Gli anni funebri di Nick Cave, in attesa del suo ritorno

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Il musicista, lo scrittore e lo sceneggiatore austrialiano, Nick Cave, ha compiuto 64 anni lo scorso 22 settembre.

Il prossimo anno ritornerà (?) dal vivo con i Bad Seeds e la curiosità sorge spontanea: come suoneranno live le sue ultime composizioni e come si adatteranno alla sua “furia sonora”?

Nel frattempo Nick, non si cura delle domande, ma offre delle risposte; ha un sito, The Red Hand Files, dove risponde ai quesiti più disparati dei fan che vanno dalle curiosità prettamente musicali o consigli personali.

“You can ask me anything. There will be no moderator. This will be between you and me. Let’s see what happens”.

Si mette al servizio, lui, che probabilmente pur andando avanti nel cammino della sua esistenza, si chiederà come mai Arthur non ci sia più.

Nick Cave, in questo sentimento del tempo carico di dolore ha prodotto tre album: Skeleton Tree, Ghosteen e Carnage che “suonano come requiem”, ma allo stesso tempo come un monito al ritorno alla vita. Sì, anche per lui, “mister oltretomba” con la sua voce più profonda delle viscere della Terra, e tenebrosa.

In attesa di ritornare a coinvolgere i suoi fan in quei riti catartici che sono i suoi concerti. Nick è vivo, sta invecchiando, è sopravvissuto alle droghe, invece suo figlio Arthur, dopo una brutta esperienza lisergica, si è gettato dagli scogli, lì, a Brighton, dove da anni risiede con la sua famiglia.

E lui continuerà a fare quello che gli riesce meglio, per attenuare il suo dolore: scrivere e vivere. Che alla fine, poi, sono la stessa cosa.

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