Try, try, try: lo struggente e malinconico brano degli Smashing Pumpkins

“Paperback scrawl your hidden poems / written around the dried out flowers
here we are still trading places / to try to hold on “

Sono già una fan dell’irriverente Billy Corgan quando mi imbatto per la prima volta nell’ascolto di questa strofa di Try, Try, Try. Non saprei individuare con esattezza il momento, ma con certezza posso dire che fosse ben dopo l’uscita del brano per ragioni anagrafiche che – ahimè- mi condannano ad una specie di punizione divina per cui scopro artisti incredibili anni dopo la loro attività e i loro brani tempo dopo la loro pubblicazione.

All’epoca conosco già una buona parte della discografia degli Smashing Pumpkins: so dunque immediatamente riconoscere la timbrica vocale di Corgan, la sua voce intrisa di malinconia che logora il cuore con la stessa potenza con cui lo accarezza e so anche apprezzare – pur rimanendone sempre positivamente stupita- le scelte linguistiche con cui evoca certe immagini.
Mi imbatto nel videoclip del singolo soltanto più tardi.

“Can you envision a free world of clear division? For too long they held me under but I know / we’re getting over”.

Try, try, try è il terzo singolo del quinto album Machina/The Machines of God 
della alternative rock band statunitense, gli Smashing Pumpkins, pubblicato nel settembre 2000.

Struggente, malinconico ma estremamente dolce e commovente nell’invito a non mollare reiterato più volte nel brano da quella voce nasale, aliena che sa graffiare e cullare all’occorrenza, tratto distintivo del cantante e frontman della band di Chicago.

Il brano di Corgan & Co. trasmette un messaggio di speranza incitando a resistere, a provare a resistere anche se stanchi, anche se disillusi, sopraffatti, schiacciati dalle avversità, anche se soli, senza una casa, schiavi di asfissianti dipendenze.

Ad accompagnare il messaggio di speranza che pervade ogni strofa del testo di Corgan, il videoclip pubblicato nel 2000 che ha fatto non poco parlare di sé e i cui riferimenti per nulla velati all’alcol, alla violenza e alla dipendenza da droghe ne limitarono la messa in onda solo in tarda notte.

Il videoclip è in realtà un adattamento del cortometraggio Try dello svedese Jonas Åkerlund. Classe 1965, Åkerlund è un regista di film, cortometraggi e video musicali di fama mondiale che ha ottenuto vari riconoscimenti nel corso della propria carriera tra cui diversi MTV Award e che vanta, tra le numerose collaborazioni con artisti di fama internazionale, quella con Iggy Pop, Ozzy Osbourne, i Blink-182 e i Prodigy (Smack my bitch up, 1997).

Non occorre un estremo sforzo di memoria per recuperare il ricordo del videoclip dell’iconico pezzo dei Prodigy che oggi si piazza nella classifica dei video più significativi della storia. Il regista assume lì il punto di vista del protagonista seguendone una notte all’insegna di droga, sesso e alcol.

Ecco svelati i Leitmotive che attraggono come una calamita la videocamera di Jonas Åkerlund.

Dimenticate dunque camioncini di gelati, il viaggio sulla luna in Tonight, Tonight o il lungo piano sequenza alternante fast e slow motion di Ava Adore. Il video di “Try, Try, Try” segue nella stazione centrale di Stoccolma e cattura nella loro disarmante crudezza i momenti tipici di giornate tutte uguali che scandiscono l’esistenza di Linda e Max, due senza tetto schiavi della tossicodipendenza.

Nel cortometraggio originale di Åkerlund è Linda la voce narrante che lascia trapelare con un distaccato disincanto: “ It’s really funny how life works, things you try to hold on to, you try to remember, those are you end up losing, and everything you try to forget or throw away, those are the things that stay.”Linda e Max dormono su cartoni, racchiudono la loro vita in borsoni lisi e fuori moda, sopravvivono rubando sandwich al supermercato e sognando un futuro migliore in California. Un futuro in California per loro e per la nuova vita che Linda porta in grembo.

“Entrambi sappiamo che non sarà per sempre e solo così” sono le parole – tradotte – proferite da Linda nel cortometraggio di Åkerlund: “for too long, they held me under, but I hear it’s almost over” canta Corgan.
A Linda piace credere che un giorno lei e Max ripenseranno a tutto questo con un amaro sorriso e vivranno da qualche parte insieme. Ma per ora li osserviamo: pallore nel volto, occhi violacei, stanchi e disillusi.

“Life is a circle, you do these things to get money to get high to forget about what you did for they money to get high” sono le parole taglienti nel loro realismo che sentiamo Linda proferire. Crude e taglienti come la lama affilata di un coltello. Logoranti come l’ago di una siringa.

Alla palla di fuoco che domina il cielo all’inizio del cortometraggio si contrappongono i colori cupi e freddi che, con i loro latenti significati contribuiscono a delineare una atmosfera inquietante, perturbante, desolante che culmina nella scena che vede i due protagonisti a terra, nel bagno della stazione, arrendersi alla mostruosa e pericolosamente irresistibile tentazione della dose.

Fatale tentazione.

E la stessa Linda il cui sogno Californiano sta per essere definitivamente annientato dal viaggio senza ritorno di una overdose, confessa: “that’s how it is, the world is black and white and dope is a tornado.”
In quella che è forse proprio la parte più inquietante del video assistiamo ad una tipica scena familiare americana: sorrisi, giardini rigogliosi, rose, piscina e bambini sorridenti che, in un battito di ciglia, assume però le vesti di un angosciante incubo fatto di tranquillanti, tentati suicidi e sorrisi finti. 

Il cortometraggio di Åkerlund presenta un finale ancora più crudo, ancora più disperato che è stato sostituito dagli Smashing Pumpkins da una conclusione alternativa in linea con il messaggio di speranza evocato dal video: la corsa in ospedale termina quindi con il caldo abbraccio di Linda e Max. Caldo come una spiaggia della California. Caldo come la palla di fuoco che tramonta sull’oceano a Laguna Beach.

Try, try, try è lo struggente e malinconico brano di una band che ha reso la malinconia e la “tristezza infinita” cardini del proprio manifesto poetico. È un incitamento, irresistibile nella sua disperata tenerezza, a non mollare anche se prigionieri indifesi e incatenati nelle stanze plumbee della nostra esistenza.
Come Linda e Max. Come ognuno di noi, ogni giorno.

“And we are still aliveTry to hold onAnd we have survived 
Try to hold on”

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