Ricompense, gratificazioni e ricerca della felicità: come si plasma il nostro comportamento

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Qual è il motore delle nostre scelte quotidiane? Cosa orienta le nostre decisioni spingendoci ad agire?

Le risposte sono da ricercare nella sede della soddisfazione e della gratificazione, che ci consente di distinguere ciò che per noi è bene da quanto non lo è.

Il cervello umano contiene delle strutture neuronali che compongono il sistema di ricompensa (all’interno del circuito: corteccia-gangli basali-talamo), in grado di indurci a reiterare tutti quei comportamenti che hanno prodotto una risposta e un’emozione positive. La ricompensa è quindi definibile come qualsiasi evento o stimolo appetitivo che generi un comportamento di approccio, di avvicinamento e di consumo.

Questo meccanismo è, da una parte, alla base dell’apprendimento associativo che può essere azionato da ricompense che operano come stimoli gratificanti in queste forme:

  • Il condizionamento classico di Pavlov che comporta la ripetizione di uno stimolo incondizionato (che evoca immancabilmente una reazione riflessa) come del cibo a base di carne somministrato ad un cane, associato a uno stimolo precedentemente neutro (che normalmente non evoca la risposta) come il suono di un campanello. Una volta raggiunto il condizionamento, la risposta (salivazione canina) si ottiene con entrambi gli stimoli (incondizionato e neutro).
  • Il condizionamento operante di Skinner che opera secondo il rito dell’abitudine: i comportamenti appresi ritenuti adeguati vengono mantenuti con delle risposte positive, mentre gli altri vengono disincentivati da una risposta negativa. L’apprendimento avviene quindi attraverso il sistema di rinforzo-punizione.

Il sistema di ricompensa ha, pertanto, un ruolo significativo nell’apprendimento dettato dall’esperienza, aiutandoci a scegliere di mettere nuovamente in atto ciò che in noi produce sensazioni di benessere e di gratificazione e scartando ciò che non lo fa. Esistono diversi tipi di ricompensa:

  • le primarie, gratificazioni utili e indispensabili alla nostra sopravvivenza come il cibo e il sesso
  • le ricompense intrinseche, ovvero incondizionate perché intrinsecamente piacevoli e attraenti
  • le ricompense estrinseche, che sono invece condizionatamente attraenti e motivanti ma non intrinsecamente piacevoli (il denaro che di per sé non è gratificante ma lo diventa nella sua utilità di acquisto di cibo e di beni).

L’altra faccia del meccanismo di ricompensa è la forte suscettibilità conferitaci ad adottare atteggiamenti di dipendenza. Ogni volta che sperimentiamo piacere e gratificazione, nel nostro cervello viene rilasciata della dopamina, neurotrasmettitore correlato tanto alla salienza incentivante verso gli stimoli positivi quanto alla salienza motivazionale avversiva che dirige il comportamento lontano dagli stimoli indesiderabili e negativi.

La dopamina funge da rinforzo ad ogni stimolo edonistico innescando la ripetizione dei comportamenti finalizzati all’ottenimento del piacere e quindi all’aumento dei livelli della dopamina stessa.

In questo circuito apparentemente senza fine vengono esacerbati anche il nostro desiderio per l’oggetto del piacere e la bramosia anticipatoria della sua ricerca. Arrivati a questo punto, essa stessa può diventare oggetto di piacere e avere su di noi un effetto euforizzante e inebriante.

Ora possiamo chiederci: ”Quanto sono simili queste parti del nostro cervello a quelle delle altre specie animali? Quanto impatto ha ancora l’istinto all’interno delle nostre vite?”.

La risposta è molto. I nostri animali domestici rispondono ai nostri comandi, alle nostre esigenze educative o riportandoci la pallina proprio aspettandosi una ricompensa in cambio, che siano cibo o effusioni affettive, anche loro come noi sono desiderosi di ricevere gratificazione fisica e psicologica.

La ricerca del piacere umana non si limita più ai bisogni primari, è al servizio di più complicati bisogni sociali e intellettuali, oltre ad essere rivolta a tutte le attrazioni con cui abbiamo addobbato il mondo circostante: un’infinità di vetrine per l’acquisto di materiale sempre più aggiornato e sempre più prestante. Auto, smartphone, le ultime tendenze della moda e così via.

Il nostro richiamo al consumo incontrollato è completamente dominato dall’istinto e la sensazione di piacere che ne scaturisce viene erroneamente etichettata come felicità. Se il piacere istantaneo fosse sufficiente saremmo tutti felici, ma la realtà è che non lo siamo mai, siamo inaccontentabili proprio perché dipendenti da questa inesauribile ricerca che non si ferma davanti ad un nuovo orologio o al biglietto per il prossimo viaggio.

Il desiderio rimane inesaudito e insoddisfatto perché noi continuiamo a volere e di conseguenza a consumare, identificando felicità e gratificazione con gli oggetti più prossimi e afferrabili per poi cestinarli e posticipare la felicità al prossimo evento o acquisto. Assecondiamo una mente avida di stimoli e così lavoriamo tutta la vita per poter esercitare il nostro “potere” da consumatori e acquistare altra roba per poi rimpiazzarla.

L’intero sistema economico e la psicologia di marketing ci impongono le loro strategie e noi rispondiamo passivamente e impulsivamente senza fermarci a riflettere perché in fondo siamo molto insoddisfatti e frustrati dalla carenza di questa felicità sfuggente. Addirittura ci vengono venduti, dalle pubblicità, dei prodotti come status symbol di specifiche identità sociali a cui non vediamo l’ora di aderire e con cui non vediamo l’ora di etichettarci.

Il risultato però è sempre lo stesso, della felicità nemmeno l’ombra. Davvero crediamo di essere ciò che indossiamo, consumiamo, gli obiettivi che raggiungiamo? Sì, è possibile identificarsi con questo e generare un incolmabile vuoto interiore alienandosi sempre di più da se stessi, si tratta di una scelta.

Oppure possiamo scegliere di assumere coscienza di queste dinamiche interne in rapporto con l’ambiente, con la cultura in modo condizionante e di cambiarle compiendo azioni più consapevoli e ponderate, ritrovando il legame più intimo con noi stessi e alleggerendo anche il pianeta che ci sta facendo capire chiaramente che questo stile di vita sull’onda degli eccessi e della produzione massiva, non è più compatibile con la vita.

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