Una mente scientifica al servizio della musica: l’intervista a Max Cooper

Non sono stati in molti ad accorgersene, ma quest’anno Max Cooper è stato protagonista di uno dei progetti più ambiziosi (e riusciti) a cui abbiamo assistito. Emergence è il suo secondo album ed è stato il risultato di un processo di sintesi che racchiudeva tre elementi complessi: l’arte visiva, la musica astratta e le leggi della fisica. Un progetto che si è sviluppato tramite il racconto della storia del mondo, figurato in diverse fasi dall’inizio di tutto all’era futura, lo sviluppo di video dedicati alla rappresentazione dei contenuti scientifici e un ascolto complessivo sorprendentemente robusto e dotato di intensità emotiva. È tutto quello di cui vi avevamo parlato nell’articolo dedicato ai contenuti dell’album, che l’hanno spedito dritto in cima alla classifica album di fine anno. Eppure un’intervista era necessaria, per ascoltare direttamente dalle sue parole com’è nato uno dei dischi più sorprendenti del 2016. Con metodo e rigore, Max Cooper ce lo ha spiegato, un’intervista esclusiva ad Aural Crave sullo spirito che ha dato vita al disco, sul modo di far musica, sui significati delle espressioni artistiche e sulle prospettive a lungo termine.

English version follows…

Oltre ad esprimere lo stato di forma del tuo sound recente, c’è un significato molto particolare dietro al nuovo album. L’obiettivo è condividere una tua seconda grande passione. Hai voglia di approfondire per i lettori?

Ho sempre adorato l’arte visiva quanto la musica, e anche la scienza e le idee dietro alla natura. Quindi per quest’album ho deciso di provare a fondere tutt’e tre in un unico progetto. Ho preso l’idea di Emergence come un punto di partenza, e poi ho lavorato con un sacco di artisti visuali, scienziati e matematici, per creare una storia visiva che racconti il mondo che ci circonda nella sua forma, a partire da blocchi semplici (le leggi naturali). A quel punto ho scritto la musica intorno a quelle forme visive, e da lì è nato l’album.

Personalmente non sapevo fossi uno scienziato prima di quest’album. Ma a posteriori, c’è sempre stata una certa simmetria nella tua musica. In che modo la tua mente scientifica influenza il tuo processo di creazione musicale?

Preferisco non mettere troppo in rilievo questa connessione, sono chiaramente due cose differenti, ma c’è qualche legame – soprattutto nel fatto che sono in grado di stare di fronte a un computer a sperimentare sufficientemente a lungo da poi tirarne fuori qualcosa di interessante. È così che facevo nelle ricerche scientifiche, che erano tutte teoria e programmazione, ed è così che ho imparato a far musica – fondamentalmente provando, sbagliando e riprovando. Non sono un vero musicista, sono solo qualcuno che ha sensazioni forti nella forma, musicale e non. E per fortuna, con le tecnologie moderne, l’istinto e il tempo di sperimentare è tutto ciò di cui hai bisogno.

Fai sempre musica a partire da un messaggio ben preciso che vuoi trasmettere come contenuto?

Sì, c’è sempre un messaggio, una sensazione, o una sorta di indirizzo all’inizio di ogni composizione. La musica è una forma di comunicazione imprecisa, quindi è importante essere ben chiari su quel che vuoi trasmettere, perché ci sia la speranza che il messaggio arrivi in qualche modo all’ascoltatore.

Qualcuno sostiene che la musica elettronica è sempre astratta, mentre il rock e l’hip hop sono i generi che veramente prendono ispirazione dalla società contemporanea e dalla vita reale. Cosa gli risponderesti?

Beh, presumo che qualsiasi genere focalizzato sui testi renda le connessioni col mondo reale molto precise, mentre queste connessioni possono essere nascoste nella musica elettronica. Ma ci sono comunque. Qualsiasi tipo di musica racconta una storia, anche quando la storia non è abbastanza interessante. Momenti, movimenti sociali, mode, incomprensioni, passioni, bugie, onestà, malinconia e così via, c’è tutto questo in quelle apparentemente astratte composizioni elettroniche, se guardi attentamente. Se ascolto un vecchio brano rock spesso quel che sento è idealismo e americanismo, quel tipo di cose. Se ascolto tracce pop con testi sull’amore, spesso quel che sento è un sentimento fasullo e orientamento al denaro – e questo è il contenuto dietro alla musica, più che dietro ai testi. Devo dire che non presto particolare attenzione ai testi.

Emergence racconta una storia che va dal periodo precedente al big bang all’era digital moderna, con la tecnologia intorno a noi che si integra son la natura. Hai una visione ottimistica del futuro?

Sono un ottimista, sì. Purtroppo le brutte notizie viaggiano in maniera più virale di quelle buone, e quindi ne siamo bombardati. Ma il mondo, nel lungo termine, sta perlopiù progredendo verso il meglio, con tanti inevitabili sbalzi sulla strada – l’aspettativa di vita globale è in aumento, il tasso di omicidi è in diminuzione, e questo va avanti da secoli.

Ancora una volta Katrin deBoer compare come vocalist e il suo contributo aiuta tantissimo nel rendere la tua musica più amabile. Pensi che le tue intuizioni astratte spesso abbiano bisogno di una parte vocale per essere complete?

