Bordertown: trama e pregi della serie Netflix ambientata in Finlandia

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Premetto che non spendo molto tempo nella visione dei programmi televisivi, ma costretto in casa dalla pandemia, ho avuto modo di sbirciare il primo espisodio della serie Netflix intitolata Bordertown, appassionandomi a tal punto alle vicende narrate che ho terminato l’intero pacchetto contenente le tre stagioni prodotte in pochi giorni.

Innanzitutto è opportuno fornire una breve descrizione dell’ambientazione geografica della fiction: ci troviamo nel profondo nord, magico ed inquietante allo stesso tempo, e precisamente a Lappeenranta, una pittoresca città finlandese, situata nella regione della Carelia meridionale, a soli circa 30 chilometri dal confine russo.

Come tutti i centri urbani della Finlandia, ricchissima di bacini e di corsi d’acqua, anche Lappenranta sorge sulle rive di un lago e, più nello specifico, del lago Saimaa.

La fondazione della città è attribuita al conte Per Brahe nel 1649, quando la Finlandia era sotto il dominio di svedese. La regina Cristina di Svezia, infatti, ne accettò lo stemma, sul quale era raffigurato un uomo primitivo, conferendo alla nuova città la denominazione svedese leggermente dispregiativa di Villmanstrand, traducibile in lingua italiana con l’espressione “riva dell’uomo selvaggio”. Nel 1741 la città fu distrutta dai Russi e due anni dopo fu ceduta all’impero degli zar, fino al 1917 quando fu proclamata l’indipendenza del Granducato di Finlandia.

Fino ai primi decenni del diciannovesimo secolo, Lappeeranta rimase poco più di un piccolo villaggio, acquisendo la dignità di stazione termale nel 1824 ed espandendosi soltanto dopo la costruzione della linea ferroviaria.

Lappeeranta è conosciuta come la “città dell’estate”, per la bellezza paesaggistica del lago e per le temperature medie più gradevoli rispetto ad altre zone della Finlandia, anche se ai nostri occhi la differenza apparirebbe irrisoria. Nel corso della stagione estiva, quando il lago Saimaa ed il canale omonimo sono navigabili, è possibile un diretto collegamento fluviale con la città di Vyborg in Russia.

Numerose insegne dei negozi appaiono in carattere cirillico e gran parte degli abitanti della città di Lappeeranta parla molto bene il russo, in considerazione della marcata presenza di cittadini di quel Paese, sia per motivi turistici che per visite occasionali allo scopo di acquistare prodotti di qualità migliore oppure che non si trovano facilmente a casa loro. Basti pensare che l’affascinante metropoli di San Pietroburgo dista soltanto 211 chilometri, mentre Helsinki, la capitale finlandese, ne dista 221.

Nei pressi del centro urbano di Lapeeranta, vi sono numerosi complessi industriali che, se da un lato in parte deturpano una natura selvaggia ed incontaminata, dall’altro costituiscono benessere e fonte di sostentamento per l’intera popolazione.

Il titolo Bordertown, con il quale la serie è stata conosciuta a livello internazionale,è quanto mai azzeccato e significativo, ambientandosi in una vera e propria città di confine, non solo dal punto di vista geografico e politico, ma anche sotto il profilo sociale e culturale: tra Finlandia e Russia siamo, infatti, ai margini più settentrionali della linea di demarcazione dell’Unione Europea.

Prima di entrare nel vivo delle riflessioni sulla già citata serie televisva, mi preme fornire qualche brevissimo cenno sulla cultura finlandese.

La Finlandia, come si potrebbe credere in maniera superficiale, non è un Paese scandinavo, alla cui categoria appartengono Norvegia, Svezia, Danimarca ed Islanda. Questi ultimi due Paesi, pur non trovandosi geograficamente nella penisola definita “scandinava”, ne condividono origini culturali, di costume e, soprattutto, linguistiche.

Ed è proprio nella lingua che la Finlandia si distingue di più dagli altri Paesi nordici e dalla maggior parte delle nazioni europee: il finlandese è definito una lingua ugro-finnica, appartenente ad un ceppo diverso dall’indoeuropeo.

Tuttavia, avendo subito per secoli la dominazione della Svezia, in Finlandia generalmente è molto diffusa la lingua svedese, mentre nella regione della Carelia, dove si trova Lappeeranta, come abbiamo detto, dilaga la lingua russa.

Anche dal punto di vista genetico i Finlandesi si differenziano dalle altre popolazioni europee, in quanto nel cromosoma Y prevale la diffusione dell’aplogruppo N più facilmente riscontrabile nei territori centro asiatici.

Il sentimento nazionalista finlandese si rafforzò nei primi decenni del diciannovesimo secolo e può essere efficacemente riassunto nelle parole del professor A.I.Arwidsson, che diventò lo slogan del movimento indipendentista del suo Paese: Svedesi non siamo più, Russi non vogliamo diventare. Pertanto lasciateci essere Finlandesi.

