Francesco Lettieri, il regista dell’indie italiano

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Può darsi che non conosciate il nome di Francesco Lettieri. Ma lui, Lettieri, lo conoscete. Ve lo diciamo noi. Avrete visto il suo nome, magari di sfuggita, come firma dei videoclip degli artisti italiani che vi piacciono di più. Motta, Thegiornalisti, Francesco Di Bella, Calcutta, Giovanni Truppi, Nada, Fast Animals and Slow Kids e tanti altri ancora. Noi a un certo punto abbiamo iniziato a giocarci su: usciva un nuovo video chiacchierato nella scena italiana e scommettevamo che il regista fosse lui. Nel 90% dei casi ci azzeccavamo. È come se d’improvviso la nuova leva cantautorale italiana avesse deciso di affidare proprio a lui il racconto in immagini dei propri testi, nonostante di videomaker in giro ce ne sono pure tanti.

Ciò che colpisce di più nei suoi lavori è la semplicità con cui viene veicolato il messaggio. Gli anni di formazione al Dams e le tante ore passate a  giocare a Football Manager forse hanno dato un apporto considerevole alla nascita del suo stile. Dimenticatevi videoclip con effetti speciali hollywoodiani: i suoi video sono semplici ma ricchi di significato. Probabilmente il merito del successo di Francesco Lettieri è proprio quello di aver riscritto in chiave post-moderna lo stereotipo del videoclip musicale, raccontando attraverso disarmanti fotografie la realtà che ci circonda, ponendo l’accento soprattutto sui luoghi, come ad esempio accade nell’ultimo video girato per Motta a Livorno o anche quello per Liberato girato a Napoli. L’immaginario di Francesco Lettieri è il valore aggiunto a progetti artistici di per se già affermati, credibili e in forte ascesa. Insomma, è la classica ciliegina sulla torta.

Nonostante io preferisca altri generi (l’elettronica e l’hip-hop su tutti), sono diventato il regista dei cantautori“, spiega ad Aural Crave. “Non credo ci sia un motivo preciso, semplicemente i primi video che hanno cominciato ad essere notati sono stati per dei cantautori, parlo dei video di Truppi e di Calcutta ad esempio. Poi c’è stata questa ondata di nuova musica da Roma in cui mi sono trovato un po’ al centro e anche qui si parla per lo più di cantautori. Insomma, sono stato etichettato così dagli altri, anche se io preferirei spaziare dal metal alla techno, al punk o alla musica latina.

Cercare scorci, parlare con le persone e chiedere consigli sono momenti fondamentali per la riuscita di un suo progetto. “Su tutti i video che giro c’è un lavoro di location scouting importante. Un video senza location per me non avrebbe senso, ed è anche il momento più divertente e interessante del mio lavoro. Andare nei posti, cercare degli spunti visivi, sono momenti fondamentali per la riuscita di un video“.

Non è solo merito suo, comunque. “Dietro i miei (dovrei dire i nostri) video c’è un gruppo di lavoro. Il nostro nome di battaglia è ‘cazzimma brothers’, è un nome scherzoso, che forse da l’idea anche di quanto poco ci prendiamo sul serio. Gianluca Palma è il direttore della fotografia di tutti i miei ultimi video, Francesco Coppola è l’organizzatore invece. Insieme a loro formiamo una vera e propria famiglia (io sono il padre chiaramente)“.

Suo anche il video di Nove Maggio di Liberato, il misterioso fenomeno mediatico scoppiato qualche tempo fa nella scena hip hop partenopea. Il video è girato a Napoli, la sua città. “Chiaramente girare nella propria città è diverso, non c’è bisogno di cercare le location, basta ricordarle. È anche più facile avere la disponibilità delle persone, trovare location originali in cui nessuno ha mai girato prima, rispetto magari a Roma che da entrambi i punti di vista è ormai satura“. E se gli fate la domanda del momento, ossia chi si nasconde dietro il nome Liberato, lui risponde senza peli sulla lingua: Maurizio Sarri.

Oltre ad essere tifosissimo del Napoli, ha un background di influenze ampio e variegato, che va da Werner Herzog a Bojack Horseman. Ironia, polso e una visione che conquista facilmente: è il volto attuale della scena indie italiana, e sembra uno di noi.

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