Mina e Battisti insieme nel 1972: i nove minuti che cambiarono la musica italiana

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Sono bastati otto minuti e cinquantanove secondi alla sera del 23 aprile 1972 per passare alla storia. Niente di drammatico, per fortuna, nessuna strage, nessuno spargimento di sangue. Tanta buona, ottima musica, un canale televisivo (il Primo), “cinque amici da Milano” e due cantanti. A sinistra un grande cantautore dai folti capelli ricci e neri, a destra l’altissima signora della musica italiana: Lucio Battisti e Mina. Insieme per la prima volta in tv a Teatro 10, dopo i successi discografici di Insieme, Amor Mio ed Io e Te da Soli, firmati da Mogol-Battisti e interpretati dalla Tigre. Sono questi gli ingredienti giusti per creare il duetto per eccellenza, quello che ancora dopo quarantacinque anni nessuno è riuscito ad eguagliare né superare.

Molti sostengono che l’incontro fra Mina e Lucio Battisti sotto i riflettori di Teatro 10 sia il segnale della fine di un’epoca, una sorta di “in passato era tutto migliore” in chiave musicale, eppure il panorama nazionale e internazionale si stava solo preparando ad una serie di rivoluzioni culturali e artistiche che si sarebbero meglio sviluppate nel decennio ’70-‘79. Così, mentre fuori dalla porta di casa l’Italia viveva gli anni di piombo, il terrorismo e la crisi petrolifera, bastava accendere la televisione sul Primo canale il sabato dopo cena per affacciarsi a vedere uno spettacolo – seppur breve e ancora in bianco e nero – senza precedenti.

Eccoli, sul piccolo schermo del salotto, i due protagonisti. Mina, con il passo deciso e la scioltezza di chi conosce la telecamera da più di dieci anni, si avvicina a Lucio Battisti, timido e restio a parlare troppo, per presentare il loro prossimo numero. Lei sembra insolente nel fargli notare che “Tu canti le tue canzoni, cioè canti soltanto quelle proprio”, lui a disagio nel ripetere quelle poche battute che gli sono state affidate. Da una presentazione così, mai ci si sarebbe aspettati di passare alla storia in modo tanto significativo, onestamente. Loro due, però, non sono chiamati a fare conversazione, ma a cantare insieme un medley di sette brani (cinque scritti con Mogol e cantati da Battisti, due del repertorio di Mina ma opera del più grande sodalizio autoriale della canzone italiana), le chiacchiere su quanto spigliati o simpatici risultino, perciò, stanno a zero.

Presentati i famosi “cinque amici da Milano” che suonano per loro, la magia ha inizio. Tutto comincia con Insieme, interpretata non da Mina, bensì da Lucio Battisti, l’unico a non fare scattare il paragone con la versione “ufficiale” del pezzo: con la sua inconfondibile voce naïve conduce con gentilezza gli spettatori nel microcosmo del duetto. Subito dopo interviene Mina, timbro sicuro e caldo, intonando una Mi ritorni in mente tecnicamente ed emotivamente perfetta, a cui poi si unisce Battisti: in altri casi potrebbe sembrare un azzardo accostare due mondi così diversi, quasi una beffa ai danni di chi è svantaggiato dal punto di vista vocale; non in questo, però, perché l’assoluta bellezza del duetto risiede proprio nell’incontro di persone agli antipodi che condividono la stessa capacità di comunicazione attraverso la musica. Passando a Il tempo di morire è Mina a “prendere il controllo” dei primi versi, accennando qualche movimento che segue l’accompagnamento della chitarra.

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L’energia si sta caricando, ma non è ancora il momento di farla esplodere e lo sa bene anche Battisti, il quale, cantando Non dire no sembra voler placare le acque qualche istante. Di nuovo insieme, proseguono a mantenere la tensione, che si abbassa un’altra volta quando Mina esegue un piccolo estratto di E penso a te e Lucio – guardando la sua compagna di avventura fare dei sottili ed armonici vocalizzi – si cimenta in Io e te da soli. Eccola ancora l’onda che si alza, il mare che si agita mentre i musicisti conducono la nave in direzione Eppur mi son scordato di te. È il punto di non ritorno dell’intero duetto, è qui che si dà il massimo e non si può assolutamente sbagliare. Mina, da grande “predatrice” della canzone, affronta i primi versi del brano con la grinta che l’ha sempre contraddistinta. Precisa, evidentemente divertita, non esegue il compito in maniera meccanica, ma guarda in camera come se stesse parlando a ciascuno degli spettatori: è ad ogni italiano all’ascolto che dice di essersi scordata senza sapere come ed è a tutti che rivolge uno dei suoi magnifici sorrisi sornioni.

Torna in scena Lucio per il ritornello, in cui, a onor del vero, risulta leggermente coperto dalla voce di Mina (probabilmente se ne è accorto anche lui, perché è ancora inquadrato mentre avvicina una mano all’orecchio per sentirsi meglio). Entrambi, però, sono un fiume in piena, non ci sono più ostacoli sul loro cammino. All’improvviso i nostri eroi sospendono la corsa per regalarci un momento di pura perfezione. Si avvicinano l’uno all’altra e accorciano la distanza tra i microfoni e le labbra, Mina si abbassa leggermente e chiude gli occhi, Battisti guarda in camera e insieme, in falsetto, cantano la ripetizione dei primi versi del ritornello. Sembra che il duetto si congeli quei pochi secondi per poi proseguire da dove era rimasto, lasciando che l’energia trattenuta possa tornare a liberarsi.

L’ultima canzone, Emozioni, è lo sprint finale: Mina sente particolarmente suo questo brano, lo interpreta chiudendo gli occhi e facendosi accompagnare da qualche vocalizzo di Battisti. All’ultima nota suonata dal chitarrista, il pubblico esplode in un applauso fragoroso, pari all’intensità di ciò a cui ha appena assistito. I due protagonisti si avvicinano, lei dice qualcosa nell’orecchio a lui, che la ringrazia, e si tengono pochi istanti per mano.

È fatta. La storia è stata scritta.

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