La serie televisiva Bordetown, conosciuta anche con il titolo originale di Sorjonen, dal nome del suo protagonista, è stata trasmessa in Finlandia sul canale Yle TV1 a partire dall’autunno del 2016 fino all’inverno del 2020, suddivisa in tre distinte stagioni. La produzione è stata curata tramite Fisher King Production and Federation Entertaiment, in base alla creazione dell’esperto Mikko Oikkonen.

In Italia la prima serie è uscita nel luglio del 2018 sulla piattaforma Netflix, mentre la seconda è andata in onda nel febbraio 2019 e la terza nella primavera dell’anno scorso. Nel 2017 Bordertown ha vinto ben tre Venla Award, che rappresentano una sorta di Emmy Award in Finlandia: premio per il migliore attore assegnato a Ville Virtanen (Kari Sorjonen), premio per la migliore attrice attribuito ad Anu Sinislao (Lena Jaakkola) e premio come migliore serie drammatica.

È curioso osservare come il motto ricorrente nella città di Lappeenranta, così come riportato nella serie, suoni nell’espressione finlandese “hyvien ihmisten kaupunki”, in italiano traducibile con la “città delle brave persone”. Questo motto si rivelerà ampiamente ironico, visto che nel susseguirsi dei vari episodi della serie, nella piccola città (poco più di 70.000 abitanti) capiteranno numerosi omicidi, quasi si trattasse di una pericolosa metropoli americana. La pace apparente che regna nella Carelia meridionale, unitamente al candore dei paesaggi innevati, gioca un ruolo fondamentale per rendere ancora più inquietanti i crimini commessi in seno ad una comunità ristretta, dove tutti credono di conoscere gli altri, mentre i più oscuri segreti si nascondono negli animi tormentati.

Il protagonista della serie è l’ispettore di polizia Kari Sorjonen, considerato uno dei più importanti ufficiali della National Bureau of Investigation della Finlandia, ma conosciuto soprattutto per la straordinarietà del suo intuito e per i metodi di indagine eccentrici, dovuti anche ad una particolare ipersensibilità che lo accompagna fin dall’infanzia. Quando sua moglie viene colpita da un devastante cancro al cervello, Kari Sorjonen decide di lasciare il dipartimento nazionale della capitale Helsinki per diventare il capo dell’unità dei crimini violenti nella piccola città di Lappeeranta, ai confini con la Russia, sperando di poter godere di un periodo di relativa tranquillità in provincia.

Le aspettative dell’estroso poliziotto, tuttavia, rimangono rapidamente deluse, in quanto ben presto si ritrova al centro di un vortice di crimini tanto efferati quanto misteriosi, alcuni dei quali destinati a fare da cornice all’intera serie.

Le metodologie di indagine e la tecnica mnemonica utilizzate dal protagonista Kari Sorjonen, brillantemente interpretato dall’attore pluripremiato Ville Virtanen, potrebbero rievocare il leggendario Sherlock della nota serie BBC, alla luce soprattutto dell’espediente del “palazzo della memoria”, presente nell’intero arco della sua attività investigativa. Il precitato metodo, conosciuto anche con il nome di “tecnica dei loci”, cerca di riportare alla mente fatti e dettagli essenziali per le indagini, immaginando di collocare le informazioni accumulate all’interno di posti che si conoscono bene, come ad esempio le stanze della propria casa.

Alcune testimonianze letterarie ci attestano che anche i Greci ed i Romani ricorressero ad un tipo di speculazione mentale simile.

Il cosiddetto “palazzo della memoria”, perciò, diventa uno specchio del proprio inconscio, proiettando all’esterno le sensazioni più intime e nascoste. 

Ciò che distingue, tuttavia, il personaggio di Sorjonen dagli altri geniali detective della letteratura e della cinematografia, con grandi difficoltà nel mantenere relazioni stabili con il resto del mondo, è la presenza costante della sua famiglia.

La moglie e la figlia di Sorjonen faranno da sfondo all’intera vicenda, rendendo la serie più interessante dal punto di vista antropologico e sociologico.

Allo straordinario personaggio di Sorjonen, prototipo dell’eroe anticonformista, è affiancata la figura di Lena, una poliziotta dal passato difficile e controverso, che si stabilisce in Finlandia dopo aver svolto alcuni delicati incarichi nelle forze speciali russe. La vicenda personale della donna, così come quella del protagonista, si intreccia con le inchieste che l’intera squadra dovrà progressivamente affrontare, in un crescendo di pathos e di tensione.