Prima dicevo che non sono un grande fan dei testi, ma il suono della voce umana, quello l’adoro. E Kathrin ha una voce celestiale! Lei viene dal jazz quindi ha una capacità impressionante di mettersi in gioco con la propria voce, il che mi permette di usarla come se fosse uno strumento esattamente. Concordo, aggiunge moltissimo alla mia musica, un enorme grazie.

Abbiamo definito Emergence il miglior album del 2016, anche perché mostra il tuo sound alla forma consolidata e ne ritorna un’identità ben precisa. Ma pensando al futuro: non hai paura che a un certo punto la gente possa vederlo come una ripetizione di qualcosa che già conoscono da te, e quindi in qualche modo saresti costretto a fare qualcosa di differente? Senti questo tipo di pressione?

Il mio ultimo album, Human, era il mio modo di liberarmi dalla musica da club e fare qualcosa di completamente diverso da quel che facevo prima. Per quest’album invece ho voluto riconnettermi con le mie radici musicali e fare qualcosa che possa comunque essere parte di un visual show da club, il che richiedeva che la musica fosse un po’ più ballabile. I prossimi progetti in arrivo hanno invece idee diverse in mente, suoneranno parecchio diverse proprio per il concetto che ci sta dietro. Ma per rispondere alla tua domanda, se proprio sento una pressione, in realtà sento più quella di dover fare qualcosa che suoni simile, più che qualcosa di diverso. Ma devo fare del mio meglio per focalizzarmi sulla migliore musica che sia in grado di fare, senza preoccuparmi troppo per queste cose. Se mi lascio coinvolgere troppo in queste cose, la creatività ne muore.

maxcooper

English version

Besides the shape of your current sound, there is a precise meaning behind your new album. The goal is to share a second, big passion of your life. Can you elaborate a bit more for our readers?

I’ve always loved visual arts as well as music, and science and the ideas behind nature. So for this album project I decided to try and fuse all three into one project. I took the idea of Emergence as the starting point, and then worked with lots of visual artists and some scientists and mathematicians to create a visual story of the emergence of the world around us from simple building blocks (natural laws). Then I scored music to this live visual show, and that lead to the album.

Personally I didn’t know you were a science expert before this album. But thinking backwards, there’s always been a symmetry in your music. How does your scientific mindset play a role in the form and the making of your music?

I don’t like to overstate the connection, the two are obviously different things, but there are some links there – mainly the belief that if I sit in front of my computer for long enough experimenting with an abstract system, I can find something interesting. That is how I did my science research, which was all theory and coding, and also that’s how I learnt to create music – by trial and error mainly, I’m not a real musician, I’m just someone who feels strongly about musical (and other types of) form. And luckily with modern computers and software, feeling and lots of time to experiment are all you need.

Do you always make music starting from a specific message you want to send at content level?

Yes there’s always a message, a feeling, or some sort of aim at the start of each piece of music. Music is an imprecise medium of communication, so you need to be very clear about what you’re trying to convey, for there to be some hope the message gets through to the listener.

Some people think that electronic music is always abstract, whereas rock and hip hop are the genres that really take inspiration from contemporary society and real life. What do you answer to them?

Yeah I guess any genre focused on lyrical content makes the connections to the real world very clear, whereas it can be hidden in electronic music, but it’s always there. All music tells some form of story, even if it might not be a very interesting one. Points in time, social movements, fashions, misunderstandings, passion, insincerity, honesty, sadness and all sorts, they’re all in there in those seemingly abstract electronic music tracks if you look carefully. If I listen to an old rock track I’ll often hear idealism and Americanism, those sorts of things. Or if I listen to a pop track with vocals about love, usually all I hear is fake sentiment and money-chasing – it’s all contained in the music for me, rather than the lyrics. I usually don’t give lyrics much attention at all.

Emergence tells a story that goes from the pre-big bang era to the digital age, with technology all around us and integrated with nature. Do you have an optimistic vision of our future?

I’m an optimist yes. Unfortunately bad news has more virality than good news, so we’re bombarded with it. But for the most part, the world is slowing getting better in the long term, with plenty of unavoidable bumps along the road – global life expectancy has been going up, murder rates going down, for hundreds of years.

Once again Katrin deBoer appears as vocalist and her contribution helps a lot in making your music easier to love. Do you think your abstract intuitions sometimes need a vocal part to somehow get complete?

I mentioned earlier than I’m not into lyrics, but I do love the sound of the human voice, and Kathrin has a particularly beautiful human voice! She comes from a Jazz background so she has an amazing capacity to jam with her voice, which allows me to use it as an instrument as much as a lyrical addition. I agree it adds a lot to the record, big thanks to Kathrin!

We considered Emergence the best album of 2016, also because it shows your consolidated sound and shows a distinct identity. But thinking at the future: are you afraid that at some point people could see this as a repetition of what they already know from you and then you’ll be forced to do something different? Do you feel this kind of pressure?

My last album, Human, was my breaking free of club music and doing something that I wanted which was very different from what I did before. So for this LP I wanted to reconnect with my musical roots a little and make something that could be part of the club live shows, which demanded it was a little more dance-able. The next projects coming are designed with other ideas in mind, so they’ll sound quite different because of their concepts. But getting back to your question properly, if anything, I feel more pressure to make stuff that sounds the same, than sounds different. But I need to do my best to focus on making the best possible music I can, without worrying about that stuff. If you get too caught up in that it kills creative expression!

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