You: la serie che ci insegna il confine tra romanticismo e abuso

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Ammetto di esserci cascata anch’io, nella trappola di You, ultimo successo Netflix. In tutti i sensi. Mi sono ritrovata sotto le coperte a divorare puntata dopo puntata di questo thriller psicologico come fossero patatine. Finisce una e via l’altra. E fin qui, nulla di strano. Scagli la prima pietra chi non hai mai iniziato e terminato una serie in un giro solo dell’orologio.

Ma il pregio e la particolarità di questa serie non è che ti tiene incollata allo schermo; non è la prima e non sarà l’ultima. Ma il modo con cui gioca con la tua testa, portandoti a fare il tifo per tutto quello che hai sempre saputo essere sbagliato. E la magistralità con cui, sotto sotto, ci sta dicendo una cosa sola e semplicissima: facciamo ancora una fatica incredibile a distinguere il confine tra romanticismo e abuso. Tra ciò che è lecito fare per amore e quello che invece è praticamente criminale e lesivo della libertà altrui. Soprattutto di quella femminile. Perché, a voler ben vedere, You non è altro se non l’ennesima storia di femminicidio. Solo che l’orco non sembra un orco, ma, anzi, ci spinge a credere di essere il principe azzurro che ci salverà dagli altri e da noi stessi. Sorriso smagliante e nobili maniere incluse.

Ma facciamo un passo indietro. Joe Goldberg e Guinevere Beck: sono loro i protagonisti di You, basato sull’ononimo libro di Caroline Kepnes e andato in onda per la prima volta lo scorso autunno su Lifetime. Dieci puntate ricche e mai scontate, tutte scandite dalla voce narrante di Joe che ci racconta, un po’ alla Meredith Grey, tutto quello che gli passa per la testa. E lo fa bene. L’inizio della serie, infatti, potrebbe essere quello di una banalissima romcom, dal taglio adolescenziale: lui lavora in una libreria. Incontra lei, aspirante scrittrice. Flirtano. Colpo di fulmine. Lui fa di tutto per incontrarla di nuovo. E, nel mentre, ci spiega il suo punto di vista sull’amore e sulla società con un’eloquenza tale da far innamorare un po’ anche noi, troppo spesso abituate a correggere congiuntivi e verbi coniugati a caso.

Fin qui tutto bene. Se non fosse che l’interesse che Joe prova per Beck sfocia velocemente in un’ossessione che lo porta a seguirla, pedinarla e, infine, incontrarla di nuovo. Joe e Beck iniziano una storia – anche questa da romcom. Pensate solo che definiscono quello che li lega everythingship. Ed è proprio dietro a questa unione e al desiderio profondo del bene assoluto per Beck che Joe si nasconde per giustificare ogni suo gesto. Il furto del suo telefonino e l’invasione totale della sua privacy. L’omicidio di chi, secondo lui, non è abbastanza per Beck. La manipolazione. Lo stalking. La violenza psicologica. Un mostro, insomma. Eppure, per lo meno per le prime puntate, non lo sembra per niente.

Sicuramente la decisione di raccontare la storia dal punto di vista di Joe è stata in questo cruciale. Nonostante la sua follia,  Joe Golberg è in grado di razionalizzare il suo pensiero in modo così completo e convincente che spesso ci si ritrova a fare il tifo per lui senza rendersene conto. Perché, in fondo, un pizzico di Joe Goldberg è in ognuno di noi. Anche noi ci innamoriamo di sconosciuti, fantastichiamo, cerchiamo su Instagram e Facebook ogni singola informazione che possiamo trovare e che ci possa portare a credere di conoscerlo o conoscerla anche solo un pochino di più. Anche noi, a volte, pensiamo che l’amore sia contro di noi. Che i ragazzi o le ragazze che desideriamo scelgano sempre le persone sbagliate; mentre noi siamo lì, pronti a fare di tutto per dargli il meglio. E Joe ci sembra tutto tranne che un mostro. Ci sembra familiare. Perché corrisponde a quello che ci hanno sempre insegnato essere romantico. E’ romantico non arrendersi di fronte al no della persona che si vuole conquistare. Perché no non significa no, ma solo che non sa cosa sia meglio per lei.

È romantico seguirla da lontano, per vederla ridere ed essere sicuro che non le accada niente di male. Ma soprattutto, che non esca con le persone sbagliate, con quelle che non siamo noi.

È romantico volerla difendere a tutti i costi da chi, secondo noi, si sta solo approfittando di lei.  E per farlo magari dà una sbirciatina al tuo telefono. Ma non perché non si fida di te, è degli altri che non si fida.

È romantico “l’uomo che non deve chiedere mai”. Joe Goldberg è romantico, in qualche modo, se pensiamo a quello che ci hanno detto essere tale. Ed è questo il motivo per cui non ci sembra subito un mostro. La ragione per cui Twitter è invaso di tweet che esprimono il loro risentimento verso Beck e il bruciante desiderio che, nonostante tutto, i due continuino a stare insieme. E no, non è normale. Perché Joe Goldberg non è romantico, ma uno stalker psicopatico con la convinzione che amare significhi possedere e annullare. E lo so, in tanti ci siamo cascati per le prime due puntate. Perché è difficile lasciarsi alle spalle anni di luoghi comuni che ci hanno convinti essere veri e inattaccabili. Però poi bisogna aprire gli occhi. Joe Goldberg non è romantico. Romantico è un’altra cosa. Forse ancora non so bene cosa, ma non è questo.

E You ce lo mostra chiaramente, nonostante rimanga solo una serie godibile senza troppe pretese, di quelle che ti guardi tutta d’un fiato un sabato pomeriggio che fuori piove. Il messaggio di You è incredibilmente chiaro: abbiamo ancora un problema come società, fatichiamo a distinguere il romanticismo dall’abuso. Abbiamo ancora modelli sbagliati. E la soluzione non è eliminare il principe azzurro. Perché non c’è nulla di sbagliato nel desiderare qualcuno al proprio fianco. Ma crearne di nuovi, di modelli positivi di cosa significhi amare. E mettere in guardia su quelli sbagliati, che Joe incarna a pieno. Joe Goldberg non uccide Beck quando la loro storia finisce ed ognuno si ricostruisce una sua vita parallela a quella dell’altro; ma solo quando Joe capisce che Beck è un individuo del tutto indipendente da lui. E che non è più in suo potere.


Si inizia a piccoli passi, a ristabilire modelli positivi e funzionali di romanticismo e amore, quindi ripetete con me: Joe Goldberg non è romantico. E non è vero che l’uomo non deve chiedere mai.

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