Come altre serie televisive nordiche, a mio avviso, Bordetown ha il merito di spostare il baricentro dell’attenzione dello spettatore dall’azione convulsa all’introspezione meditata, focalizzando l’importanza di alcune scene soprattutto sull’analisi psicologica dei personaggi. Non sempre la sequenza degli eventi rende giustizia agli ambiziosi intenti della produzione: forse un difettuccio della serie consiste nel risolvere, a volte, in maniera troppo sbrigativa alcuni intrecci cui si perviene con interesse e crescente suspence. In ogni caso si evince un modo di procedere squisitamente europeo, senza indulgere troppo sulla tradizione poliziesca mutuata dai telefilm americani. Il risultato complessivo è da ritenersi, comunque, più che soddisfacente.

L’atmosfera che si respira nella maggior parte degli episodi è decisamente dark, con poche scene leggere che possano far dimenticare l’eccessivo numero di omicidi che pervade la cittadina.

Per risolvere i casi, l’ispettore Sorjonen, per nulla interessato alle progressioni di carriera, ma votato a sciogliere gli enigmi, grazie alle sue peculiari qualità personali,  dovrà continuamente confrontarsi con i fantasmi dell’infanzia, sempre ricorrenti nella sua mente. Pur guadagnandosi la stima e la considerazione di tutti i membri della squadra anti-crimine, il suo comportamento a dir poco “originale” non lo favorirà negli inevitabili giochi del potere burocratico, venendo scavalcato da un suo subalterno, al quale ha lui stesso insegnato i segreti del mestiere.

Il generoso e stravagante ispettore non si curerà dell’accaduto, continuando a dispensare preziosi suggerimenti anche quando sarà costretto ad assentarsi a causa della sua precaria situazione familiare.

I crimini commessi a Lappeeranta abbracciano le più svariate tipologie del comportamento umano deviato: dalle aberrazioni sessuali al cannibalismo, dalle passioni familiari morbose alle forme sociopatiche ingiustificate, dal fondamentalismo religioso falso e bigotto per finire ai reati connessi alla droga ed alla corruzione. A tale proposito, tra i motivi più ricorrenti, vi è una denuncia di fondo contro la prepotenza del potere politico e contro lo sfruttamento delle risorse naturali, temi notevolmente cari alla compagine sociale finlandese, tradizionalmente votata all’uguaglianza ed al welfare.

Nello svolgimento della serie non mancano ingredienti appartenenti alla cinematografia horror e fantasy, con spiccata matrice simbolica, come ad esempio il riferimento alla figura del Windigo, un personaggio della mitologia nordica, raffigurato in diverse forme, come dedito alla macabra pratica del cannibalismo.

Si tratta della leggenda di un “mostro” presente in alcune tradizioni dell’Europa settentrionale e diffusa anche tra i nativi dell’America del nord che, secondo alcuni studiosi, sarebbe ascrivibile ad antiche situazioni di estremo disagio, quando in mancanza di altri esseri viventi, si era costretti a mangiare carne umana, o di cadaveri, o addirittura per “cooptazione”, scegliendo la preda più facilmente sacrificabile.

La creazione del mito del Windigo, nel suo significato totemico,sarebbe servita come deterrente, affinchè le varie tribù mettessero fine alla crudele usanza del cannibalismo.

Lappeeranta in tali contesti ci appare come una località metastorica, sospesa tra un passato di rituali magico-pagani ed un’invadente quanto pericolosa modernità tecnologica, capace di fagocitare i doni della natura.

Nella serie, tuttavia, le scene “di sangue” non appaiono presentate in maniera splatter, ma sono funzionali alla spiegazione logico-razionale del crimine di riferimento. La genialità di Sorjonen, grazie ai suggerimenti del collega patologo, riesce ad intuire particolari minuziosi, destinati ad essere trascurati dai comuni mortali.

Le descrizioni degli inseguimenti e delle sparatorie, per fortuna a mio avviso, sono decisamente contenuti, in linea con la tradizione europea, a differenza della matrice americana, molto più generosa in tal senso.

Ho apprezzato i dialoghi e gli scambi di battute, non pesanti ed abbastanza credibili, basati in gran parte sugli sguardi empatici, lasciando molto spazio all’immaginzaione dello spettatore. Ritengo che alcuni svarioni nel doppiaggio siano scusabili, in considerazione delle già menzionate peculiarità dell’idioma finlandese, lingua originale della serie.

La comunità cittadina di Lappeeranta ha saputo ben sfruttare il successo della serie, istituzionalizzando tour e visite guidate in alcuni dei luoghi dove sono ambientate le scene di Bordertown. Ma, al di là dell’interesse che si possa nutrire o meno per le vicende narrate, il territorio nordico, situato così lontano ed “ai margini”, offre intense suggestioni in ogni periodo dell’anno. Durante la stagione invernale, la neve stratificata  e compatta sembre avvolgere il paesaggio in una dimensione onirica ed ovattata, in attesa del lento ma inarrestabile disgelo primaverile, fino ad arrivare alla festa di mezz’estate, chiamata di Juhannus, quando un gran numero di Finlandesi si ritira nei propri cottage estivi, in riva ad uno nei numerosi laghi che bagnano il Paese, per celebrare il momento del solstizio. 

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