I migliori remix del 2016 (e perché è il caso di ragionarci su)

Chi consuma musica digitale e abusa (nell’accezione positiva del verbo) delle piattaforme riservate all’acquisto di brani, oltre che dell’ormai consolidato streaming, avrà di certo colto un piccola ma significativa rivoluzione riguardante gli EP dei singoli disponibili su iTunes e affini: avete notato anche voi che, da un anno a questa parte, le versioni remixate dei pezzi pubblicati dagli artisti pop (e non solo) che più amiamo tendono a non superare la soglia dei quattro minuti circa? Sì, l’era dei mastodontici remix estesi e in apparenza interminabili sembra momentaneamente finita, a vantaggio di un formato alternativo che comprime la traccia rivisitata dal DJ di turno, esaltandone le minuzie salienti, senza comunque farla diventare una mera radio edit tagliuzzata qua e là.

Quando esisteva ancora il CD singolo e il mercato fisico era lontano anni luce dalla crisi, era abitudine costante includere nella tracklist di ogni disco (e vinile da 12 pollici) remix di sette/otto minuti non soltanto mirati al circuito dei club ma anche a coloro che, estimatori delle Extended Versions e dotati di grande pazienza, amavano godersi l’evoluzione del mix in tutta la sua interezza, comprensiva di intro e outro e di dettagli sonori che andavano pian piano aggiungendosi al pezzo ricostruito. Da inizio 2016, invece, la durata media del remix si è ridotta notevolmente: l’era del consumismo usa e getta in ambito musicale, su cui lo streaming sta esercitando un ascendente innegabile, spinge sempre più l’ascoltatore (uomo o donna che sia) a non aver voglia di perdere tempo e aspettare che un remix prenda forma e sostanza gradualmente, una volta pigiato il tasto play della piattaforma prescelta, e ciò ha persuaso le case discografiche ad aggiornare il concetto stesso di remixaggio all’insegna di un nuovo motto/brief inoltrato ai competenti del settore: quello del “più corto è, meno annoia”.

Approfittando della fine dell’anno, abbiamo dunque deciso di presentarvi una cernita dei remix più interessanti in campo mainstream (e in alcuni casi perfino superiori all’originale) che hanno seguito il nuovo trend in modo impeccabile durante gli ultimi dodici mesi. Una lista in cui noterete quanto vi dicevamo prima, e vi divertirete anche a sentire le cose più interessanti degli ultimi dodici mesi in campo remix.


Rihanna – Needed Me (Salva Remix)

Salva è un DJ/producer californiano, pupillo di DJ Mustard che ha firmato la produzione originale di Needed Me di Rihanna. La versione da lui curata per il pezzo della Fenty è sintomatica di ciò che sta accadendo all’indomani del declino dell’EDM in ambito commerciale. Gli ultimi spasmi del fenomeno in decadenza sopravvivono nel build up della traccia remixata, un vero e proprio crescendo progressivo di synth dal richiamo rave e beat marcianti (sequenza azzeccatissima per il vogueing contemporaneo) che pompano l’adrenalina a mille nell’attesa di quel tripudio big room che alla fine non giungerà mai, sostituito al contrario da un’implosione trap/electro in cui a predominare è l’espandersi cupo e vibrante di un basso, unito ai mugugni melodici di Rihanna e a percussioni discontinue che azzoppano il ritmo e donano un non so che di fascinosamente sinistro alla base. Durata totale: 3:57.


Gorgon City feat. Elderbrook – Smile (The Magician Remix)

Quasi tutti conoscono l’italobelga Stephen Fasano (in arte The Magician) per il super radiofonico remix di Rather Be dei Clean Bandit. Un trattamento non da meno è stato da lui riservato anche per Smile, l’ultimo singolo del duo britannico Gorgon City. La versione di Fasano è costruita alla vecchia maniera, con una base che cresce via via e acquisisce sempre più groove e vigore, nei limiti dei quattro minuti e dispari. La componente elettronica risulta molto più accentuata rispetto a quella semiacustica dell’originale, ma fondamentalmente la produzione non ne esce stravolta, bensì potenziata e adeguata alla pista da ballo, ponendo in risalto fin dalle prime battute gli orecchiabilissimi vocalizzi di Elderbrook che costituiscono l’hook del brano in assenza di un ritornello vero e proprio. Durata totale: 4:36.


