecento pensavano che la frequenza a 432 fosse più armonica per il nostro organismo perché in grado di non turbare la coclea, una piccolissima conchiglia che riposa nella nostra testa e che ha il compito di recepire il suono e trasmetterlo al cervello (una sorta di preamplificatore).

Il genio visionario austriaco Rudolph Steiner disse: “La musica basata su Do = 128 Hz (nota Do in concerto La = 432 Hz) aiuterà l’umanità nel suo percorso verso la libertà spirituale. L’orecchio interno dell’essere umano è costruito sul Do a 128 Hz.

Una cosa, onestamente, bisogna sottolinearla: tra il La a 442 Hz e quello a 432 Hz, il nostro orecchio non coglie grandi differenze. Bisognerebbe avere un udito fine per accorgersene. Ma se l’orecchio non avverte niente di diverso, si può dire la stessa cosa del nostro corpo?

Al di là di quello che ciascuno può pensare la frequenza a 440 Hz è assunta come suono base per l’accordatura degli strumenti e per l’intonazione delle altre note. A tale valore devono così uniformarsi tutti gli strumenti e le orchestre del mondo occidentale, in modo che non ci siano scompensi da nazione a nazione, da città a città.

In Italia, in particolare, è la legge n. 170 del 3 maggio 1989, che regolamenta la materia stabilendo che: “il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota LA³, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 Hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.

Alcuni disobbedienti hanno, però, dato vita a un vero e proprio movimento in favore del ritorno al LA a 432 Hz, denominato “Rivoluzione Omega”. Non pensiate che riguardi solo visionari, stravaganti e sconosciuti musicisti… basti pensare che negli studi di Abbey Road i Pink Floyd ci registrarono The Dark Side of The Moon e che tra i fautori di questa rivoluzione c’è anche il noto leader dei Rolling Stones, Mick Jagger. In Italia, il pianista jazz Stefano Bollani accorda il suo strumento proprio a 432 Hz.

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Questo articolo è un estratto dal libro “Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale” di Dario Giardi (2016, edito da I Libri Di Emil), un percorso dove vengono presentati e descritti, sotto una luce diversa, tutti gli aspetti e i segreti della teoria e dell’armonia musicale, frutto della sua esperienza presso il Berklee College of Music di Boston.

L’articolo è stato concesso ad Aural Crave per la pubblicazione web.

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