Einstürzende Neubauten: lo specchio sonoro di una Berlino ferita

Gli anni passano, ma i teutonici padri dell’industrial restano indomiti ad incorniciare l’indeterminatezza di questi tempi bui. Esponenti di punta dell’avanguardia musicale berlinese, gli Einstürzende Neubauten, espressione approssimativamente  traducibile come “i nuovi edifici che crollano”,  si formano nella capitale tedesca nel lontano 1980, quando la tanto agognata riunificazione delle due Germanie appariva ancora come un lontano miraggio. Lo scenario circostante, sostanza centrale dell’inquietudine posta a matrice assoluta della loro produzione, è un ambiente urbano dilaniato dalla Storia della quale Berlino è vittima primaria. Ciò che i giovani  Einstürzende Neubauten si ritrovano attorno è, infatti, una spaccatura netta tra la progressiva capitalizzazione dell’Ovest e la stasi politica e mentale di un Est a perfetta immagine e somiglianza di quel soffocante blocco sovietico che preme violento da Oriente.

La Neue Deutsche Welle: non solo un’avanguardia punk

A questi imberbi misfits berlinesi radicati ad Ovest, quindi, si pone naturale la questione di come scardinare ogni tipo di ordine precostituito in chiave sonora. Non parliamo tuttavia di punk alla maniera classica, ma di qualcosa di ancor più radicato, complesso e distorto rispetto allo scenario insulare dei tardi anni ‘70. La soluzione che la line-up più longeva e surreale del panorama tedesco trova a questo crogiolo di contrasti sociali e umani è quello di creare, partendo in parte dalle parallele esperienze avanguardistiche europee come quelle messe in atto dai britannici Throbbing Gristle di Genesis P-Orridge e dai Cabaret Voltaire, un progetto artistico dissonante, cacofonico e disturbante che fosse il riflesso diretto a livello acustico del divenire frenetico di una Berlino straziata.

Insomma, quello che questi pionieri dell’avanguardia musicale germanica riuscirono magistralmente a creare è stato trasporre in ottica sonora la trasformazione incessante di un’urbanistica cittadina in perenne fermento e speculazione, in cui il grigiore algido degli edifici trascurati e di scarsa fattura, parallelamente ad un declino progressivo dell’industria, diventa la forma e la sostanza di una modalità totalmente non convenzionale di fare ed intendere il concetto di musica nel senso più ampio del termine. Ecco, quindi, le basi della Neue Deutsche Welle.

Molti modelli, un solo rumore chiamato Berlino

Gli Einstürzende Neubauten lasciano, quindi, convergere all’interno della loro impronta sfacciatamente dadaista e nichilista una pluralità di modelli, come il teatro del drammaturgo socialista Heiner Müller, la filosofia, la performance art ma, soprattutto, l’architettura che li incornicia stimolandone il riconoscibile quanto destrutturante estro creativo.

Ecco, allora, che si rivela il punto focale dell’essere gli  Einstürzende Neubauten: non espongono nessuna premessa estetica o manifesto, si propongono solo di attingere al rumore metallico del loro quotiano incerto per mettere al centro la realtà berlinese più nuda e cruda, caricandola di una potenza descrittiva tale da divenire essa stessa il motore propulsivo dell’ensemble partorito da Blixa Bargeld e soci. Berlino, quindi, ed in particolare la tensione emotiva così caratterizzante in quegli anni incerti, sono in tutto e per tutto la base di questo  modo violento e radicale di concepire il suono come elemento di disturbo, le fondamenta della rabbia volutamente audace, aspra e antiestetica di questa gioventù tossica all’alba degli anni ‘80.

L’architettura secondo gli  Einstürzende Neubauten

Il legame a filo doppio con l’anatomia urbana della Capitale è, quindi, un dato di fatto per la formazione di Schöneberg, tanto che tentare di scindere il termine Architektur dalla loro poetica risulta essere non solo un’impresa impossibile, ma soprattutto completamente inutile. Senza l’ancorarsi all’architettura cittadina gli  Einstürzende Neubauten non sarebbero, forse, mai neppure esistiti. È proprio dall’esigenza di eviscerare la precarietà delle strutture urbane che nasce il loro nome così inconsueto, straniante: torniamo quindi indietro al 21 maggio del 1980 per trovarne la ragione.

In quel  preciso giorno il tetto della Haus der Kulturen der Welt, freschissima di costruzione e a due passi dalla Porta di Brandeburgo, crollò rovinosamente, quasi a rivelare tutta la fatiscenza strutturale alla quale la cultura tedesca sembrava ormai  destinata. Stravolgere, quindi, sia l’etica quanto l’estetica ponendo al centro la distruzione di ogni canone, convenzionalità e modello diventa la spinta per la quale razziare padiglioni industriali in disuso e creare sonorità metalliche con strumenti di fortuna si realizza come  esaltazione della derisione morale di un’intera popolazione attraverso il rumore. Queste sono, appunto, le fondamenta di quelle Strategies Against Architecture di cui si faranno promotori e paladini nei loro quarant’anni di onoratissima carriera, dando non a caso questo titolo alla loro prima raccolta di materiale live e b-sides uscita per la Mute Records nel 1984. Imperdibile.

Berlino, una Babilonia contemporanea

Berlino è, quindi, una Babilonia in piena regola, disseminata di cantieri, betoniere e fiumi di cemento armato. È proprio in questo modo che viene definita dal magistrale documentario datato 2001 e diretto da Hubertus Siegert, Berlin Babylon, il cui obiettivo principale è proprio quello di indagare la moltitudine di progetti di ricostruzione della Capitale in seguito alla caduta del Muro. Chi altro avrebbe mai potuto curarne la colonna sonora se non i nostri cari Einstürzende Neubauten? Il tutto si apre con Die Befindlichkeit des Landes, che ci catapulta, senza complimenti e mezzi termini, nell’atmosfera contemporanea della città, quella delle modernissime costruzioni architettoniche che ne costellano anche gli angoli più remoti. Le sonorità metalliche e cadenzate di questo pezzo, assieme con la voce aspra di Blixa Bargeld a far da padrona, ci regalano una percezione visiva ed inquieta delle multifocali e dissonanti ambientazioni berlinesi. Ogni parola è carica di tutta l’indefinitezza e inderminatezza che modellano la nostra modernità irreale e distopica, in cui, spesso, si costruisce o si distrugge per annientare i fardelli scomodi del passato.

Questo è il caso del Palast der Republik, parlamento della Repubblica Democratica Tedesca, che i nostri  Einstürzende Neubauten cercarono di difendere a spada tratta dall’ormai certa demolizione nel 2004, organizzandovi un live di memorabile intensità. In questo caso, essendo stato ovviamente smantellato del tutto, e cancellando così un pilastro architettonico della Storia tedesca del Dopoguerra, quelle che vennero messe in atto dalla sfera direttiva non furono delle semplici Strategies Against Architecture, ma un vero e proprio piano politico per eliminare materialmente una fetta del percorso, seppur doloroso e complesso, di un’intera Nazione.

Quindi, in questo particolare periodo in cui l’immobilità spaziale e fisica regna sovrana, mettete su un disco degli Einstürzende Neubauten e intraprendete questo piccolo, disarmonico viaggio nell’anima berlinese più scomoda e ribelle.

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