L’arte insensata di odiare Courtney Love solo perché è Courtney Love

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Odiare Courtney Love è figo. È una tappa quasi obbligata della crescita, soprattutto se si è un appassionato di musica o un sedicente tale. È immancabile il commento sotto ogni articolo riguardante i Nirvana o Kurt Cobain, generalmente oscillante tra un “la maledetta”, “la puttana”, “la vacca” e “la fine di Kurt Cobain” (commenti originali tratti da quell’immenso raccoglitore di pensieri che è Facebook). Così come lo è ignorare ogni suo disco, scritto o opera artistica. Perché, alla fine, è stata solo la moglie di Cobain, leader dei Nirvana.

E, invece, mi spiace deludere i vostri ego maschilistici e androcentrici, ma Courtney Love è stata ed è molto di più. È una pioniera. Anche se non vi va di ammetterlo a voi stessi.

Ascoltare un disco delle Hole è la prima tappa per capire e conoscere Courtney Love. Come attrice, scrittrice, musicista e donna. È un’esperienza sfaccettata, complessa e intrigante come un cubo di Rubik. Forse per quel mix inestricabile di vulnerabilità e brutalità, aggressività e sensualità, bellezza e inimmaginabile dolore. Tutto mischiato insieme, come quelle pozioni che ci divertivamo a mescolare da bambini. Perché Courtney Love è tutto e il contrario di tutto: è la rabbia di Pretty on the Inside, la tenerezza inarrestabile di Doll Parts, il potere schiacciante del lutto di Gutless e la femminilità di Someone else’s bed. È un potente vaffanculo: prova a rinchiudermi in una scatola, a darmi un’etichetta. Ti sfido.

Se Kurt Cobain è stata la voce della generazione X, anche se non lo ha mai voluto, Courtney Love è quella di chi non si è mai sentito al suo posto, ma ha fatto di tutto per ricavarselo, un piccolo spazio da cui brillare o, almeno, accendere una piccola luce. Come canta Hayley Williams dei Paramore: “it’s just a spark, but it’s enough, to keep me going”. E da quell’angolino ha gridato e cantato alcuni dei testi migliori della musica contemporanea, senza mai chiedere scusa, senza sentire il bisogno di una giustificazione. “I’ve seen your repulsion and it looks good on you / denying what, what you put me through”, canta in Teenage Whore. “I want to be the girl with the most cake”, confessa in Doll Parts, ispirando generazioni di femministe ad aprirsi sulle loro ambizioni e insicurezze. “I’ll be the biggest dick that you ever had”, urla in Good Sister/Bad Sister. “And now I understand, You leave with everything, You leave with everything I am, Withering” sussura in Dying. Courtney Love è forse la lyricist più sottovalutata degli ultimi decenni. È una poetessa, prima di essere una musicista. Una di quelle che la realtà la descrivono come se si fosse infilata sotto pelle, lì dove non puoi fingere di non sentirla.

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Courtney Love e Kurt Cobain

“Ho sempre voluto fare la poetessa, ma non ci guadagni molto”, ha confessato candidamente in un’intervista di ABC News datata 1995. E si sente, in tutti i potenti riferimenti ai lavori di T.S Eliot, Charles Baudelaire, Dante Rossetti, William Shakespeare, Rudyard Kipling e Anne Sexton. La sua scrittura è stata descritta più volte come colta e pungente, ma, soprattutto, come uno stile capace di “articolare la coscienza della terza ondata femminista”. Un flusso di coscienza che, attraversando tutti gli spettri dell’emozione umana, dalla rabbia alla più disarmante vulnerabilità, ha trattato temi fondamentali come la body image, il suicidio, lo stupro, la prostituzione, la morte, la dipendenza, l’amore, l’amicizia femminile e il desiderio di fuggire dalla vita domestica. “Cerco di affiancare a delle immagine belle un immaginario del tutto fottuto, perché è così che vedo le cose…a volte sento che nessuno si sia preso il tempo di scrivere di certi temi nel rock e che c’è un certo punto di vista femminile sulle cose a cui non è mai stato dato abbastanza spazio”, afferma di un’intervista del 1991 con Everett True.

E la sua propensione alla scrittura e all’introspezione è testimoniata dalle sue decine e decine di quaderni e diari, raccolti nel libro Diary of a dirty blonde. Ma anche questo i detrattori professionisti della Love hanno dovuto portarglielo via, insinuando che gran parte dei testi del secondo album delle Hole, Live Through This sia stata scritta da Kurt Cobain. Seppure lo stile di Cobain non c’entri nulla con quello della Love. Nonostante le sue lyrics offrano un insight così intimo su cosa significhi essere donna, che neanche il più empatico degli uomini potrebbe arrivarci vicino (non me ne vogliano i maschietti).