Christina Aguilera feat. Nile Rodgers- Telepathy (Le Youth Remix)

Degno di nota è anche il remix prodotto da Le Youth per Telepathy di Christina Aguilera (featuring Nile Rodgers), brano inciso dalla diva americana per la colonna sonora della serie televisiva The Get Down: come nel caso di Smile, anche questa versione si dimostra rispettosa dei canoni del remixing più classico, con una traccia che parte minimale e si arricchisce man mano di dettagli, senza troppe lungaggini. La linfa primaria a cui il remix attinge è la piano house nata agli albori degli anni ’90, lo si capisce dal primo rullo di percussioni che subentra e, soprattutto, dalla ritmica sincopata del piano medesimo, ma a rendere sublime questa rielaborazione è il doppio beatdrop in cui la base inaspettatamente sfocia: nel primo a guidare il pezzo è il piano riff già noto, mentre in quello consecutivo a spuntare dal nulla è una sequenza synth sax che non può non richiamare alla mente, all’istante, quella che ha reso immortale Push The Feeling On dei Nightcrawlers dal 1993 a seguire. Durata totale: 4:21.


Fergie – M.I.L.F. (Nick Talos Remix)

Nonostante il fiasco subìto dal singolo, a dispetto di un video in cui Fergie Ferg dimostra di non aver nulla da invidiare a mezzo mondo slutty pop, la versione curata dal giovane DJ emergente (e tedesco) Nick Talos per M.I.L.F. $ allontana il brano dall’hip hop trappeggiante della produzione di Polow Da Don e lo sospinge sulla carovana musicale più affollata del momento, quella della tropical house, con un synth in staccato che emula il suono esotico e suggestivo delle marimbe, qualche accordo reggae che calza sempre a pennello in questi casi e una piccola dose di moombahton iniettata nel mix durante ciascun breakdown. Durata totale: 2:42.


John Legend – Love Me Now (Armand Van Helden Remix)

Alle regole del nuovo format si sono adeguati proprio tutti, inclusi nomi ormai leggendari della scena dance. Così, capita che John Legend pubblichi un nuovo singolo, Love Me Now, e che questa ballata venga trasformata da Armin Van Helden (risorto dalle proprie ceneri come la fenice araba, dopo un periodo di silenzio) in un trascinante riempipista che mescola la corpulenta bassline tipica della disco music e rapidi colpi di bongo alle sonorità incalzanti della speed garage di metà anni ’90 di cui Helden è stato pioniere indiscusso. Durata totale: 3:41.


Tinashe – Superlove (Mark Picchiotti Remix)

Chi ha vissuto in prima persona l’ascesa della soulful house negli anni ’90 (sì, ancora di anni ’90 parliamo, dato l’evidente revival celebrativo di quell’epoca in corso da un biennio) amerà senza ombra di dubbio la chiave scelta dal guru del genere in questione, Mark Picchiotti, per un singolo della promettente Tinashe passato (quasi) inosservato. Malgrado un videoclip sexy e conturbante, ispirato al telefilm cult Baywatch, e l’omaggio alla cultura del Miami bass anni ’80 riesumato attraverso l’uso sapiente della nostalgica Roland TR-808, la versione originale di Superlove non eccelle più di tanto, ma è proprio grazie alla rivisitazione di Picchiotti che alla canzone viene concesso una sorta di riscatto, un’impronta di gran lunga più accattivante e club friendly che dimostra quanto, a volte, il remix superi e valorizzi un singolo molto più dell’arrangiamento iniziale. Esaltato da una linea di basso che si muove sinuosa tra percussioni funkeggianti, nonché da un giro di piano e trombe sintetiche dal retrogusto latino, il remix di Mark è una scelta obbligata per qualunque DJ e simpatizzante della fase ’soulfurica’ in auge a Chicago tra 1994 e 1996. Durata totale: 3:56.


Brooke Candy X Sia – Living Out Loud (KDA Remix)

Pubblicato lo scorso 16 dicembre, Living Out Loud è il nuovo singolo di Brooke Candy in collaborazione con Sia Furler, guida e produttrice esecutiva della rapper statunitense. Al momento disponibile soltanto in una versione remixata da KDA (acronimo per Kris Di Angelis), il brano riprende il lato più underground dell’house britannica attraverso un drum beat distorto, dal saltellìo tipico della garage, e una sequenza di quattro note, sintetizzata a mo’ di organo, che scandisce il ritmo della traccia unitamente a un più vivace xilofono suonato a più riprese. Un espediente sempre utile, atto a far circolare il pezzo nelle discoteche e creare un discreto hype in attesa del mix originale, previsto per gennaio 2017. Durata totale: 3:43.


Rihanna – Love On The Brain (Gigamesh Remix)

Chiude il cerchio, così come lo aveva aperto, la diva barbadiana Rihanna con una speciale reinvenzione del suo ultimo singolo Love On The Brain a cura di Gigamesh, che riesce in modo inatteso a spogliare la canzone degli aspetti più ruvidi e soul del mix originale e a donarle un’inedita veste electro pop sprizzante 80’s da ogni singola nota, complice una strumentazione morbida e di matrice new wave che cita intenzionalmente Everybody Wants To Rule The World (1985) dei Tears For Fears. Durata totale: 3:44

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