Addio Monica Vitti, affascinante Modesty Blaise

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Indimenticabile Monica.

Bionda spettinata, romana fino al midollo; semplice ed elegante, tono forte e deciso, dispettosa e magnetica nello sguardo.

Danzatrice in un corpo esile, Musa indiscussa di un’estetica intransigente; formidabile! 

Monica ci è mancata negli ultimi vent’anni e ora ci mancherà ancora di più. Speriamo in una sua smentita come accadde nel 1988 in seguito alla gaffe di Le Monde; speriamo in una sua risata che ringrazia i giornalisti per averle allungato la vita. Vorremmo fosse così anche oggi perché nessuna è come lei, perché nessunopotrà essere come lei, nessuno riuscirà a farcela dimenticare, nessuna pronta sostituzione, nessuna possibile imitazione.

Monica Vitti, una storia drammatica tra scena e dolenti virtù, donna che più donna non si può, eclettica e spiritosa, sensuale e coraggiosa. Sentimentalmente rigida sotto il velo di sposa comicamente infelice; solo lei, seduttrice di camera da presa, maestra di un ritmo senza nessun tempo se non il suo, Monica Vitti, il teatro e il cinema, una gonna corta e un maglione infeltrito, i dilemmi di una psicologia parsimoniosa di vita;sensazionale e perfetta esasperazione di se stessa.

Voce roca e unica; Paolo Conte, amatissimo dall’attrice, per lei avrebbe suonato il suo piano ovunque “(…) ma il suo sguardo è una veranda/tempo al tempo e lo vedrai/che si addentra nella giungla/no non incontrarlo mai” e lei, con i suoi occhi curiosi e grandi avrebbe persino cantato “una calma più tigrata/più segreta di così”.

Nessun talento misurabile, esplosione di ricercata naturalezza, ammaliatrice di uno spettatore impietrito, discussa e indiscussa, vera e profonda nell’altalena delle passioni che transitano dalla realtà alla finzione.

Monica Vitti dea di ogni regista, Oscar della scena. Testarda e incaponita con la Wertmuller, entrambi figure titaniche per le quali un abito azzurro ha impedito prima l’attrazione e poi, sicuramente, l’innamoramento. 

Spiritosamente ingannevole, protagonista, la grande Monica, di una commedia che mai fu vita reale; leonessa forte e sincera con tutti: Antonioni l’ha amata follemente, e non solo lui. Lei, schiva nei sentimenti, ha continuato a vivere al piano di sopra anche quando poi il tempo ha colorato la passione con tinte pastellate. Finiva l’amore nella vita e ne iniziava uno sulle scene: caciarona, leggiadra, frizzante con Alberto Sordi e Mario Monicelli. Amante con Mastroianni e gelosissima sotto la guida di Ettore Scola.

Regina della psicosi interiore, frastagliata in una solitudine tutta femminile resa sorda da una maternità incompiuta, immotivata a volte, soffocante e concreta altre. 

Dominatrice di se stessa e di uno spazio per se stessa, nessun contenitore, nessun contorno, una stanza diventata paesaggio con lei, una stanza diventata mondo e mentre parla immaginiamo ciò che pensa. Parole in movimento tra battute e battutacce, se la rideva e ci faceva ridere. Una sedia e un flusso di coscienza estremo quanto vero, un amore ossessivo per chi amore non voleva darne, “Deserto rosso” è l’esempio di una intelligenza che si è dedicata, che si è concessa.

Provocatrice e eternamente contemporanea, portatrice di una ironia sottile e scenica nel corpo e nella mente. Robusta nelle idee, firma un’identità raffinata e umile. 

Attrice mai!

Lei, 5 David di Donatello; 3 Nastri d’argento; 12 Globi d’oro; 1 Ciak d’oro alla carriera; 1 Leone d’oro alla carriera a Venezia e persino un Orso d’argento alla Berlinale, festival del cinema di protesta e riscossa sociale nel cuore dell’Europa tra Agnès Varda e Jean-Luc Godard. 

Ammaliatrice di una Venezia di un tempo senza tempo.

Breve passaggio in TV accomodata tra Mina e Raffaella Carrà, icona tra le icone, in un gioco artistico di “bellezze al bagno”, caricatura della Belle Époque. 

55 film per amare e innamorarsi di Monica Vitti, nuda, vestita di arte, la suprema arte, sarta di uno e mille personaggi; stilista creativa di un nuovo modo di vivere il cinema, di affrontare il cinema, di donarsi visceralmente al cinema.

Muore oggi all’età di 90 anni: gelato al torrone, un foulard, labbra carnose e rosa… 

Ciao Monica, bellezza eterna!