Ma non solo. Courtney Love è stata anche un’attrice, un’artista visiva e una delle prime voci a comprendere e prevedere, già nel 2000, la grande crisi dell’industria musicale. In una lettera pubblicata su Salon invitava le major a riconsiderare le loro scelte più recenti, in merito di pirateria musicale, streaming e contratti con gli artisti. Una lettera che oggi viene citata in tutti gli studi relativi agli ultimi due decenni della storia dell’industria discografica.

Ha avuto una storia personale molto simile a quella del marito Kurt Cobain. Ma mentre il divorzio dei coniuigi Cobain è sempre stato utilizzato per giustificare ogni errore o mancanza del Kurt adolescente e poi adulto, la storia della Love non è mai stata raccontata. In pochissimi sanno che è nata a San Francisco, dove ha vissuto fino al divorzio dei genitori nel 1969, causato dall’accusa della madre al padre di aver somministrato a Courtney neonata dosi di LSD. Ha vissuto in parte con la madre e in parte con il padre, rimbalzando tra il Missouri, l’Oregon e la Nuova Zelanda, tra due genitori che non volevano averla tra i piedi nelle loro nuove vite. Fino ai viaggi in solitaria, prima a Dublino e poi in Inghilterra; fino ai mesi trascorsi in Giappone e Taiwan, dove lavorava come ballerina.

Tutti elementi che dovrebbero spingerci a darle almeno una possibilità, quella di essere conosciuta per le sue azioni e creazioni.

E invece. Invece Courtney Love è stata odiata per aver fatto tutto quello per cui i suoi colleghi uomini sono stati portati in palmo di mano. È stata spregiudicata, nelle sue parole e nel suo look. Con il rossetto rosso sbavato sulle labbra e i babydoll sdruciti. Selvaggia. Senza regole. Libera. Forte. La sua sessualità è stata indagata in modo morboso, perché essere una musicista significa, per forza di cose, andarsela a cercare. E la sua capacità di essere madre scandagliata sulle pagine di Vanity Fair, prima, e decine di altri giornali poi. Ma nessuno lo ha fatto con Kurt Cobain, che nelle immagini di Montage of Heck dondola inebetito dall’ultima dose di eroina con la figlia Frances tra le braccia.

Odiarla è estremamente facile, perché Courtney Love è qualcosa per cui non eravamo pronti negli anni ’90 e, per cui, forse, non siamo pronti neanche adesso. Gran parte dell’odio rivolto a Courtney Love nasce proprio dall’immenso fastidio che ancora ci suscita un modello femminile ingombrante e forte, che non riusciamo a far rientrare nell’idea comune di donna angelo del focolare. E allora per aggirare l’ostacolo la sminuiamo. In primo luogo come artista. Cerchiamo di tapparle la bocca con i gossip e le teorie omicide, con tutto ciò che allontana la nostra attenzione della sua musica.

Ma non ci sto. Perché Courtney Love ci ha spinto tutte a fare casino, un gran casino, a prendere in mano una chitarra e a iniziare ad urlare. Anche a noi, a cui hanno sempre insegnato di stare tranquille e composte.

Quindi, ora, come insegna Courtney, accettate la sfida: ascoltate quelle che riteniamo le sue migliori dieci canzoni. E poi ditemi ancora di quando Courtney Love faccia schifo. Ma con cognizione di causa, questa volta.


Malibu

Oceans of stars
Down by the sea is where you
Drown your scars
I can’t be near you

The light just radiates
I can’t be near you
The light just radiates


Dying

I want to, I need to be
Under your skin


Awful

If the world is so wrong
Yeah you can break them all
With one song
If the world is so wrong yeah you can take it all


Asking For It

Careful what you say and who you say and who you say it to
Careful what you say and who you say you it to
Baby you talked too much and you were asking for it, asking for it, asking
You can blame bad luck but you were asking for it, asking for it, asking
When all is said and done, you need to tie your tongue
‘Cause when you spit on everyone
You were arguing and now you’re asking for it, asking for it, asking


Miss World

Cute girls watch when I eat ether
Suck me under
Maybe forever, my friend


Teenage W***e

When I was a teenage w***e
My mother asked me, she said, “Baby, what for?
I give you plenty, why do you want more?
Baby, why are you a teenage w***e?”

I said, “I feel so alone and I, I wish I could die”
I’ve seen the things you put me through and I, I wish I could die


Good Sister / Bad Sister

I’ll be the biggest scar in your back
Run down and jagged and naked and blind
I’ll be the biggest dick that you ever had
Hey, want it back?
Hey, want it back?
You want it


Violet

I told you from the start just how this would end
When I get what I want, then I never want it again
Go on take everything, take everything, I want you to


Doll Parts

I want to be the girl with the most cake
He only loves those things
Because he loves to see them break
I fake it so real, I am beyond fake
And someday, you will ache like I ache


Reasons To Be Beautiful

Miles and miles of perfect skin
I swear I do, I fit right in
My love burns through everything

I cannot breathe
Miles and miles of perfect sin
I swear, I said, I fit right in
I fit right in your perfect skin

I cannot breathe

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