Bentornati negli anni ’90: GLOW ON e il dreamcore dei Turnstile

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Se gli anni ’90 stanno tornando in auge, prendendo il posto alla mania per gli Ottanta, questo è facilmente riscontrabile non solo nella moda ma anche nella musica che esce ogni giorno. Nessun album nel 2021 però è riuscito a sembrar venire dal 1998 come GLOW ON dei Turnstile.

La band nata a Baltimora nel 2010 è secondo molti la più importante rappresentante dell’hardcore punk oggi e non si vergogna assolutamente di riportare la mente a 20 e più anni fa, in un mix tra post-hardcore e nu metal, aggiungendo un cucchiaio di skate punk e un pizzico di shoegaze. I richiami ai Novanta non arrivano solo dal punto di vista musicale ma anche visivo, sia per lo stile essenziale dei componenti della band sia per le scelte stilistiche relative ai propri lavori: la copertina di GLOW ON è un semplice cielo rosato con nuvole, un’immagine soft che ben si discosta dal contenuto sonoro, tecnica inversa già utilizzata per album come Betty (1994) degli Helmet o Stoner Witch (sempre 1994) dei Melvins. I live pubblicati online dal gruppo sono realizzati con strumenti analogici che fanno sembrare le riprese fatte da un padre alla recita di fine anno del proprio figlio, dando il cosiddetto effetto “dad-cam” caratteristico del boom dell’home-video nei Nineties.

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I membri della band non hanno mai fatto mistero delle svariate influenze musicali che hanno contribuito a creare il proprio stile e in effetti facendo attenzione si possono scovare tutti i riferimenti a generi molto diversi tra loro, rimescolati in una forma contemporanea in cui anche la trap ha avuto il suo ruolo, soddisfa un po’ tutti i fan dell’heavy music e del punk.

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GLOW ON è un disco semplice ma molto efficace, composto da pezzi “dritti” e pesanti come da altri più elaborati in cui non manca mai però un istinto melodico in grado di fissare i ritornelli nella testa di chi li ascolta. Tracce come UNDERWATER BOI, ALIEN LOVE CALL e LONELY DESIREZ uniscono atmosfere eteree tipiche del shoegaze e del dream pop a riff spezzati in pieno stile Helmet, ricordando quella formula che ha reso i Deftones unici nel panorama musicale. Il resto del disco è una mattonata dritta in testa che non ha bisogno di tante descrizioni, in cui HOLIDAY spicca come vera e propria anthem il cui coro è una vera e propria droga.

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Le tematiche trattate sono la crisi identitaria, l’assenza di sentimenti o relazioni stabili, l’effimero e il complesso mondo di insicurezze che costella la vita di un ventenne alla soglia dei trenta e non solo. Questo disco si potrebbe quasi ridefinire dream punk o dreamcore. Insomma, pur presentandosi come un mix nostalgico di cose già sentite e da molti ritenute morte (vedi il nu metal), il quarto album in studio dei Turnstile è un lavoro fresco e originale che consolida la band in cima all’attuale Olimpo hardcore. Oltre a ciò, l’ottima reazione della critica dà il merito a GLOW ON di aver rispostato l’attenzione dei media sull’hardcore punk, genere che non è mai stato realmente popolare.

Se ora si parla di Fugazi, Bad Brains, Black Flag e chi più ne ha più ne metta come capostipiti del genere, fra 20 anni allo stesso modo si parlerà dei Turnstile, forti del merito di aver mantenuto vivo questo genere nonostante la grossa difficolta che tutti i sottogeneri del rock stanno vivendo.