Addio a Taylor Hawkins dei Foo Fighters: il ricordo di Dave Grohl

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“La famiglia Foo Fighters è devastata dalla tragica e prematura perdita del nostro amato Taylor Hawkins” ha scritto sui propri canali social la rock band Foo Fighters il gruppo fondato nel 1994 a Seattle dall’ex membro dei Nirvana, Dave Grohl. “Il suo spirito musicale e la sua risata contagiosa – prosegue il messaggio – vivranno con tutti noi per sempre. I nostri cuori vanno a sua moglie, ai suoi figli e alla sua famiglia”.

Il batterista Taylor Hawkins è stato trovato morto la sera del 25 marzo in un hotel di Bogotà. Il decesso è stato causato da un infarto. Il gruppo si trovava nella capitale colombiana per suonare al Festival Estero Picnic, una delle tappe del loro tour in America Latina.

Questa tragica notizia ha, in pochissimo tempo, scioccato il mondo della musica.

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Nato in Texas e cresciuto in California, Taylor Hawkins ha suonato la batteria per i Foo Fighters per 25 dei 28 anni di vita della band. Batterista di ruolo nei FF dal 1997 Taylor Hawkins ha partecipato alle registrazioni di tutti gli album a partire da There Is Nothing Left To Lose del 1999 a Medicine At Midnight del 2021. Insieme al cantante e chitarrista Dave Grohl, Hawkins ha ricoperto ruoli di primo piano nei video del gruppo e nel recente film horror Studio 666.

Nei giorni successivi al terribile accaduto la Procura generale della Colombia ha reso noto che l’artista, aveva assunto dieci diverse sostanze stupefacenti nelle ore precedenti la sua morte fra cui marijuana, antidepressivi triciclici, benzodiazepine e oppiacei. Tuttavia non è stato ancora confermato che sia stato questo cocktail di droghe a provocare l’infarto. Occorrerà ancora del tempo per chiarire le cause del decesso.

Una delle persone a cui mancherà di più Taylor Hawkins è sicuramente Dave Grohl. Nella biografia del leader dei Foo Fighters intitolata The Storyteller in cui si viene a conoscenza di “una lunga raccolta di ricordi di una vita vissuta ad alta voce” che è uscita in contemporanea mondiale a ottobre 2021, il nome dell’ex collega compare copiosamente.

“ I Foo Fighters non erano più un progetto collaterale improvvisato, eravamo diventati una band, anche se la realizzazione del secondo album aveva lasciato il segno (il batterista originale, William Goldsmith, se ne era andato dopo che avevo ri-registrato le sue tracce, ma per fortuna lo avevamo sostituito con Taylor Hawkins, un musicista eccezionale (…)).”

“Taylor era entrato nel gruppo l’anno precedente e dal primo giorno eravamo diventati praticamente inseparabili, due teppisti fatti l’uno per l’altro. Ai tempi in cui suonava la batteria per Alanis Morissette, molto prima di entrare nei Foo Fighters, ci incontravamo spesso nel backstage dei festival ai quattro angoli del mondo e la chimica tra noi era così evidente (…).” “Eravamo un incrocio tra Beavis e Butt-Head e i due tizi di Scemo & più Scemo, un vortice iperattivo che, ovunque andasse, portava nell’aria fumo di Parliament Lights e rullate di batteria (…)”.

Nella conclusione del volume Dave Grohl torna a dipingere nuovamente la figura del suo compagno nonché collaboratore Tyalor Hawkins e le sue parole, rilette oggi risultano davvero toccanti:

“A travolgere la stanza come un tornado di classe F5 di allegria e iperattività c’era Taylor Hawkins, un vero fratello acquisito, il mio migliore amico, l’uomo per cui sarei disposto a prendermi una palottola. La nostra intesa era scattata fin dal primo incontro e ci eravamo legati sempre di più, giorno dopo giorno, canzone dopo canzone, nota dopo nota. Non ho alcun timore a dire che il nostro incontro casuale era stato una specie di amore a prima vista, che aveva acceso una “fiamma gemella” musicale che divampa ancora oggi. Insieme eravamo diventati un duo inarrestabile, sul palco e giù dal palco, pronti a inseguire qualsiasi avventura si presentasse. Siamo destinati a stare insieme, e sono grato di esserci trovati in questa vita.”

“Potevo affondare. Potevo rinunciare. Potevo mollare. Ma arrendermi non è mai stato nel mio DNA” ha chiosato Grohl verso la fine di The Storyteller. Purtroppo è la seconda volta che la rockstar affronta la morte di un collega. Quando morì Kurt Cobain nel 1994 non è stato per niente facile per lui accettare questa grave perdita e nell’epilogo lo ricorda così:

“E poi c’era Kurt. Se solo fosse riuscito a vedere la gioia che la sua musica donava al mondo, forse ne avrebbe trovata un po’ anche per sé. Kurt ha cambiato per sempre la mia vita, una cosa per cui non ho mai avuto occasione di ringraziarlo quando era ancora tra noi, e dovrò convivere con questo rimpianto finché in qualche modo non ci ritroveremo”.

I Foo Fighters hanno annunciato qualche giorno fa la cancellazione del loro tour mondiale. È stata una notizia prevedibile che i fan hanno accolto con empatia ma anche con un velo di tristezza. “Prendiamoci questo tempo per piangere e superare il dolore” hanno espresso pubblicamente i FF ed è più che giusto che sia così.