La donna uccisa che apparve per caso ne Lo Squalo di Spielberg

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È una di quelle coincidenze così incredibili che né la persona che la scoprì per prima, né gli investigatori che ancora lavorano al caso ci credono completamente. Soprattutto se il primo a parlarne è stato un celebre scrittore di thriller, dotato per natura di una fervida immaginazione, e se il caso è irrisolto da quasi 45 anni. Non è ancora chiaro quanta verità ci sia in fondo, ma lo stesso fatto che potrebbe essere vero (e che la polizia stia investigando in tale direzione) è già una di quelle stranezze in cui la realtà rischia di superare la fantasia.

Andiamo con ordine.

L’America è un posto difficile. La polizia ha un gran da fare nel cercare di risolvere i casi di omicidio che si susseguono giorno per giorno. I casi che rimangono aperti sono sempre numerosissimi, e spesso vengono risolti per caso grazie all’intervento di comuni cittadini che danno nuovi input alle indagini. C’è un libro uscito nel 2014, The Skeleton Crew, che racconta una lunga serie di vecchi casi irrisolti che stavano tornando in vita grazie all’intervento di “investigatori amatoriali”, ossia gente comune appassionata di crimini.

Uno dei casi discussi in quel libro è quello della “donna delle dune”: una ragazza tra i venti e i trent’anni, il cui corpo è stato rinvenuto tra le dune di sabbia della spiaggia di Cape Cod, Massachusetts, il 26 Luglio 1974. Aveva le mani amputate e la testa quasi decapitata. Lunghi capelli castani raccolti in una coda di cavallo e avvolti in una bandana blu, un paio di jeans Wrangler e una serie di capsule d’oro del valore di alcune migliaia di dollari. La trovò una tredicenne, distesa sull’asciugamano come se lo stesse dividendo col suo ragazzo. Secondo il medico legale, era morta da circa tre settimane. La sua identità non fu mai scoperta, anche per via dell’impossibilità di controllare le impronte digitali. Negli anni sono stati fatti diversi tentativi di ricostruirne i tratti facciali. Una delle ultime ricostruzioni era quella qui sotto. Il caso è tutt’ora irrisolto, anche se gli investigatori si dicono sicuri che se solo si scoprisse la sua identità, trovare l’assassino non sarebbe difficile.

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Quel libro era diventato parecchio popolare nell’estate 2014, ed è stato per diversi mesi una presenza fissa nel comodino di Joe Hill, lo scrittore di horror-thriller spesso noto perché è il figlio di Stephen King (“Hill” è il nome d’arte). Nel 2015, Joe Hill sta vivendo un importante momento memorabilia: uno dei suoi film preferiti di quando era piccolo, Lo Squalo di Steven Spielberg, viene proiettato nuovamente al cinema per il suo 40esimo anniversario, e lui è seduto in prima fila coi suoi tre figli, per guardare tutti insieme uno dei film di maggiore successo degli anni ’70.

Al minuto 54, scatta in piedi e si accorge di un dettaglio che lo fa rabbrividire. È una scena del tutto normale, quella in cui la folla di turisti si imbarca sul traghetto per il 4 Luglio. Una scena che avrà visto decine di volte, e che solo adesso nota sotto una luce totalmente diversa.

Tra la folla filmata nel film di Spielberg, Joe Hill aveva identificato la donna delle dune.

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“È possibile che una donna la cui identità è stata cercata per decenni, è stata in realtà vista da milioni di persone in uno dei film più popolari della storia, e nessuno se n’è mai accorto?” È questo che pensò subito Joe Hill, consapevole dei suoi geni e di quanto sia facilmente suggestionabile dalle proprie fantasie e dunque non prendendosi troppo sul serio all’inizio.

Eppure le coincidenze sono troppe per non essere notate. Lo Squalo di Spielberg era stato girato nei paraggi della spiaggia in cui quel corpo era stato ritrovato, e le riprese della scena del 4 Luglio avevano avuto luogo a giugno 1974, quando la donna delle dune era viva di sicuro. Le riprese de Lo Squalo in quell’area avevano attirato parecchia attenzione, e si sa per certo che avevano raccolto la presenza di moltissime persone del luogo. Il viso, i capelli e la bandana sembrerebbro coincidere. I jeans probabilmente non sono Wrangler, ma ovviamente ogni ragazza della sua età possiede più di un jeans nel proprio guardaroba.

E se fosse davvero lei?

Joe Hill ne parlò con dei suoi amici che lavorano nella polizia e nell’FBI, che trovarono la cosa “parecchio interessante”. Ma non ebbe mai il coraggio di andare ufficialmente alla stazione della polizia, trovava l’idea troppo stramba e sentiva ancora la forte sensazione di star subendo un brutto scherzo dalla propria immaginazione. Fece invece una cosa migliore: fece andare la storia online su internet, raccontandola a modo suo, come una storia di fantasmi. Il suo post su Tumblr “La Donna e Lo Squalo” è tutt’oggi uno dei suoi più letti, e nel 2015 fu ripreso anche da Vice.

Gli investigatori riaprirono le indagini alla luce di questi nuovi elementi. Provarono a contattare la responsabile del cast de Lo Squalo, Shari Rhodes, ma fu impossibile: era morta nel 2009. Non esistono archivi di tutte le persone apparse come comparse del film e non è stato dunque possibile scoprire l’identità della donna che appare in quel fotogramma. Lo stesso Joe Hill ha invitato chiunque fosse presente in quei giorni nel set del film a farsi avanti e dare qualsiasi informazione, ma non ne è emerso fuori nulla. Sia la donna nel film che la donna trovata in spiaggia non hanno ancora un nome. E la famiglia della ragazza morta sta ancora aspettando risposte.

“Una donna morì quell’estate e non ha ancora un nome. È la figlia di qualcuno, e tutti speriamo che prima o poi il caso venga risolto. Un solo dubbio mi turba ancora: se la donna che appare nel film non è la Donna delle Dune, com’è che né lei, né nessun altro mi abbia mai contatto dicendo ‘eccomi, sono io’?”

Cover image: foto del corpo della “donna delle dune” scattata dalla polizia

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