Verdena: un colpo in canna lungo vent’anni

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Molto, molto tempo prima che i Verdena diventassero la punta di diamante – prima grezza e poi scintillante – del rock alternativo italiano, questo gruppo portava il nome di Verbena e no, non avrebbe mai pensato che vent’anni dopo – il primo disco uscì nel 1999 –  tutti avrebbero parlato con toni entusiastici dell’operato artistico di questi timidi ragazzi provenienti da un piccolo paese situato nella valle bergamasca, Albino.

I protagonisti di questa storia, che dalla fine degli anni ’90 arriva ad oggi, sono tre ragazzi, i fratelli Alberto e Luca Ferrari e Roberta Sammarelli che, partendo da quello che è sempre stato il loro semplice rifugio, l’henhouse (trad. pollaio) riesumato in salaprove, si sono piano piano conquistati una importante fetta di quella torta che corrisponde al mare magnum della proposta musicale italiana. Così, dopo aver collezionato diverse paia di converse consumate, bacchette della batteria in frantumi e le prime corde rotte, qualche lode è meritatamente arrivata.

Tutti si saranno chiesti perché, a distanza di vent’anni, sussiste ancora questo attaccamento verso i Verdena. C’è qualcosa che rende questo trio speciale vuoi per quel fascino da rockstar di Alberto Ferrari che sembra non passare mai di moda, vuoi per i live pazzeschi che ogni volta offrono al pubblico, un’esperimento dinamico e musicale diverso che spiazza, vuoi perché ogni singolo disco sembra un viaggio a sé stante intento nella ricerca di territori inesplorati.

Nonostante le attese che hanno sempre intervallato copiosamente ogni uscita di un album – almeno quattro anni – i fan non hanno mai smesso di sperare che Alberto (voce e chitarra) insieme a suo fratello Luca (batteria) e alla bassista Roberta Sammarelli sarebbero ogni volta tornati per dire la loro, per  esprimere il proprio concetto di musica aldilà dei testi – più e più volte lo stesso Alberto ha asserito, durante le interviste, che non era sul significato delle parole che poneva la sua attenzione – ma piuttosto si focalizzava sul suono quel grido personalissimo tutto loro, inarrivabile, rock ma con un velo di mistero tanto da averli resi speciali.

Quel sound è ormai familiare ai fan italiani sia per chi ha più di trent’anni ed era un adolescente quando ascoltò per la prima volta il singolo Valvonauta nel 1999 sia per chi invece li ha scoperti in ritardo ma poi si è subito affezionato. La loro musica rappresenta un miscuglio perfetto di energia, potenza e contaminazione una personale visione artistica che è sempre stata lontana dalle bombe di cultura pop che sono spessissimo offerte sotto ogni ripetitiva salsa da tutti media dalla tv al web e  dalla radio alla carta stampata.

La band bergamasca, dopo la realizzazione di sei album, tutti sotto la guida della casa discografica Universal, non si è mai arrestata e, quel colpo in canna che dura da vent’anni, ha permesso loro di sperimentare, creare e cercare soprattutto nuovi stimoli ma, aldilà di progetti e collaborazioni con altri colleghi, questi tre giovani ormai adulti sono rimasti uniti e affiatati e soprattutto hanno sempre creduto nel loro primo progetto perchè non ha senso nemmeno per un secondo bloccare l’estro creativo di Alberto, la carica irrefrenabile di Roberta o arrestare quel mostro di batterista (in senso buono) che è Luca. Tutto è ancora in divenire.

Per un volere o per un altro quel pubblico amante di quel suono dalle mille sfaccettature rock firmato Verdena ha dovuto aspettare un bel po’ per ascoltare qualcosa di nuovo anche se in realtà un uccellino ha cinguettato che buone nuove sono in arrivo nel 2020. Tuttavia c’è un’altra sorpresa che ha conquistato l’attenzione dei più curiosi infatti, considerando che il 24 settembre 1999 usciva Verdena, l’album di debutto omonimo della band, il trio bergamasco ha annunciato durante gli ultimi sgoccioli dell’estate l’uscita della ristampa, dopo vent’anni esatti, intitolata Verdena – 20th Anniversary Edition. Questo è quel genere di dono da regalare ad un collezionista che ha tutti i lavori del suo gruppo preferito e che, preso da un impeto di nostalgia, ripensa a quando con indosso una maglietta sudata e poche persone accanto gridava a squarciagola quelle parole della canzone Ultranoia di cui nemmeno lui sapeva il mero significato ma non era poi così importante in quel preciso momento.

Quel ritornello, se così si può definire, recitava così:

Se in vena scorre
Lei piano corre da me
Tu, tu mi spegni
Se sei tu che mi vuoi

Fuori di me
È giusto sai
Sentirti su di me
Tu, seno blu, mi vuoi per te
Mi sento così giù

Per alcuni il 20 settembre non è stato un venerdì qualunque. In molti sono andati a caccia di questo tesoretto che, o in formato doppio CD o in 3 LP (tiratura limitata), avrebbero potuto tenere stretto tra le mani e poi successivamente riporlo con cura nella pila dei dischi prediletti. A destare l’attenzione di chi ha già avuto la fortuna di aprire questo prezioso omaggio è stato, oltre all’album originale – la prima traccia  Ovunque presenta un mix alternativo rispetto prima versione ormai dispersa – il secondo disco, il cui occhiello è 5 Relitti, 2 Residui, 2 Avanzi e un Demo, che mostra una manciata di pezzi di vecchia data che per fortuna sono riemersi dall’oscurità: il grido disperato interminabile di Bonne Nouvelle, l’intensa interpretazione di Alberto nella delicata ballata Piuma, l’irosa e imperfetta Fiato Adolescenziale, la traccia rabbiosa intitolata Corpi, una versione acustica di Fuxia – uno degli estratti più richiesti dal pubblico nei primi live della band – e ancora, Ormogenia, un pezzo rarissimo in cui per la prima volta canta la bassista Roberta Sammarelli e, infine, la jam strumentale Da Giordi, la perla di poco più di due minuti dal titolo Oggi e la versione live di un altro inedito Shika dal suono distorto e intenso.

Complessivamente tutte le composizioni dei Verdena possiedono una forza speciale che letteralmente prende chi sta dall’altra parte e lo conduce in altri luoghi a volte bui a volte più speranzosi. Quello che ogni singolo brano può trasmettere incide sul cervello e poi si passa all’emozione totale, spiazzante. In generale quando è capitato di descrivere un nuovo lavoro dei Verdena non si è mai abusato di aggettivi, metafore o afflati poetici perché, ogni volta, questi artisti e professionisti del suono sono stati in grado di trovare il loro equilibrio per stupire i nuovi e tenersi stretti i vecchi fan che, da quel lontano 1999, li hanno ascoltati, compresi e aspettati a volte, come si è detto all’inizio, per molto, moltissimo tempo.

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